Sui giovani d’oggi ci scatarro su è il titolo di una vecchia canzone degli Afterhours [1998, l'album è Hai paura del buio?]: c’è un doppio senso, da una parte il fastidio per l’espressione – abusata, reiterata (”i giovani”, “i giovani d’oggi”), dall’altra parte un disprezzo reale. Li ho visti tre volte, gli Afterhours, e, tutte e tre le volte, Manuel Agnelli ha realmente sputato sulle prime file [provocando urla di gioia].
Pier Vittorio Tondelli, nel 1985 (23 anni fa!), scrive su Linus [PV Tondelli, Un weekend postmoderno, p.361]:
Vorrei raccontare qualcosa sui giovani e non so da che parte iniziare. Chi sono i giovani d’oggi? Che cosa pensano? Saranno vere le categorie, così pubblicizzate dai mass media, che li vedono raggruppati in comportamenti e mode assolutamente non paragonabili tra di loro? Saranno tutti stupidi, reazionari, bambocci preoccupati soltanto del vestito e del “cosa mettere stasera”?
[nel 1985 avevo 10 anni; la soluzione di Tondelli per "raccontare" i giovani sarebbe stata il progetto Under 25, ovvero lasciare che i giovani si raccontassero, senza intermediari]
A trent’anni si sente di far parte di una generazione. Io faccio parte di una generazione: ho saltato a pié pari l’eroina, ché non era più tempo, di eroina; ho vissuto l’angoscia dell’aids – fra i miei ricordi più vivi, tuttora, c’è la pubblicità “progresso” con la musichetta ossessiva e gli aloni viola che si moltiplicavano da un corpo all’altro: lei sfiora lui – alone; lui tocca la mano di lui – alone; lui bacia lei – alone.
La mia generazione non è stata precoce, in nulla.
A dieci, undici anni (mentre Tondelli scriveva su Linus e gli Afterhours stimpellavano in qualche cantina) vedevo l’altra generazione, quella dei quindicenni-diciottenni, che si faceva di eroina; ho visto i figli di papà chiedermi le mille lire, estorcermi le mille lire; ho visto il bianco delle loro pupille spegnersi, mentre nessuno faceva nulla.
Che vedo oggi?
Qualche sera fa due quindici-sedicenni, vestite di nero, piccoline, finte bionde, una magra e l’altra meno, finte fatte, colla birra in mano, per strada – “alternative” direbbero alla tivì – m’hanno urlato dietro “Jack, Jack vieni qui”.
Io ho sorriso – poco, poi mi son chiesto chi fosse “Jack”. Ho chiesto a un paio di persone, ho fatto dei conti e ci sono arrivato: è un tronista di Uomini e donne.
La mia colpa è quella di essermi rasato a zero, come Jack [giorni fa, indeciso fra: tagliarmi il collo o tagliarmi il pelo]
Questi sono i riferimenti delle “giovani d’oggi”, delle nuove predatrici adolescenti, che si sciolgono l’md-ma nella birra e vanno alle dance-hall: la tivì generalista – i peggiori programmi della tivì generalista.
Un ottimo trentenne, un mio coetaneo (lui del 77, io del 75). Lavora nelle discoteche da sempre. Ieri sera mi racconta: lavoravo all’xxx (locale estivo della zona, frequentato da ragazzini/e); nel bagno degli uomini c’erano quattro dita di piscxx; vado in quello delle donne; sento una voce “no, no, nel cuxo no”; finisco di lavarmi le mani e vedo uscire da uno dei cessi una ragazzina [bella, mi dice, molto bella], seguita da due ragazzini un po’ più grandi.
Il mio coetaneo tra pochi mesi sarà padre.
Quasi tutti quelli della mia generazione lo sono o stanno per diventarlo.
[mi fermo qui. continuerò, se a qualcuno farà piacere]


( si si continua, che mio fratello diventerà padre a settembre e avranno una femmina …)
“I giovani d’oggi” è un’espressione che ho sempre odiato…e che ora mi ritrovo ad usare.
p.s. però santo Dio, anche te che non sai chi è Jack…eh
Mio caro enpi…
“i giovani d’oggi” mi preoccupano sempre più… e cominciano davvero sempre più da ragazzini… ho avuto modo di fare l’assistente a dei campeggi di ragazzini e mi sono accorta di quanta superficialità regni tra loro… di quanto poco posto ci sia per le cose belle e vere e di come, invece, si accolgano presto e facilmente quelle “scadenti”.
