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[questo è un commento scritto da Lecoincidenzenonesistono, uno dei miei fratelli. rileggendolo, oggi, ho capito come e perché si diventa fratelli. ciao Ste'!]

non avete idea di quanto sia grave il peso di una coscienza troppo grande da sembrare sempre inesorabilmente vuota…

beata ingenuità.

quanto vorrei essere come voi…
garruli pargoletti senza meta ne prospettiva, troppo piccoli per riuscire a vedere l’orizzonte…
ma solo felici di correre, correre. magari inciampare, si, ma ricominciare a correre.
per sfogare l’adrenalina e ridere senza motivo.

per non andare da nessuna parte.

devo dire tante cose a tante persone.
per la maggior parte ho ormai perso l’attimo.
per gli altri prima o poi troverò il coraggio.

forse.

nel frattempo ho freddo, tanto freddo…

visionari

visionario

È senza dubbio il nostro tempo… preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere.

[centocinquanta anni fa...]

Mentre i piccoli chierici, dopo la funzione, sbaraccano l’altare, il Menecacci realizza il benedetto servizio fotografico. Confessionali, banchi, sedie, candelieri: tutto è visualizzato e messo a fuoco, per il piacere della nitidezza: Continua a leggere

che poi siamo noi – la Civiltà degli autoscatti.
i flussi informativi sono diventati oggetti del consumo. la censura non è più necessaria: il Pensiero è coperto, celato da tutti gli autoscatti dei consumatori.
siamo in macchina? sorridi ché ci facciamo una foto.
siamo a una “festa”? sorridi ché…
siamo in Erasmus? sorridi…
fra sette milioni di blog, dieci milioni di profili facebook, tutto scompare, avvolto dal nulla cosmico di milioni di volti ammiccanti.
il Paese è un collage di bocche, occhi, petti e pettorali.
e nel frattempo vi hanno venduto qualche decina di milioni di fotocamere e videofonini. e non avete fatto una foto che valga la pena di essere ricordata in sé. ogni vostra foto ha lo stesso valore di ogni altra foto.
la tua faccia e il tuo culo sono uguali a ogni altra faccia e a ogni altro culo.

[chi ci segue lo sa: qui a Milanoromatrani disprezziamo l'Attualità. non partecipiamo alle mode del momento, non ci tingiamo di arancione, o verde, o chissà che colore, a seconda di quello che la televisione ci dice di fare. ci rifugiamo su questo piccolo scoglio dove ci raccontiamo storie e favole e miti, stando attenti alle onde dei media. però ci sono due cose interessanti da leggere, in giro. eccole qui:]

[un'analisi perfetta di globali, sul suo blog:]
(…) Se ci fate caso, negli ultimi giorni il ritornello dei berluscones – in primis del nostro mitico direttore del tg1 (di cui mi occupai in tempi non sospetti, qui, qui e qui)- è quello di dire più o meno così: “queste vicende sono ‘gossip’, fatti privati di Berlusconi. Se io non ne parlo nel mio tg, sui miei giornali, nelle mie trasmissioni non è per autocensura ma è perchè non mi faccio dettare la scaletta delle notizie da Repubblica”. Minzolini lo ha detto chiaramente nel suo video editoriale di ieri sera: “sarebbe stato davvero incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco“. Le stesse cose le hanno dette esponenti PDL come Lupi, giornalisti de Il Giornale, e altri personaggi del giro.
Fateci caso, questo concetto lo stanno ripetendo in tanti, dalle parti di Palazzo Grazioli.
E’ molto interessante che questo avvenga, perché dimostra qual è la forza e, al contempo, il tallone di achille del sistema propagandistico berlusconiano. (leggi tutto…)

[un pezzo si Scarpa sul Primo amore, che finisce così:]
Quello che è venuto fuori in queste settimane è molto più semplice. Molto più umano. Le feste di Capodanno in Sardegna, i dopocena a palazzo Grazioli, le vacanze circondato da belle ragazze, il gelato gratis per gli ospiti, le donne fresche, sorridenti, dappertutto, la caricatura scadente della canzone napoletana, le barzellette in ogni occasione…
Lo spettacolo televisivo che ci ha proposto Berlusconi, da trent’anni a questa parte, il sogno in cui ci ha risucchiati, non era una strategia di marketing. Era quello che piace veramente a lui. Era il suo sogno. Quello che, appena può, lui allestisce scenicamente per sé stesso, dal vivo, intorno a sé, a casa sua, a palazzo, nelle sue ville, facendolo recitare in carne e ossa dalle sue giovani invitate, i suoi suonatori di chitarra, gli ascoltatori delle sue barzellette.
La tivù con cui ha conquistato l’Italia è esattamente la realtà che allestisce per sé. Nessuna discrepanza fra lo spettacolo riservato al principe e quello offerto ai sudditi. A ridosso della scena, dentro casa, con la tivù che ci recita in bocca, imbevuti dalla sua luce, siamo stati risucchiati dentro il sogno del padrone.

