di tanto in tanto il vento sollevava della sabbia. la ragazza portava una mano sugli occhiali da sole per proteggersi poi, quando il vento cessava, tornava distesa a leggere sul suo telo. la spiaggia di maggio era deserta. la ragazza aveva portato con sé il suo libro preferito, “vita e omissioni di bjorn, la scimmia benpensante”. amava rileggerlo in solitudine, davanti a quell’infinità piatta e salata. di tanto in tanto lasciava la lettura e guardava all’orizzonte, dove il cielo si faceva più scuro fino a fondersi col mare.
a un certo punto scorse qualcosa, lontano. strano, per una spiaggia di maggio. forse una barca.
dopo un po’ il puntino si fece più grande. qualcosa che nuota. molto strano, per una spiaggia di maggio.
infine il puntino si fece uomo, un uomo che nuotava, chissà da quanto. la ragazza abbandonò il libro e distesa accese una sigaretta in attesa.
acquattandosi sul bagnasciuga l’uomo emerse dall’acqua. era nudo, s’avvicinò e chiese se poteva sedere lì, accanto alla ragazza.
parlarono per un po’, distesi entrambi sul telo da mare. lui spiegò che arrivava dal sud dell’anodinia, dunque erano un mucchio di chilometri a nuoto, per giorni, lei disse che il mare di maggio era un segreto suo, un segreto di solitudine e vento.
dopo un po’ l’uomo disse: è il sovrapporsi su piani temporali diversi, il suo spuntare ad anni luce di distanza, inconsulto: è questo che non sopporto del dolore. la donna annuì. fecero l’amore per un paio d’ore.
quando ebbero finito, respirarono la salsedine seduti sul bagnasciuga, in silenzio. la donna, nuda, si alzò di scatto. l’uomo la guardò dal basso e sorrise. adesso tocca a me, giusto?, chiese lei.
s’allontanò a nuoto, poco alla volta, diventando un puntino lontano nel rosso del tramonto. l’uomo la osservò sparire all’orizzonte, poi andò via. la spiaggia di maggio tornò deserta e segreta.





