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86. il contagio

di tanto in tanto il vento sollevava della sabbia. la ragazza portava una mano sugli occhiali da sole per proteggersi poi, quando il vento cessava, tornava distesa a leggere sul suo telo. la spiaggia di maggio era deserta. la ragazza aveva portato con sé il suo libro preferito, “vita e omissioni di bjorn, la scimmia benpensante”. amava rileggerlo in solitudine, davanti a quell’infinità piatta e salata. di tanto in tanto lasciava la lettura e guardava all’orizzonte, dove il cielo si faceva più scuro fino a fondersi col mare.

a un certo punto scorse qualcosa, lontano. strano, per una spiaggia di maggio. forse una barca.

dopo un po’ il puntino si fece più grande. qualcosa che nuota. molto strano, per una spiaggia di maggio.

infine il puntino si fece uomo, un uomo che nuotava, chissà da quanto. la ragazza abbandonò il libro e distesa accese una sigaretta in attesa.

acquattandosi sul bagnasciuga l’uomo emerse dall’acqua. era nudo, s’avvicinò e chiese se poteva sedere lì, accanto alla ragazza.

parlarono per un po’, distesi entrambi sul telo da mare. lui spiegò che arrivava dal sud dell’anodinia, dunque erano un mucchio di chilometri a nuoto, per giorni, lei disse che il mare di maggio era un segreto suo, un segreto di solitudine e vento.

dopo un po’ l’uomo disse: è il sovrapporsi su piani temporali diversi, il suo spuntare ad anni luce di distanza, inconsulto: è questo che non sopporto del dolore. la donna annuì. fecero l’amore per un paio d’ore.

quando ebbero finito, respirarono la salsedine seduti sul bagnasciuga, in silenzio. la donna, nuda, si alzò di scatto. l’uomo la guardò dal basso e sorrise. adesso tocca a me, giusto?, chiese lei.

s’allontanò a nuoto, poco alla volta, diventando un puntino lontano nel rosso del tramonto. l’uomo la osservò sparire all’orizzonte, poi andò via. la spiaggia di maggio tornò deserta e segreta.

ma dico io: si può scrivere con tanta leggerezza, in una pseudo-rivista che parla di letteratura? [sottotitolo: non sarebbe meglio parlare di tivì, a 'sto punto?]

Malgrado il consenso, il romanzo [Ndr: Il giovane Holden], pur nella sua perfezione stilistica, a livello di contenuti è quanto di più banale e riciclato la letteratura abbia mai riversato su pagina.
Salinger non ha fatto nient’altro che riassemblare, ingentilendole, problematiche che esistono da sempre.

e ancora:

Salinger non è altro che un Brizzi con dignità narrativa, un Baricco con dignità

.

“problematiche che esistono da sempre”?
in primis: uno scrittore, uno scrittore vero, non s’inventa i problemi, le problematiche. non si abbassa a ricevere ordini dall’attualità. no: partecipa a un canto corale sulle umane bassezze e virtù, che viene messo in scena dalla notte dei tempi. il problema, di fondo, è che moriremo e sappiamo di dover morire, e dobbiamo metterci qualcosa tra il momento in cui nasciamo e quello in cui – fottutamente – crepiamo. è questa ricerca, questa paura, questo dubbio: sono la chiave.
e qui, viene il secundis:
JD Salinger [che non ha scritto solo The Catcher in the Rye, ma anche le Nine Stories e Franny and Zooey, e se uno non se li è letti, se non sa nulla dei pesci-banana, che parla a fare?] negli anni cinquanta ci racconta il dramma della nostra modernità. Hamsun, con Fame, nel 1890, lo accenna quel dramma, ma non è ancora il nostro dramma, c’è ancora un fine, una fine. Holden Caulfield è inutile, dall’inizio alla fine. non sa. noi, oggi, ora, come negli anni cinquanta negli States, non sappiamo, non crediamo, non siamo. Molto di quanto è stato scritto, disegnato, filmato ecc., negli ultimi sessant’anni, ha un debito forte nei suoi confronti. invertire i termini della questione e dire che è una roba trita e ritrita è assurdo. se tutti mi copiano, non posso essere io il copione.
e fine.

Follelfo, con la proverbiale flemmatica cautela e atavica calma che lo contraddistingue, ha in serbo nuove strabilianti sorprese per gli affezionati lettori; è innanzitutto doveroso dire che la capillare e mirata distribuzione dell’ormai famoso #0 ha avuto inizio tra porti di mare, università, librerie e locali di Milano. Qui potete trovate i luoghi in cui le freschissime copie sono già disponibili, ma sappiate che nulla resterà escluso dalla nostra infallibile ragnatela distributiva.

Follefo, però, non vuole limitarsi ad una minuta distribuzione silenziosa. Tiene occhi e orecchie ben vigili per infiltrarsi in ogni spazio mosso da nobili ideali. Sarà infatti presente ed attivo sabato sei al MI AMI ANCORA, festival della musica bella e delle carezze mostruose, per presentare la rivista. E non sarà solo. Follelfo, Inutile, Eleanore Rigby, Colla e El Aleph avranno un piccolo banchetto in cui sarà possibile reperire scintillanti carte cartacce opuscoli e pamphlet, conoscere e parlare con alcune delle giovini menti che animano i progetti letterari più belli di sempre, comprare riviste, gadget, magliette e attendere insieme che vengano a portare le brioches. Sembra persino che qualcuno abbia in mente di rispolverare il glorioso nome del B.I.R.R.A. Tutto questo dalle cinque di pomeriggio alle nove del mattino dopo.

