Come da tradizione ovunque, il Lunedì dell’Angelo è dedicato a giri fuori porta che si risolvono, immancabilmente, in una partenza mattutina frastornata dal sonno, in un pranzo più o meno terrificante e in una coda isterizzante per tornare a casa.
Casa.
Ci pensi, in macchina, a una andatura che oscilla tra i ventidue e i trentasette chilometri di velocità, alla tua casa, a cosa avresti potuto fare in questa giornata anziché farti fottere nel ristorante sicuramente tipico, sicuramente caro, sicuramente coi piatti surgelati.
Dov’è casa? Casa è anche qui in macchina, volendo. Se apro lo sportello nel cruscotto, questo mi si abbatte sulle ginocchia mostrandomi abitudini e oggetti dimenticati – la bustina di granelli profumati per il posacenere, ecco dov’era finita.
La mignon di glen grant rotola su un cd masterizzato, senza custodia e già pieno di graffi, infilato nelle pagine delle istruzioni d’uso dell’autoveicolo da cui sbuca la fattura della revisione fatta pochi mesi fa. Quattrocentotrentotto euro, han cambiato i filtri, l’olio e anche le spazzole tergicristallo. C’è da bere, c’è da ascoltare musica, c’è da aver cura di un bene primario e ci son soldi spesi, spesi bene uno può asserire, se non fosse che il tagliando è stato fatto con circa quindicimila chilometri di ritardo e quelle vecchie ottocentomila lire sarebbero finite in banca a maturare degli interessi risibili su cui grattare a fine anno in una partita doppia di cui è meglio non conoscere le regole, a patto di non finire in rosso.
Lungo la strada centinaia di persone fanno il pic-nic. Hanno il tavolino pieghevole, con su una tovaglia mediamente a bianca con fiori tenui, il frigidaire portatile arancio oppure blu oltremare ai loro piedi che calzano scarpe da ginnastica o anche sandali. I bambini giocano con un pallone poco distanti, gli adolescenti son in giro con il cellulare in mano e un’espressione annoiata, gli adulti sfondano le sedie o i plaid sull’erba dormendo in posizioni improbabili, le vecchie osservano i rimasugli di lasagne al forno e parmigiane ricche d’olio.
Ovviamente, è nostra regola criticarli: come sia possibile fare un pic-nic sul ciglio della strada è incomprensibile a chiunque. Come noi possiamo passare il pomeriggio in coda per tornare a casa è incomprensibile a tutti.
La strada delle Valli di Lanzo è un costellarsi di questi campeggiatori al monossido di carbonio che fissano con commiserazione, ricambiati, le auto transitare lentissime verso la città.
Passato Robassomero, si intravedono le luci di Caselle e, dietro, di Torino.
Potevamo stare a casa a guardare la televisione.



w Babi
[e abbasso le feste comandate, le ferie e la pasquetta]
(no, le ferie, no, dai)
(si, abbasso le feste comandate, natale compreso)
di solito lavoro anche a pasquetta, ieri mi è andata bene perchè c’era il finimondo ( per un attimo ho creduto che fossimo ancora a gennaio dal gelo che c’è).
pure io odio la levataccia, l’andare nel posto a con l’alternativa del posto b nel caso in cui si verificasse x.
e che palle.
così come odio passare i giorni che tradizionalmente dovrebbero essere dedicati all’aria aperta per andare in agriturismo o robe così.
se proprio voglio disintegrarmi a tavola mi basta restare a casa di nonna
bon, tutto ciò per dire che anche pasqua è andata.
che bello.
Eh… mi sa che la “pasquetta” migliore l’ho passata io..
a casa, sì con la febbre, ma a scarabocchiare sui muri della mia stanza frasi improbabili che mi contraddistinguono… una botta di creatività “pasquale” che mi ha reso alquanto ilare… è stato liberatorio e altrettanto piacevole, vi assicuro…