Follelfo, il vostro blog letterario preferito, approfitta di questo spazio per segnalare una nuova rivista web di reportage fotografici, on line da giovedì 25 giugno con il fantastico numero zero: Milano città aperta

sottotitolo: maledetto il giorno che t’ho incontrato.

sottosottotitolo: non potevamo nascere tutti ricchioni o santi?

[ché l'amore rende matti, fa accedere al Bene. e al Male...]

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l`uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l`albero della vita in mezzo al giardino e l`albero della conoscenza del bene e del male. (Genesi, 2, 8-10)

Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell`albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l`albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch`egli ne mangiò.
Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l`uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.
Ma il Signore Dio chiamò l`uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.
Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell`albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.
Rispose l`uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell`albero e io ne ho mangiato”. (Genesi, 3, 2-12)

Tasti

Il blocco della pagina bianca è l’ennesima presa per il culo. La retorica da moleskine con copertina rigida, blu notte, non mi appartiene. A me manca solo un tasto – ma no, io non ho strumenti. Non ho alcuno strumento.

[ecco perché me ne andrò tra due parentesi su sfondo bianco. un disturbo ossessivo-compulsivo non preannuncia e non semina nulla di buono: può chi opera per differenza – come nei solchi tra una canzone e l’altra su un vecchio lp – può quest’uomo contribuire a] cosa? [in modo edificante? cosa significa edificante? cosa dovrei costruire? non sono un musicista, e anche se lo fossi non suonerei live – perciò dico: dove finisce il mio lavoro? non già il modo in cui chi legge mi percepisce, o recepisce] cosa? [ma anche il più piccolo granulo di polvere che ho costruito: chi mi dirà dove sono finito? e soprattutto, dove finirò? soprattutto: come costruirò ciò che ho in mente? con quali strumenti?]

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post a nessuno

be’ sai che cazzo c’è? c’è che anch’io ho diritto al mio post da blog – una volta nella vita – quello dove butti giù pensieri alla cazzo di cane, così come vengono.

pensieri:
- mi succede una cosa strana. una volta una fanciulla mi parlò del suo amore: lui studiava non so che cazzo di misteriosa trascendenza islamica al Cairo. io non capivo, e non capivo. e le dissi spiegami: e lei disse: lui chiede e le cose accadono. cosa chiede? chiede…
be’, dopo un bel po’ d’anni ho capito.
ora chiedo e le cose accadono.
ma è strano, non so spiegare. non chiedo sempre e non chiedo le cose che uno si aspetterebbe. alcune cose non le ho chieste, non le chiedo.
[poi lui lasciò lei. non so se e a chi lo chiese]

- poi: scrivere [scrivere sul serio] è strano. quando scrivi una “storia”, intendo. succede che la storia si compone da sola. si scrive, appunto, come se avesse una volontà propria. e le cose che hai scritto già, hanno all’improvviso un senso. le rileggi e dici: cazzo, ma era così, sì, era già scritto. poi, chiaro che uno si sente un tramite. tra cosa non so, ma tramite.

- ora, cari i miei ragazzacci, la cosa più importante: tutto torna, il Bene e il Male. non c’è un cazzo da fare. riceveremo tutto il dolore che abbiamo provocato. e questo prescinde dalla stessa volontà di procurare dolore. il dolore si provoca anche solo esistendo. il Male è anche assenza. la somma del Bene e del Male tende a zero (il limite all’infinito tende a – dove per infinito si intende anche l’infinitamente piccolo). fatevi i vostri conti.

e ora voglio vincere uno di quei cazzo di premi “post migliore dell’anno”, per pulirmici il…

Milano

mapple

«Ti è arrivata la copia di Tutta colpa del Sessantotto

«Macché non ho ricevuto niente, ma a che server ti stai appoggiando per ora, quello ai Navigli?»

«No, a quello di Sage, un’amica che sta vicino gli ex alloggi dell’università, non la conosci»

«Ah ok.»

«No davvero non la conosci, non sa neanche tenere una matita in mano, si occupa d’altro… dai come procedono le tele per la mostra nella cantina di Mainini?»

«Ma sai che a me ’sta cosa della mostra non mi pare una grande idea? Si perde tutto il progetto, la bellezza della carta, i colori, il semplice girare pagina… non so se fa per me.»

«Bello è finita l’era della graphic novel, cavolo è finita l’era di tutto

«A parte la TV.»

«Che noi non abbiamo… allora che faccio confermo per sabato?»

«Ma così non potrò raccontare niente, nessuna regia, zero stupore, tutte queste tavole sprecate…»

«Che pesantezza, sei peggio di una cena con Henry McCoy.»

«Ah-ah mucho simpatico.»

«Allora che faccio confermo?»

«… si.»

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