Follelfo, infine, per evitare che qualcuno di voi appassionati lettori, cada in preda alla disperazione o scompensi psicofisici di vario genere, sta già preparando il prossimo numero, che dovrebbe uscire verso la fine di questa era glaciale. A tal proposito ricerca giovani ardimentosi che vogliano inviarci materiale artistico di vario genere: disegni quadri foto sculture fumetti busti caricature schizzi abbozzi e, insomma, materiale iconografico di vario tipo, che andrà a decorare il prossimo numero cartaceo del vostro progetto letterario preferito. La nostra mail è sempre la stessa. Questa.

rivistafollelfo@hotmail.it

Il colonnello che fu – metamorfizzato in massa molle, informe e gelatinosa, più o meno liquefatta, come un plasma di marmellata nera – ingloba la sedia e striscia verso gli occupanti della sala, sui pavimenti acri di varechina, ondeggiando sinuoso in un flaccido flamenco. Ampio e avvolgente come nel tai chi, lentissima danza ipnotica cinese, avanza fluido, spinto dalla fame atavica dei molluschi ancestrali, drizzando le antenne, scuotendo i suoi visceri spiralici, privi di simmetria bilaterale.
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sì, lo so: ho un umorismo tutto mio. le cose per cui rido: sono opinabili.
a me fanno ridere – e qui non sono il solo – i traduttori automatici, o meglio ciò che ne vien fuori.
se metti “doxa” e “significato” su google, vien fuori una traduzione automatica dall’inglese di worldlingo. questa [1-grassetto mio; 2-vorrei tanto averlo scritto io...]:

Doxa è la a Greco terreno comunale di significato di parola credenza o popolare opinione, da che sono derivati i termini moderni orthodoxy e heterodoxy. Usato dal Greco rhetoricians come attrezzo per la formazione della discussione usando le opinioni comuni, doxa è stato maneggiato spesso vicino sophists a persauda la gente, conducendo a Platone’condanna di s di Democrazia Athenian.

D’ora in poi, Platone ha opposto conoscenza a doxa, di che condurrebbe all’opposizione classica errore a verità, che ha da allora trasformato in in una preoccupazione importante dentro Filosofia occidentale. Quindi, l’errore è considerato dentro Occident come puro negativity, che può prendere le varie forme, fra di quale la forma illusione (che non può essere dissipato, As Kant indicato). Come tali, doxa possa ironicamente sia definito come “filosofo’s sin”. Nella retorica classica, è contrapposto con episteme. Tuttavia, Aristotle ha usato il termine endoxa (credenza comunemente tenuta accettata da dai rhetors saggi e più vecchi) riconoscere la credenza della città. Endoxa è una credenza più stabile che doxa, perché “è stato esaminato„ nelle lotte argumentative in Polis dai interlocutors anteriori. L’uso di endoxa nello Stagirite Organon può essere trovato in Aristotle Soggetti e Retorica.

[...a suicidarsi politicamente ogni tre mesi]
eh eh

l’epub del meglio di Wimble.doc è pronto!
cos’è un epub?
è un file ugualmente leggibile su qualsivoglia piattaforma: dai cellulari, agli ebook reader, ai monitor dei computer (grandi e piccini).
al contrario del formato pdf, infatti, si adatta a ogni tipo di schermo – e questo farà piacere, in particolare, ai più figaccioni di voi, quelli che hanno già un e-reader, o possessori di un telefonino very cool.

ci tenevamo parecchio, a essere al passo coi tempi [tempacci, per altro...]. ora ci siamo. yhea

il file è qui, su Wimble.doc.
è essenziale e minuscolo (50kb).
scaricatene e abusatene!

[in questa pagina, inoltre, è disponibile ogni altro formato - o quasi. avevamo approntato anche un .tiff, per faxare il meglio di W. ovunque, ma alla fine non l'abbiamo caricato]

niente [mai cominciare con "niente", eh!]: è che stavo pensando una cosa e ho pensato anche che dovevo scriverla.
ecco: tempo fa – non so se sia ancora così – su youtube andavano forte i filmati dei ciccioni che ballavano da soli nella loro stanzetta. non solo ciccioni, un po’ tutti. uno pompava la jungle in cameretta e si metteva a ballare. si filmava e via: 1 milione di accessi su youtube.
ché poi, io, ’ste cose le so per induzione [=non ricordo dove lo viste lette sentite] perché c’ho ’sto portatile del 1999, bello da impazzire, e son fermo a W98, per cui i video di youtube per me sono una chimera. un’idea.
insomma:così, all’improvviso mi son chiesto: ma i video più visti di youtube son ancora i ciccioni che ballano la jungle da soli, nella loro stanzetta? Continua a leggere

Ed eccoci: il pdf con i migliori racconti di Wimble.doc è finalmente venuto alla luce. Lo puoi leggere e sfogliare qui.

Abbiamo anche preparato un e-pub, senza immagini [che cos'è un e-pub? in pochissime parole: è il formato standard per gli e-reader, o per i programmi che simulano gli e-reader. Permette di modificare il testo a proprio piacimento e si adatta a schermi di tutte le dimensioni].

Tutto sarà sisponibile, al più presto, nella colonna destra di mrt.

Segnaliamo anche questa iniziativa: Effequ Wants You! Il bando recita: “Metteremo insieme storie del nostro Paese, storie sognanti o cupe, salvifiche e realiste. Cerchiamo scritture che compiano il proprio dovere civile andando anche al di là del reportage puro e semplice, e che siano capaci – partendo dalla semplice registrazione di quanto in basso sia arrivato in Italia il livello di tolleranza civile – di un ritorno all’invenzione e alla beffa, al dramma e alla commedia.
Inviateci il vostro racconto, da oggi ed entro il 24 aprile 2010
[...]“.

Tutte le informazioni: qui.

Stefano Edda Rampoldi – “Milano” da ”Semper biot”

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