Siamo nani sulle spalle dei giganti. Vediamo sempre più lontano perché qualcuno ci sta sollevando e l’orizzonte ci appare meno curvo, più vicino e quindi più comprensibile. Il gigante che abbiamo sotto il culo e che ci porta a spasso chi è? Come si nutre? Come cresce? E’ tutto quello che abbiamo accumulato. Esperienza, lettura, musica, cinema, teatro, internet, arte, un viaggio, una notte passata a argomentare, con altri 3 fessi, che l’evoluzione della specie ci farà diventare tutti danesi perfetti.
Tutto questo. Forse.
Qualche anno fa ho accettato che la terra su cui cammino non è piatta. Poi ho rimosso l’astronomia tolemaica e la terra non è più al centro dell’universo. Galileo mi ha convinto: il mio pianeta sta ruotando intorno al sole e al suo asse, con gran pace anche di Newton e della forza di gravità. Il gigante mi solleva di 10 cm. Ci vedo già un po’ meglio e ora capisco cos’è quell’impercettibile curva sull’orizzonte. Non a Milano dove tale curva non si vede.
Pochi mesi fa ho capito cos’è C++. Ho tentato di programmarlo. E il gigante, all’inizio indeciso, si è convinto. Un po’ in alto.
Ieri una notte in bianco, evidentemente ubriaco, a parlare di come la materia interagisce con lo spirito, con l’anima, con l’antimateria, ammesso che io sappia cosa sia. Non sono diventato né un fisico né tantomeno mi sono avvicinato ad essere un filosofo, ma mi sento un po’ più alto, forse solo pochi millimetri. Ma magari sono i postumi di quel vino in saldo.
Comunque e ad esempio.
Esperienza: se sputo verso l’alto, la saliva ricadrà, è meglio che mi sposti.
Accumulazione: imparo a guidare una motoslitta, a salvare un file su un disco fisso, ad ormeggiare correttamente una barca utilizzando i nodi appropriati e sfruttando il beccheggio.
Estensione: leggo migliaia di libri sulle cure per calvizie incipienti.
Memoria: imparo a scrivere tutti gli ideogrammi del giapponese senza conoscerne il significato.
La metafora è nota e vecchia, il gigante la conosceva già. Ma era tanto per dire, fin dove volete farlo crescere? Sento il bisogno di una pausa, di concentrarmi su poche nozioni, per non perderne altre, di non imparare più. Ho desiderio, anzi proprio la necessità, di non incuriosirmi, di non avere ulteriori informazioni, di specializzarmi.
Riuscire a fare solo un buon bucato a mano, senza che i colori perdano di brillantezza.


[cazzo, sì!
mi piace, fortemente]
se tutto è inutile, nulla è inutile; se tutto serve, nulla serve.
e il gigante non ci tiene sulle spalle, ma sulle palle.
e.
iTdO: quel vino in saldo non doveva essere poi così male…
per la prima volta mi concentro sui tag, c’è qualcosa di diabolico in te.
Poi vi stupite che la gente arriva qui con dei referrer assurdi !!!!
Comunque lascia ogni speranza, conosco gente che il bucato a mano senza sputtanare i colori ancora non lo sa fare dopo 20 anni, meglio continuare ad essere curiosi !
Viva il sintetico, poliestere forever ! Affanculo le fibre ecocompatibili.
Vero… anche a me capita. fosse per me inghiottirei l’intero scibile umano ( e pure il non scibile
) tanto son curiosa.. ma a un certo punto tutto ciò genera in me troppe “emozioni” mi carica talmente tanto che ho bisogno di allentare la presa… di tornare a “ruminare” su quanto già acquisito… di trattenere le “stille di saggezza”… assorbirle lentamente..
spero di non perdere mai la curiosità e la voglia di imparare, e se anche tu hai passato na notte a disquisire di materia e antimateria (seppur ubriaco
) vuol dire qualcosa..
Io – tanto per tornare sull’argomento – ho dovuto spostarmi di 500 km per imparare a fare il bucato perfetto.
E adesso – lo confesso – è la mia passione!