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93. gesù sulla luna

ho avuto momenti migliori, pensa gesù. ma anche peggiori, aggiunge a voce alta, sorride a nessuno. i suoi occhi si perdono piano, leggeri, nell’immenso buio della galassia che ha davanti. la terra è un’eco lontana di dolori che appartengono solo al vuoto. adesso gesù accosta i passi sulla superficie lunare, ma lentamente, si avvicina al pianoforte a coda con la superficie nera, lucida, che riflette la luce minuscola di qualche stella lontana. siede sullo sgabello, respira piano e comincia a suonare.

forse sto solo invecchiando.

il gatto bianco balza sul pianoforte. si avvicina alla tastiera, guarda gesù e dice: miao. miao, risponde gesù. ferma le sue mani sui tasti. cos’hai?, chiede il gatto. nulla, ho solo bisogno di starmene un po’ da solo. mi piace stare qui. è tutto più sfumato, spiega gesù. torna a guardare la terra. sospira. ti manca, laggiù?, chiede il gatto leccandosi una zampetta.

sai. a volte mi sento come qualcuno che sta per dire qualcosa, ha le parole pronte, ha davvero voglia di parlare, apre la bocca, e a quel punto si rende conto che non c’è nessuno che abbia davvero voglia di ascoltarlo.

be’, capita, dice il gatto. se ti va, puoi continuare a suonare.

sì, è proprio quello che farò. qui si usano solo i tasti più a destra. quelli con i suoni più alti.

perché?, chiede il gatto. gesù non risponde. ricomincia a suonare, come un carillon. la luna si muove piano attorno alla terra, nel buio della galassia senza tempo. il gatto si stende sul pianoforte e ascolta.

il Tempo di Natale

teorema:
il Tempo si somma a se stesso. si assomma.
per il resto non esiste.
quindi non esistono: Natale, Capodanno ecc.

dimostrazione:
considerando il tempo [T] un insieme di punti [t-0, t-1, t-2 ecc.] su una retta, tra il tempo attuale [t-a] e il tempo passato [t-(a-1)] esiste sempre un altro punto.
quindi: quand‘è Natale?
non possiamo dirlo…

[per cui: niente auguri]
[oppure: auguri, ma generici, a-temporali]

uno spin-off di Wimble.doc

Wimble.doc – il primo W. – è finito, ma si continua a scrivere. Alessandro Milanese si cimenta [nelle canoniche 3.000 battute] in uno dei temi: KIRSTEN DUNST – di cui egli è palesemente innamorato! Se anche tu sei innamorato di uno dei temi di Wimble.doc: scrivi [3.000 battute circa] e manda-celo [milanoromatrani (at) gmail.com].

KIRTSEN DUNST (di Alessandro Milanese)

Il ragazzo fa schioccare le dita, tutte, una ad una. Lo fa in automatico, senza pensarci. Fissa il pavimento, che ormai ha preso un colore tra il marrone e l’antracite, e parla, parla, continua a parlare.

Mi chiama dottore, spesso, quasi fosse un intercalare. Mi chiama dottore, nonostante tra noi ci sian solo 8 anni, 96 mesi, di differenza.

“Dottore, è colpa di Spider Man”.

Annoto, rialzo la testa, aspetto che continui.
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E finalmente viene alla luce il mandante. Si tratta di un giornaletto comunista stampato nella rossa e sanguinolenta Londra.

Ecco la prova provata:

sack!

[Dove "to sack" sta chiaramente per "colpire in volto", e , nero su nero (che abile trucco!)  è chiaramente leggibile "plaster souvenir"]

[Riceviamo e pubblichiamo una poesia di S. Bondi. Accompagnata da una mail: "Non posso aspettare la prossima uscita di Vanity. Prego gli amici di MRT di pubblicare questa mia quanto prima". Noi, rispettosi come sempre dell'Autorità e della Cultura, ci prestiamo con piacere. E c'inchiniamo, pure.]

A Te.

Grande anima come Gandhi
la mano di un folle
per Te, che volevi solo amore
la mia mano, di folle amore.
SB

lancio del peso

riflessioni di dicembre

anni 80
- da quando ho cambiato la mia firma, da “e.” a “e-”, mi sembra che tutti quelli che mi scrivono, si firmano anche loro solo con l’iniziale.
- dopo quindici anni s’è chiuso il cerchio. a Roma, in fiera, ho finalmente comprato Perché Pippo sembra uno sballato. il tizio che me l’ha venduto, m’ha spacciato la mia copia come “una delle ultime due al Mondo. l’abbiamo rinvenuta in magazzino. un giorno ti ci comprerai una casa”. deve aver pensato: guarda tu, che pollo!
- chissà perché, mi viene in mente di quando avevo un sedici anni e andavamo casa per casa a farci dare i soldi per i regali dei diciotto anni. cioè: facevamo da esattori, in sostanza. quando uno faceva la festa dei diciotto anni, un sacco di gente non metteva i soldi per il regalo collettivo. allora noi si andava dal festeggiato, che ci consegnava la lista degli invitati. e noi sapevamo bene chi era tosto e chi no. andavamo a casa di quelli tosti, e citofonavamo [non c'era internet, non c'era facebook, non c'era il cellulare: bei tempi!]: Tizio, come stai? scendi un attimo. Lui [anche qualche lei era bella tosta] scendeva e quando ci vedeva con la lista in mano: capiva. sorrideva, saliva su a prendere le 10.000, o 15.000 lire e ce le dava. sapeva che non l’avremmo lasciato più in pace. Continua a leggere

La finale di Wimble.doc, il torneo letterario più cool della rete si avvia alla sua conclusione. Per la squadra di MilanoRomaTrani durante laterza e ultima sfida è sceso in campo Gianluca Pezzella con il suo racconto Valore Wallist, dall’altra parte della rete Stefano Peloso di Colla. Il tema questa volta è la foto di Silvia Giambra che trovate prima del racconto.

