TRANI. anno domini 2008.
il punto è che mi sono accorto di essermi dimenticato di un evento che (c’avevano detto) era indelebile nella nostra memoria collettiva; un evento vissuto in contemporanea / in mondovisione / in diretta; un evento che non solo condiziona voli aerei e viaggi in treno, ma ogni restrizione alla nostra libertà permessa negli ultimi sette anni.

mi sono dimenticato dell’11 settembre!
del suo carico di morte e morti;
del crollo delle Torri;
dell’antrace;
io mi ero dimenticato.
dell’11 settembre; e del perché se voglio affittare un monolocale in questo buco di città all’estremità del Mondo devo pagare 400 euro mensili; perché con 10 euro di benzina non compro manco 7 libri di benzina verde: io mi ero dimenticato.
poi ho riletto questo, che è un racconto bellissimo di Francesco Borgonovo, che è uscito l’anno scorso in un’antologia di narrativa, e che era uscito su Carmilla nel 2004. e che si chiama:
L’Undici Settembre è una sega
Prendi, per esempio, un fatto. Si potrebbe affermare anche che i fatti non esistono. Cioè, non esistono come cose in sé, come eventi reali nel senso comune della parola.
Palazzi in fiamme, le nostre città bruciate di fronte agli occhi del mondo, mentre persone piangono e altre continuano a morire, senza neppure poter pensare prima. Morire come una scatola chiusa, lasciare per sempre non dette la quasi totalità delle cose che si vorrebbero comunicare, essere fraintesi per l’eternità. Tua moglie, forse, continuerà a pensare che l’hai tradita, che non l’amavi del tutto, prima che la tua immagine – che non è la tua immagine, è una proiezione che lei si è costruita di te dentro la sua testa – si spezzetti.
E intanto, tutto intorno, la sofferenza sboccia come fiori di campo, sui volti dei poliziotti, sulle labbra impietose dei giornalisti e tutto – tutto quello che importa del – mondo sa. Questa, signori, è la fenomenologia del fatto storico. Ciò che appare, esiste, ciò che non, No.Nel frattempo, qualcosa di bianco, un goccio di dolce crema seminale, si libra nell’aria al di sopra della massa dei volti increduli dei nostri concittadini. Volteggia verso una meta insperata, un universo migliore, corre per costruire mondi futuri, per piantare la bandiera di una nuova civiltà.
Crea un mondo nuovo, che si chiama Actarus cinque. Il cinque viene scelto perché si tratta del quinto pianeta dove la vita è possibile. Gli abitanti della terra vi si trasferiscono in branco, quelli sopravvissuti, quelli ancora in buona salute non decomposti da centinaia di malattie che iniziano con la A.
- al che, l’autore si alza e consulta il vocabolario in cerca di malattie il cui nome inizi con la lettera A -
Artimia, ad esempio. Migliaia di persone morte per aritmia, il cui cuore imbizzarrisce nel giro di pochi minuti, si accasciano a terra stravolte dagli spasmi. Un’epidemia di Aritmia Assassina Atipica si diffonde per il globo, non risparmia quanti fino a quel giorno si sono alimentati male, hanno ecceduto con bacco, tabacco e venere ergo sono ridotti in cenere. Occhi cerulei di cadaveri al bordo delle strade, gente impazzita, la croce rossa che misura la pressione ad individui le cui arterie esplodono alla prima contrazione del marchingegno apposito.
Ma la vita su Actarus cinque sarà migliore, vedrete. Fidatevi del partito, fidatevi dei calcoli della nostra avanzatissima matematica spaziale. Folle, arche, ridde di esseri umani che poggiano i piedi su crateri incontaminati, bevono da fiumi vergini, arrostiscono capretti che non conoscevano la vista della morte se non per astrazione, dal viaggio che tutte le capre anziane intraprendono per istinto verso la valle del decesso. E allora, piano piano, col passare dei secoli, civiltà rifioriranno, grandi legni riprenderanno a solcare le acque, le astronavi verranno abbandonate e la sola cosa che conterà sarà la ricerca della felicità.
Tutto ciò, però, non succede. Il nuovo mondo si sgretola e scompare mano a mano che la stilla di sperma si leva al di sopra del manto di peli neri che copre il basso ventre e si infrange all’altezza dell’ombelico. Poi, precipita quasi sfrigolando verso il basso, seguendo le line scavate nella pancia. E con lei scompaiono le armate di Actarus cinque, i dolci biscotti delle nonne, le piogge finalmente non acide, il futuro dell’umanità.
Succede, talvolta, che qualcuno si masturbi, incurante di ciò che accade nell’universo, concentrato egoisticamente soltanto su quell’unico istante di piacere mentre all’esterno della sua mente, al di là del ritmico movimento della sua mano si consumano vite e si macinano guerre.
- a questo punto, l’autore si interrompe e prende a masturbarsi. Poi pensa tutti voi che state lì a guardare, che lo turbate nella sua più profonda intimità, che cercate di immaginare quanto possa essere lungo o corto il suo pene. Accorsi all’odore del sesso come mosche sulla merda. Allora smette -


breve aggiornamento:
“con dieci euro non compro manco sei litri e mezzo di benzina”
[era il 29 aprile; son passati 2 mesi scarsi]