Cento blogger hanno deciso di alzare la mano
8 Maggio 2008 di enpi
Cento blogger hanno deciso di alzare la mano, rispondendo alla chiamata di Las Vegas edizioni. Si tratta di un gioco-concorso: è sufficiente ricopiare questo post sul proprio blog e inviare per mail il link di un proprio post - una narrazione, un’idea, qualcosa che colpisca.
Alla fine gli autori selezionati entreranno a far parte di un’antologia.
Il punto cruciale della questione è: la rete ha cambiato le scritture e le narrazioni?
Se ne parla da dieci anni, da quando prima l’avvento dei fora e del forumismo, e poi l’invenzione del blog (web + log) hanno reso democratico l’uso di internet.
Dalla fine degli anni novanta (forum) e dall’inizio degli anni duemila (blog) chi aveva (e ha) qualcosa da dire, può farlo senza costi, senza controlli, senza permessi.
Negli atti di un convegno di otto anni fa (La scrittura professionale. Ricerca, prassi, insegnamento. Atti del I Convegno di studi - Perugia, Università per Stranieri, 23-25 ottobre 2000) si legge:
La scrittura in rete sta imponendo stili e tipi di testo (e modalità di lettura, scrittura, organizzazione del testo) in passato generalmente non praticati (vi si sofferma, tra l’altro, Raffaele Simone, che riprende quanto detto altrove più estesamente). Qualcosa di paragonabile a quando si passò dal rotolo al codice: sta cambiando il nostro modo di interazione fisica col supporto scritto. Quanta porzione di testo riesco a leggere quando srotolo un papiro? Che cosa cambia quando lo stesso testo posso sfogliarlo? Quale forma prende il testo quando l’unità di lettura non è più la pagina che sfoglio ma la videata che faccio scorrere?
Nel 2004 Eianudi dà spazio - per la prima volta - alle narrazioni dei blogger: esce l’antologia La notte dei blogger, a cura di Loredana Lipperini. L’idea era raccogliare le narrazioni dei blogger più seguiti, più in vista, le webstars (all’epoca si chiamavano: Proserpina, Arkangel, Sasaki Fujika ecc.).
Da allora su blog e blogger sono usciti innumerevoli libri - tutta saggistica, tipo “Come mettere su un blog in 5 minuti”, “Chi scrive sui blog?” e roba simile.
Nessuno, però, ha mai pensato di chiedere ai blogger, a chi “scrive in rete”, di alzare la mano e chiedere - loro, sì: direttamente - di far parte di un libro; di segnalarsi e di partecipare a una selezione.
O meglio, nessuno fino a oggi.
La volontà di fare qualcosa che faccia epoca c’è. Le adesioni anche; è possibile partecipare ancora per un mesetto.
Chi vuole, lo faccia.






tutto questo discorso solletica una mia curiosità… mi chiedo se è diverso il rapporto con la scrittura per chi scrive in rete e chi -diciamocosì-sul “tavolo di casa”.
carta/video
penna/tastiera
lettore/utente
…… …..
sì, decisamente. non è lo “strumento” che cambia la narrazione (computer) [1], ma il “mezzo” (internet).
vuol dire scrivere sapendo di essere letti, continuativamente e/o in differita.
io posso seguire per anni (o mesi, o giorni) un blog con regolarità, senza avere la più pallida idea di chi sia l’autore (e senza che l’autore abbia la più pallida idea di…); o posso leggerlo, appunto, in differita, cioè molto dopo la scelta dell’autore di pubblicarlo.
[1] a dire il vero anche sull’uso dei programmi di testo ci sarebbe molto da dire; e sulla “facilità” apparente che ne deriva.
vedi G. Genna sul suo sito, giugenna.com
questo mi fa credere che difficilmente il libro verrà messo da parte in futuro (o forse la stosia mi smentirà) e che sarà una scelta.
Credo che il mezzo sia fondamentale e che influisca sulla scrittura e lo scrittore. E in breve: ciò che c’è in un libro non può esserci sul web (o non può essere raccontato nello stesso modo), e viceversa.
E lo struento?
mi chiedo anche, e qui comincio a diventare paranoica, se nel tempo lo stesso uso della tastiera e dello schermo ha apportato dei cambiamenti.
prima della civiltà industriale il suono si percepiva diversamente. La “città”, come noi la conosciamo, ha influenzato nel bene e nel male la scrittura musicale, la percezione dello strumento, la sua accordatura, la costruzione… può accadere la stessa cosa per la scrittura?
Ditemi cosa ne pensate =)
@ Esterina
Per rispondere alla tua domanda, ma anche ad altre, incollo qui una doppia lunga intervista di Rai Educational a Scarpa e Sanguineti del 24 genn. 2001. Se non sbaglio, ne esiste anche una versione video (qui).
Un po’ lunghetta, eh? Ma secondo me c’è tutto quello che serve a iniziare un discorso di questo tipo.
ok. lettura lunga ma interessante.
io trovo sanguineti più vicino al mio modo di pensare. detto questo non ho ancora un’idea precisa in merito..forse perchè non sono una scrittrice, perchè quello che scrivo come tanti, lo tengo in un cassetto e non sopporterei che qualcuno lo leggesse…be, in questo senso mi sfuggono tante cose, no?
Forse sì. Finché non pubblichi, non puoi provare sulla tua pelle che cosa significa avere un’audience (aumentano le responsabilità).
se “las vegas” edizioni chiama….
be’, si è letti anche [spesso di più] su un blog.
è il “pubblicare” che ha assunto un senso diverso, più complesso.
come dico spesso, scrivere è l’insieme di volontà e bisogni:
- ho delle cose da dire
- sento la necessità di dirle
- voglio che siano lette
Andrea, grazie per la segnalazione. ho copincollato (16 pagine in TNR 12). tra oggi e domani leggo attentamente. m’interessa, molto.
e.
ciao teledramma, benvenuto!
e.
@ illettoreforte
Giusto, ma non credo sia solo una questione di responsabilità. Quando hai da dire qualcosa lo dici e basta.
Voglio dire che non credo che lo Scrittore dovrebbe porsi un problema di responsabilità nei confronti del Lettore.
Spero sia così… o mi sbaglio?
@ esterina
Be’ no, non è solo una questione di responsabilità e si spera che uno scrittore dica ciò che sente e ciò che vuole ma una volta che hai pubblicato ti assicuro che il pensiero di essere letto ti condiziona. Secondo me, uno scrittore dovrebbe trovare un equilibrio tra il bearsi delle proprie parole e il prendersi cura delle parole degli altri.