
Ricordate le 12 fatiche di Asterix? La peggiore era senza dubbio “La casa che rende folli”
ROMA. A Roma c’è un ufficio dove gli ispettori del Lavoro dovrebbero fare al più presto un controllo: è l’ufficio degli ispettori del Lavoro. Coloro che per mestiere verificano il rispetto delle norme nei cantieri, nelle società private o nelle amministrazioni pubbliche, tutti i giorni vanno a lavorare in una sede dove le regole vengono violate sistematicamente.
La palazzina si trova in vicolo D’aste, al Portonaccio, un quartiere di Roma famoso per i resti archeologici. E a questa particolarità sembrano liberamente ispirati i sistemi di sicurezza e le dotazioni in uso agli ispettori del Lavoro. In questo palazzo le uscite di sicurezza sono inagibili, per ripararle bisognerebbe chiamare una ditta ma non ci sono i soldi. Manca il certificato di prevenzione incendi, per ottenerlo ci vorrebbe un progetto di ristrutturazione della sede redatto da un professionista, ma non ci sono i soldi. L’impianto di riscaldamento non funziona, perché la caldaia si è rotta, andrebbe aggiustata ma non ci sono i soldi. In questi giorni la temperatura nei locali è di 10 gradi, per scaldarsi i dipendenti si sono attrezzati con le stufette elettriche, ma ormai ce ne sono troppe, spesso salta la corrente e si resta tutti al buio. Eh, non ci sono i soldi!
A segnalarlo sono stati i lavoratori del ministero, che hanno presentato una formale denuncia alla Procura della Repubblica. I dipendenti in servizio alla Direzione provinciale del Lavoro sono in stato di agitazione. Protestano in particolare contro un piano di riorganizzazione che prevede diversi spostamenti di uomini da un ufficio all’altro. Secondo Cgil, Cisl e Uil questo piano peggiorerebbe l’efficienza del servizio ispettivo anziché migliorarla: «si avrebbe una diminuzione di circa 500 controlli l’anno», protestano le sindacaliste Annalisa Forte (Cisl) e Fiorella Puglia (Cgil).
Da tempo i servizi ispettivi del Lavoro soffrono di forti carenze di organico. Nell’ultimo anno e mezzo, in verità, sono stati assunti 1.389 ispettori, i quali così sono aumentati del 58% rispetto all’inizio del 2006. Ma le assunzioni sono servite a colmare i vuoti che si erano creati negli anni precedenti, e una parte dei nuovi assunti sono stati dirottati negli uffici del dicastero che non hanno nulla a che vedere con l’attività ispettiva: tutto il ministero del Lavoro soffre di una grave penuria di funzionari. Secondo i sindacati, nei dipartimenti ministeriali ci sono ben 150 persone che, pur avendo in tasca il tesserino da ispettore, sono assegnate alle funzioni amministrative. Riportarli tutti nel settore ispezioni della direzione provinciale romana consentirebbe di raddoppiare il numero dei controlli nella capitale.
Racconta un ispettore: «Noi qui lavoriamo in condizioni assurde. Quando abbiamo finito la carta ci siamo autotassati per acquistare qualche risma. Nelle stampanti non ci sono più le cartucce del toner. Io sono costretto a fare così: mi salvo i documenti su una pennetta usb, vado in copisteria e stampo lì a mie spese. Eppure con il mio lavoro porto allo Stato ogni anno fra i 300 e i 400 mila euro di multe pagate. Spesso la gente ci chiama, ci chiede una mano e noi non siamo in grado di aiutarli. Poi sui giornali leggiamo che ogni giorno ci sono quattro morti sul lavoro».
E i giornali – infatti – stanno ancora lì ad autoincensarsi perchè hanno scoperto che in un giorno possono morire ben 5 persone che stavano portando il pane a casa. E queste sono quelle che hanno scoperto loro – i giornalisti – che sono sempre gli ultimi a sapere le cose! E vito che qui su MRT si può essere populisti, lo sarò fino in fondo. Ma non troppo.
Il problema, secondo il mio modesto parere, è generalizzato. Tutte le istituzioni statali, tutti gli uffici pubblici, le pubbliche amministrazioni, i servizi, fanno acqua da tutte le parti! Probabilmente la percezione generale è diversa, visto che sento ripetere che una soluzione a tutti i guai italiani sarebbe quella di mandare i 4 milioni di statali a spalare carbone nelle miniere di Grisù. Io non la penso così… o meglio, personalmente manderei sottoterra solo tutti i quadri e i dirigenti (che non saranno 4 milioni, ma sono comunque tanti) di cui l’amministrazione pubblica italiana è endemicamente infestata. E lascerei al suo posto tanta gente che – credetemi – il suo lavoro lo fa eccome, districandosi tra mille difficoltà e altrettante mortificazioni quotidiane… A tutti i livelli. Il settore pubblico italiano non è più il paradiso della nullafacenza che tutti hanno ancora in testa! Forse non lo è mai stato, ma non lo è di certo adesso.