Come da regolamento ogni sfida avrà un giudice d’eccezione, in questo caso trattasi di Gianluca Morozzi.

Buona lettura:

Mi chiamo Conrad. Anzi Hans. Mi chiamo Hans Conrad Schumann. E mi chiamo Olga. Jorg. Lothar. Ida. Siegfried. Burkhard. Io – sono una lista di nomi morti in cui il numero progressivo cresce al verificarsi di un determinato evento. Perché l’evento si verifichi, deve esistere un sistema che lo possa discriminare.

Io sono 259. Il valore ultimo nella lista wallist.

Il jackpot gira sopra la slot; è la star del casinò. Gli occhi dei giocatori lo puntano come fanno i fedeli con le Madonne; credo sia per quel miracoloso talento che ha, di aprire spiragli su vie di fuga alternative ad un sistema chiuso. La cosa che più si avvicina alla mia idea di fede.

A Las Vegas, un jackpot accumula valore per ogni moneta in una fessura. In chiesa, il numero di lumini accesi aumenta per ogni soldo in un foro. A Berlino, tra il 61 e l’89, un totalizzatore conta +uno per ogni buco di proiettile dentro ad un uomo. Uno sparo costa circa un dollaro. Bizzarro; si giocano gare diverse puntando somme simili. Solo che a Berlino, le puntate, colpiscono al centro del cuore. Lo arrestano, 258 volte.

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La finale di Wimble.doc, il torneo letterario più cool della rete continua a sorprendere. Per la squadra di MilanoRomaTrani durante la seconda sfida è sceso in campo Matteo Pascoletti con il suo racconto Produrre minuti, dall’altra parte della rete Mattia Filippini di Colla. Questa volta il tema della sfida è “massimizzazione dell’utilità”.

Come da regolamento ogni sfida avrà un giudice d’eccezione, in questo caso trattasi di Giorgio Vasta.

Buona lettura:

Conoscete Jeremy Bentham? Tranquilli, è una domanda retorica.
In parole povere, Jeremy Bentham è uno che nel XVIII secolo ha tirato fuori una formula matematica su come rendere felice il maggior numero di persone. Si chiama Massimizzazione dell’utilità. Tu produci un bene: se questo soddisfa un bisogno, allora è tutto ok. Se tutto è ok, tu sei felice, e se siamo tutti ok, siamo tutti felici come i Puffi con Gargamella morto e Birba preso dall’accalappiagatti. Lo so perché ho dato la tesi di laurea su di lui. Su Bentham, non su Gargamella.
In un certo senso, mi piace pensare di lavorare lungo la scia dei suoi calcoli, ma fuori da una nicchia umida e buia in cui la matematica del caos rosicchia punti alla logica.
Per capirci: studiare Bentham non mi ha aiutato a trovare il lavoro che sognavo.
Per capirci: io produco minuti.

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La finale di Wimble.doc, il torneo letterario più cool della rete è ormai in corso. Per la squadra di MilanoRomaTrani durante la prima sfida è scesa in campo Laura De Matteis con il suo racconto Restless Flora, dall’altra parte della rete Giuseppe Rizza di Colla. Il tema questa volta è “l’attesa”.

Come da regolamento ogni sfida avrà un giudice d’eccezione, in questo caso trattasi di Max Collini.

Buona lettura:

Sento qualcuno avvicinarsi. Le foglie secche scricchiolano dietro i cespugli che nascondono il sentiero e che nascondono me al sentiero dove qualcuno, forse, sta passando.

Avevo quasi dimenticato di essere morta. Per fortuna sono morta supina, così ho potuto continuare a guardare i rami sopra di me e il volo degli uccelli. Man mano che le foglie si sono diradate ho potuto vedere, talvolta, anche la luna. Sono trascorsi molti giorni – buio-luce-buio – e non ho mai avuto freddo né fame: non ho avuto bisogno di chiedere aiuto. Neppure quando una cornacchia si è posata sulla mia faccia e ha cominciato a mangiucchiarmi l’occhio destro, cavando nutrienti umori da quella piccola sfera bianca e verde di cui un tempo ero tanto orgogliosa, ho sentito la necessità di andarmene da qui: mi restava il sinistro per osservare i rami, gli uccelli e il cadere delle foglie. Ma ora che qualcuno, forse, si avvicina lungo il sentiero che so essere lì ma che non vedo, ora ricordo di essere morta e di non avere voce per gridare – Trovami!

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