[ci sono periferie e periferie. alcune orribili altre meravigliose. una di queste - di quelle meravigliose - è Venezia. e noi, qui a MRT, non potevamo lasciarci sfuggire una corrispondenza - così bella - da Venezia]
Lontano
Il Paese fermo perché fermi sono i camion, ogni tanto qualcuno pensa che abbiamo fatto una mezza cazzata a spinger sulla gomma, dovevamo restare su rotaie.
Intanto qui a Venezia l’unico problema è stato l’ometto della revisione che mi ha detto, “C’è un po’ di casino col discorso dei camion, gli estintori a polvere mi arriveranno fine settimana, massimo settimana prossima”.
Questi due giorni a Venezia come neanche averceli, i camion li vediamo di lontano. Arrivano a Piazzale Roma, smontano le scatole, i pacchi, quel che devono smontare: e poi ripartono. Le casse vengono buttate sui topi (buttate, sì: certi muscoli hanno quelli) e via, tra i canali.
Prova tu a fare uno sciopero dei topi, e allora vedi come ti ascoltano, a Venezia.
(Ché poi millanto: fosse durato ancora un po’, vedevi come ce ne accorgevamo).
DHL che comunica che per i camion che bloccano le autostrade non può garantire i tempi di consegna, e noi qua a sentire queste cose di lontano. È un po’ la nostra dimensione, qui: altro che periferia, è un mondo strambo, a parte, diverso e distante.
Ti fermi sulla riva d’un canale, magari fumi una sigaretta, o fai una telefonata. E pensi che son pochi chilometri, poco tempo: dall’ufficio alla stazione un quarto d’ora – ho le gambe lunghe; dall’ufficio a Rialto meno di cinque minuti. T’illudi di essere al centro del mondo. E invece sei imbucato lì, in angolo, a destra, sulla cartina. Intorno un po’ d’acqua stagnante (come tener chiusa una lavatrice con due camicie dentro, e lasciar lì tutto per un paio di mesi: hai voglia a dire che puzza). Non è neanche mare, il mare è più in fondo, ché ne abbiamo un po’ paura – forse anche i tassisti – e un po’ più in là la terra, l’Italia, l’Europa. Il mondo.
Noi, di qua, a far finta che sia il mondo, ridotto a un’isola.


che poi una cosa me la chiedo: ma se non si fossero messi tutti in fila per due giorni, a far benzina (traduzione: a cercare di fottersi l’un l’altro), la benzina sarebbe davvero finita (in due giorni)?
e.
Che bella corrispondenza! Ché Venezia è provincia tra le province.
A proposito, caro Scandolin, richiesta personale: dovendoci andare a Capodanno, non è che potresti approfondire questa storia dei topi? E magari aggiungere qualche dritta sull’ultimo dell’anno in mezzo ai canali?
Obbligato,
s
Fermo là, caro lecoincidenzenonesistono! I «topi» sono le barche commerciali, quelle che portano le casse di vivande ai bar, gli scatoloni di cancelleria ai negozi, la posta… I topi sono belli grandi, altrimenti ci sono le topette (non vorrei sbagliarmi). Anche Paolini, nel suo «Milione», ne parla.
Quindi uno sciopero dei topi avrebbe davvero paralizzato Venezia.
Per quel che riguarda capodanno, non te lo so dire: non l’ho mai fatto, qui in città, visto che io abito a Mestre (qualche chilometro più in là, ancora sulla terraferma). Degli amici anni fa l’han fatto, e sono sopravvissuti; io la scorsa settimana passando per Piazza San Marco ho visto che stavano montando un qualche palco.

Se non sei mai stato a Venezia, dai un’occhiata certamente ai luoghi “sacri” (San Marco, Rialto, Accademia, via andare), ma perditi tra le calli normali, o dalla parte di Strada Nova, Fondamenta Nove, o verso Via Garibaldi. Quella è una Venezia diversa, e davvero viva.
MS
Preziosissimo!
Dai un ‘occhiata *soprattutto* a via Garibaldi. E a tutto Castello (la coda del “pesce”)… dio benedica Castello!
un amico, mestricolo, di Matteo
ale
[...] se voleva leggere di Venezia, di Milano, o di Roma. o di [...]
grande ale…
ma hai visto mai che non ci si incontri tutti?