Ma tant’è. A Roma la parola MINISTERIALE è ancora (e lo resterà per molto, certo) un insulto. Se ti chiamano ministeriale a Roma, vuole dire che sei un fannullone, se ti va bene, un mangiapane a tradimento, un approfittatore, se ti va meno bene.
Ora forse il mio è uno sfogo. Ma qualcuno di voi sa spiegarmi perchè, nelle strutture amministrative italiane i famigerati “manager” continuano a moltiplicarsi? Arrivano “dall’esterno” per risolvere i guai che quelli che li hanno preceduti hanno creato, venendo “dall’esterno”, mentre cercavano di risolvere i guai che avevano creato cercando di risolvere i guai che l’amministrazione aveva, proprio perchè non si era dotata di una gestione “esterna”. E rimangono tutti dentro. Perchè i nuovi hanno bisogno dei vecchi per capire. E per giustificare stipendi astronomici, uno dei quali basterebbe all’assunzione di almeno 5 precari. E’ vero cazzo, è proprio così. Sembra una stronzata inventata per far ridere ma vi assicuro che è cosi che va!
E quindi, come direbbero qui a Roma: ” Ma de che stamo a parlà?”
SPIEGATEMELO PORCO GIUDA O PRIMA O POI FACCIO UNA SCIOCCHEZZA!


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Minchia, ragazzi, che spunto che mi hai dato !
E qua le quattro cartelle arrivano, eh ?
Urca se arrivano !
Scaldo le dita, riconnetto le sinapsi e arrivo…
Attendo con ansia Albert…
Mi ricordi troppo un mio amico barese che vive qui a roma. Lo inviterò qui su Mrt, sono curioso di vedere come ve la cavate!
Allora: (crick, crack… rumore di scrocchiamento di dita)…
posto innanzitutto che sarebbe ora che una sciocchezza o uno sproposito lo facessimo un po’ tutti, quindi ti esorto a procedere (informandomi su tempi luoghi e modalità in modo che possa seguirti), credo che il quadro che hai dipinto della cosa sia abbastanza reale (pur provenendo da fonti sindacali che uhmmmm….).
Le conclusioni però, ferme le premesse possono essere tirate anche da un altro punto di vista.
Per cominciare c’è la sindrome della “spina”. Chi ha servito la Patria conoscerà il fenomeno per cui gli ultimi arrivati, senza alcun motivo logico se non appunto quello di essere arrivati ultimi e di essere quindi “spine”, sono sottoposti ad ogni ordine di vessazione e sopruso da parte di chiunque sia lì anche solo da un mese prima. La cosiddetta “anzianità” da’ diritto a sentirsi stocazzo nei confronti di chiunque non ce l’abbia: di conseguenza l’anziano ha diritto alla branda migliore, alla sigaretta a letto, ad avere gli anfibi lucidati dalla spina e così via.
Questo tipo di atteggiamento, con le dovute modifiche si riscontra in ogni ambito, ma tende a palesarsi maggiormente nelle strutture di grandi dimensioni. Siccome in Italia non esistono strutture di dimensioni maggiori di quelle statali (forse per lo stesso motivo per cui non esistono a Roma costruzioni più alte della basilica di S. Pietro), è proprio lì che questo fenomeno è più evidente.
Non è infrequente infatti (come rilevi tu) trovare gente che fa il lavoro di altri e di conseguenza impossibilitata a fare quello che gli sarebbe proprio.
Nel caso specifico, essendo le mansioni operative (quelle su strada, a contatto con il popolo) solitamente assegnate alle “spine”, succede facilmente che queste si trovino costrette a svolgere lavori teoricamente più qualificati (di ufficio), non perchè siano stati bravi ma semplicemente perchè i presunti superiori li obbligano a sbrigar loro quella “pratichina” mentre si assentano un attimo per indifferibili impegni istituzionali (andare a ritirare il vestito della moglie in tintoria se no stasera chi la sente).
In questo modo, il superiore si assenta e l’operativo non opera.
Questa storia è facilmente traslabile sia in orizzontale (strutture diverse) sia in verticale (livelli via via più alti).
La palese incapacità delle nostre amministrazioni nei riguardi della gestione di questo tipo di problemi, ha fatto si che si ritenesse opportuno istituire organi di controllo (quest’espressione mi piace, si è capito ?) a raffica, e poi altri che controllano i primi e terzi che controllano i secondi e così via.
In questo modo ognuno è controllore e controllato sempre e comunque e ad ogni livello, fino agli ultimi della catena che sono solo controllati.
In teoria, e solo in teoria, il sistema potrebbe anche fungere.
In pratica non è così: tutti presi a controllare si “scordano” di fare il loro lavoro.
E allora arrivano gli “esterni”, gli “ispettori”, le “spie”, quelli che non essendo collegati alla realtà dove vengono inseriti dovrebbero sempre in teoria agire imparzialmente ed efficacemente, lasciando agli altri la possibilità di lavorare normalmente.
