I liguri si accorsero della venuta dei romani da segni di sventura scritturistici: nel primo giorno, spray di fuoco albare fendettero il cielo obliquamente; nel secondo giorno, i palloni da allenamento del Genoa Cricket and Football Club si sgonfiarono; nel terzo giorno, sotto le malenuvole, un agente immobiliare fu colpito dalla folgore; nel quarto giorno, sotto un sole splendente, cadde una cometa divisa in tre parti, con una coda lunga lunga lunga; nel quinto giorno, la Bormida si mise a bollire, straripò, si fece un giro e tornò al suo posto; nel sesto giorno, un grande uccello di cenere, simile a un trampoliere, restò impigliato nelle reti dei pescatori; nel settimo giorno, un uomo con due teste, guidando su una strada di campagna, si dimenticò dell’autovelox e pagò due volte una multa per eccesso di velocità. Ma soprattutto, da un giorno all’altro, in riva al fiume si alzarono gli archi romani. Sembravano edifici alieni, parcheggiati nel paesaggio come camper colossali.
Visti gli archi romani, i liguri cominciarono a fare delle ipotesi sulla loro utilità. Per alcuni, e segnatamente per i soci del Genoa Cricket and Football Club, si trattava di wicket da titani; per altri, di trespoli per uccelli giganti. Alla fine, si decise che l’unica spiegazione plausibile era che fossero delle trappole per arcobaleni: poteva darsi che dopo i temporali gli arcobaleni si coricassero sugli archi a prendere il sole e si appisolassero: allora, i romani li avrebbero legati agli archi, immobilizzandoli, come salsicciotti di palloncini multicolori.
Naturalmente, i liguri erano ben lontani dalla verità: gli archi romani servivano a far correre l’acqua dalla montagna alla pianura. Se ci pensiamo, è meraviglioso. Immaginiamo l’interno degli archi romani: vedremmo tubature finissime, e i rivoli d’acqua correre su e giù per le tubature, spinti dal moto originale delle sorgenti. E immaginiamo che gli archi spariscano per un attimo: vedremmo rollercoaster equorei volteggiare nel cielo.
Anche i liguri, quando finalmente scoprirono a che cosa servissero gli archi, restarono meravigliati, ma non lo diedero a vedere; minimizzarono, mostrarono scetticismo, cominciarono a criticare: “Belìn guarda te se non han speso tutti quei soldi per l’acqua corrente, non potevano comprarla all’hard discount come tutti quanti?” I romani (che non erano i simpatici cazzari dei giorni nostri, ma degli uomini-macchina tutti d’un pezzo come il Terminator T-800¹), si offesero a morte, e dichiararono guerra.
Nella guerra tra liguri e romani, anche il più sprovveduto degli scommettitori avrebbe puntato sulla vittoria dei romani: rispetto ai liguri erano meglio organizzati, molto più motivati; tuttavia, all’inizio si trovarono in difficoltà. La formazione a testuggine, che aveva funzionato a meraviglia nelle guerre in pianura, sulle colline era un flop terrificante: i legionari anteriori si ingrippavano nei rami, e, andando in retromarcia, quelli posteriori si impantanavano nei fossi. Così, i romani si decisero a cambiare design; si inventarono altre forme: la vespa, la vipera, la svastica, il polipo, il bisonte eccetera. Nella battaglia decisiva, l’ipotetico visitatore della vecchia Oik, tenendosi a distanza di sicurezza, avrebbe visto legioni a forma di ragno appendersi ai rami degli alberi, e legioni a forma di bruco strisciare sui fianchi delle colline. Di fronte a tanta inventiva, i liguri, poco allenati e gonfi di farinata, e armati di armi obsolescenti (o, al limite, di mazze da cricket fornite dal sempiterno Genoa Cricket and Football Club), finirono knock-out, e firmarono la resa: si misero tranquilli sotto i sassi finché non si calmarono le acque, smaltirono le sberle degli erlebnis e poi se ne tornarono in America.
Gli echi della battaglia tra liguri e romani si sono ormai spenti in questa mattina di febbraio, mentre io e il mio collaboratore, il coraggioso fotografo Menecacci, scendiamo lentamente verso gli archi.


Gli archi romani come trappole per arcobaleni… fantastico!!!
Grazie, demi4jesus. Ricordati di questo particolare, in seguito risulterà decisivo (:-#
si, “trappole per arcobaleni” ha fatto andare in brodo di giuggiole anche me!
parliamo invece degli agenti immobiliari morti fulminati…è.é
Ila
Sono contento che tu l’abbia notato, era per far immedesimare gli agenti immobiliari nella storia.