
che non ci si pensa mai, ma ti può cambiare davvero la vita, nel bene o nel male. e non sono quasi mai cose speciali, cose grosse.
stai lì, ad aspettare. chissà cosa: un terremoto e una nevicata senza fine; mentre poi accade.
accade che davvero sbagli strada; guardi il sole troppo a lungo; dici la cosa giusta/sbagliata; sali delle scale che hai già salito cento volte ma quella volta, la cento-unesima, qualcuno (entità: destino, divino, o quel che l’è) ha deciso che andrà diversamente.
e dietro l’ultimo gradino trovi uno specchio che ti mostra quello che sei, dove sei, quando sei.
cambiato. tutto.
il mondo si frantuma, decompone, riassorbe.
una luce diversa e nuova.
e tu l’avevi chiesto (e sì che me lo ricordo!), testualmente:
/illuminami
/d’immenso, di che cazzo vuoi
/ché non c’ho più voglia
/di stare a dire stronzate
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l’ho detto e lo ridico: |
andrà-tutto-bene! |
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MAPPATURA


Già caro enpi… accade e cambia tutto…
a me è successo dverse volte… l’ultima l’ho raccontata qui
e quando vivi un’esperienza simile non puoi più tornare indietro… cambia la tua visione… e a volte fa strano…
enpi se non fossi convinto che le coincidenze non esistono, mi chiederei come diavolo hai fatto a scrivere esattamente quello che mi serviva leggere oggi. anzi, qualcosa in meno: manca una soluzione.
domani forse arriva qualcosa che ho aspettato tanto. ma non sono pronto. e io non sono abituato a non essere pronto. è una condizione che non mi piace.
quindi mi chiedo: se per caso dietro l’angolo trovo lo specchio come faccio a evitare la tentazione di sfocare la vista? [avete presente come quando si faceva da piccoli, per vedere le cose mischiate o quando si aveva paura dei film horror ma non si voleva fare la figura del fifone? come? lo facevo solo io?]
dall’esterno nessuno potra dirè che ho chiuso gli occhi. ma io sicuramente non vedrò bene tutto quello che c’è da vedere.
e quando invece vedi bene e anzi, riesci a vedere anche oltre?
e quando sali per la centounesima volta la scala e ti accorgi che stranamente nessuno questa volta ci ha buttato su l’acqua col detersivo per farti scivolare o le biglie o la classica buccia di banana e te sali, sali, fai addirittura i gradini tre per volta tanto sei allenato ma, arrivato più o meno agli ultimi gradini sai che c’è il babau pronto non a farti paura, perchè quella ormai l’hai superata, sai che aspetto ha questo mostro che esiste anche quando sei adulto, ma non sai cosa ti lancerà questa volta?
coltelli, martelli, chiodi arrugginiti, un bel gavettone di acqua bollente?
e te stai lì, come neo di matrix, col la schiena piegata all’indietro, a schivare…ma prima o poi uno ti arriva, perchè muoverti come se fossi fatto di gomma e scendere contemporaneamente i gradini all’indietro non è dono di tutti…
eppure ti sentivi pronto, o meglio, lo eri.
ma anche questa volta c’era qualcosa che non avevi previsto.
perchè lo specchio ha riflesso solo te.
e non anche il babau.
così batti in ritirata, i gradini li fai uno per volta, non si sa mai scivoli e ti rompi pure qualche dente.
senti il babau che da lassù ride, se la ride di gusto il fetente, ride di te, che te l’ha fatta ancora, che ti ha fatto sprecare fiato un’altra volta.
ma ( si c’è un altro ma, questa volta per neo però) nel frattempo riacquisti la capacità di far più cose contemporaneamente, pensi a mettere specchi dappertutto, a fare le scale ancora più veloce, a dosare il fiato, se hai ancora la pomata per le ustioni a casa se no fai un salto in farmacia e pensi che ride bene chi ride ultimo.
e che, come dicono sempre nei film ( soprattutto quando qualcuno si sfracella fino alle orecchie ed è più di là che di quà), che andrà tutto bene.
aspetti, aspetti e pensi.
senza sapere che magari nel frattempo il babau si è spaventato per l’eco delle sue stesse risate, gli è venuto un colpo ed è in soffita agonizzante come un topo che ha appena mangiato il gesso.
tiè.
posso solo dire (cari ragazzi miei
) che:
andrà tutto bene
perché non può andare male, ché si tratta di vivere e a vivere non si sbaglia mai.
i “babau” sono brutti, ma basta poco: dimenticarseli, annerirli, svanirli.
« Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall’aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:
– Sei per caso un dio?
– No, brâhmana, non sono un dio.
– Allora sei un angelo?
– No davvero, brâhmana.
– Allora sei uno spirito?
– No, non sono uno spirito.
– E allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio. »
(Anguttara Nikaya)
eh eh.
io, per conto mio, mi sono messo a dieta.
ciao mostro!
” “ i babau” sono brutti, ma basta poco: dimenticarseli, annerirli, svanirli.”
a me ultimamente basta semplicemente non cagarli di pezza