Non funziona nemmeno così: appena entrati vengono contagiati anche loro… intanto non si schiodano più, inoltre fra qualche anno sarà necessario chiamare qualcuno a CONTROLLARLI !
Parentesi: quando dico “controllare” intendo anche in senso lato “gestire”, “maneggiare” quindi i “manager” di cui parli stanno lì.
Insomma, il discorso è semplice:
L’impiego pubblico nella sua globalità è un immenso carrozzone, con risorse pressochè infinite: quando pensi che non ci sia più niente da grattare ecco il miracolo nella nuova finanziaria: tanto alla fine paga il Popolo. In un modo o nell’altro. E se proprio non si riesce a rubacchiare niente togliamo un po’ di fondi da una parte e li mettiamo di là, tanto poi l’anno prossimo si mangiucchia un po’ dall’altra parte e stiamo tutti a posto.
Negli anni, invece di pensare seriamente e ragionevolmente a come ottimizzare le risorse a disposizione, ci si è preoccupati solo ed esclusivamente di come ingrandire il carrozzone. Questo perchè la merce di scambio più pregiata ( “o’ posto fisso” contro il voto che dà potere), non deve mai scarseggiare: io ti “sistemo” a te, tuo figlio e tuo nipote, tu in cambio mi porti quella decina – ventina di voti che mi servono per tenere stretta la poltroncina. Facile.
Tanto come crea i posti di lavoro lo Stato, manco Berlusconi ci riesce.
E allora, quando si butta dentro gente così alla rinfusa, cosa ci dobbiamo aspettare se non incompetenza, ingiustizie, squilibri, disonestà e cosine carine del genere ?
Secondo problema è la mancanza di motivazione: quando il merito è guardato con un sorrisino di sufficienza, non conta niente. Un giovane di belle speranze e buona volontà, a prescindere da come si sia guadagnato il posto statale, ci metterà poco a disamorarsi nei confronti del suo lavoro. Si sentirà sempre più “demotivato” sino al punto di dire: “ma che me frega, io faccio le mie otto ore, appena posso scappo, tanto a fine mese lo stipendio arriva lo stesso e la vera vita comunque è fuori di qui”.
Per quanto onesto e retto prima o poi ci casca. E’ umano.
Io sono anche d’accordo quando dici di cominciare a tagliare dall’alto: la mia paura più grande però è che se non cambia la testa, i giovani di oggi saranno gli anziani di domani e si ricomincerà da capo.
Se dopo tutto questo “pippone” qualcuno si aspettava la soluzione finale avrà un’amara sorpresa: nun ce l’ho. E se ce l’avevo che stavo qua ? Ero minimo minimo presidente del consiglio…
Dico davvero, non so come risolvere, ovvero lo saprei ma non è applicabile e nemmeno “dicibile” se no mi arrestano subito.
Credo che la cosa debba partire dal basso: PRETENDERE ciò che ci è dovuto è un buon inizio, rompere le scatole in ogni modo possibile ed immaginabile al fine di far lavorare chi deve come deve è un sistema.
Penso di essere uno dei pochi che si è presentato con la polizia ad un ufficio pubblico per ottenere il dovuto (riuscendoci e scatenando l’applauso degli astanti). Non è “beppegrillismo”, è semplicemente giramento di palle. E funziona.
E’ un atteggiamento che “fa delle vittime”, d’accordo, ma sono vittime necessarie. E poi 4.000.000 di persone sono davvero troppe per uno stato che fa cagare come il nostro.
Al, se tu avessi la soluzione – chiaramente – NON saresti presidente del Consiglio
comunque io, in sintesi estrema, una cosa la dico: siamo ciò che siamo dopo 50 anni di Dicì-crazia.
e, dopo cinquant’anni di Dc, ci siamo beccati dodici anni di ForzItalio-crazia;
adesso tocca alla Pd-crazia.
io – ormai l’hai capito Albert
– la soluzione ce l’avrei…
e.
Solo una cosa: ma come gli è venuto di dare ad un partito le iniziali della bestemmia più antica e ovvia che ci sia ?
Aho, sarò in malafede ma io ogni volta che vedo “PD” a quello penso…
a me, invece, viene in mente il suono di P2
)
p-d-ue…
(sarò – di certo – in malafede
Mamma mia miei cari… non essendo addentro ai fatti posso solo mirare da lontano quanto da voi illustrato ma immagino debbano star così le cose anche perchè la situazione si avverte anche da fuori e poi così funziona ovunque… a partire dall’ambiente ospedaliero, dall’alimentari sotto casa, a finire a quello del fornaio dove ho lavorato io… ahahaha.. pure là si trovano gli atti di “nonnismo” eheheh.. e pensare che son stata tacciata di “pignoleria” solo perché pretendevo di aver libero il mio giorno libero… (sai com’è..)
Eh… come dite voi.. tutti che vojono fà i manager…
Tutti “capi” senza “capa”
[...] gli Stati Uniti. Mi sento un po’ come Asterix nella Casa che Rende Folli (una metafora cui non solo io ho pensato). E noi a dire male della burocrazia [...]