A volte ho paura, mi fa paura questo declino morale in cui stiamo scivolando sempre più… a volte mi sento un’”aliena” perché non “sono aggiornata” su certe cose, perché non so chi è Jack e non lo saprò mai…
A volte vorrei tornare ragazzina perché quand’ero bambina io ancora ce le insegnavano le cose vere.. Ora è tutto capovolto… ma ho bisogno di pensare che un giorno ai miei figli riuscirò a trasmettere la mia passione per le cose autentiche, strappandoli almeno un pò dalla banalità che vige oggi nella nostra società. Ho bisogno di pensare che esistano ancora piccoli gruppi sparuti di pochi eletti che si astengono dal “contagio” e, come me, apprezzano ancora la vita, la Vita vera!
Avete ragione, è così, la realtà è questa. Però io ho paura. Ho paura che facendo questi discorsi la nostra generazione si allontani dalla realtà, ho paura di diventare come alcuni miei insegnanti del passato, come i nonni, i parenti…come i classici adulti che invece di capire intortano discorsi del tipo “Ai miei tempi… Non ci sono più valori… Degrado morale…Io alla loro età…etc”.
Detto questo io mi sento “adulta” solo quando in treno (per dirne una) c’è un chiassoso e molesto gruppetto di adolescenti che mi costringe ad “arricciare” il naso.
PS A giugno ne faccio 30 e a me sembra di essere nata ieri: ma com’è possibile? ;p
non sono i “giovani d’oggi” a essere superficiali, è questo nostro fottuto Mondo, questo sistema, questa società.
gli s’insegna solo a spendere e a consumare: normale che si “consumino”, che si facciano consumare.
consiglio beigbeder, “99 franchi”…
e poi preferisco astenermi.
@ enpi
spendere e consumare sono la conseguenza di un male ben peggiore: l’assenza di “futuro” e “passato”.
Non si ha più la sensazione di provenire e andare da qualche parte, in un certo senso “viaviamo alla giornata” e perdiamo il senso di tutto, il valore della vita che non a caso è il perdurare (nascere-resistere-morire).
io ho amici di tutte le età, da quelli appena maggiorenni a quelli di cinquant’anni.
non voglio “difendere” la categoria dei giovani d’oggi, ma a volte mi accorgo di quanta maturità noto in alcuni ragazzi confronto agli adulti—-> eccezioni, si tratta unicamente di questo.
e la cosa che mi rattrista e mi fa imbelvare è che quelli che fanno qualcosa di più rispetto a perdere tempo consumando le suole delle scarpe in giro, come suonare, leggere, fare sport, volontariato quà e là vengono esclusi, etichettati come “strani”, “difficili”, “asociali”.
rimango basita di fronte a ragazzine di poco più di 15 anni che il sabato sera sono apparecchiate come se dovessero fare selezioni per chissà quale show televisivo, non tornano a casa prima delle 6 del mattino e sputano merda sui genitori per ogni cosa.
ben vengano gli “strani” allora, quanto meno non si annoiano di certo.
@ enpi: mio Dio quanto hai ragione!
@ sigaretta: hai ragione, meglio “strani” che “contagiati”!!!
Concordo con Esterina: anche io mi ritrovo sempre più spesso a fare discorsi “sui giovani d’oggi” (pensate a cosa combinano LE giovani d’oggi qui in Svezia…) ma mi rendo conto che forse il problema è nostro, non loro, e che è quasi naturale che ogni generazione denigri quella successiva.
Piuttosto, alla luce di ciò, mi sembra strano-ma-vero il fenomeno contrario: l’esaltazione che ogni generazione fa di quella precedente, dalla mitologia del ‘68 al ricordo di vecchie storie di cugini più grandi, etc.
Buongiorno,
Anche io nascevo nel 1975.
Ho visto nella mia piccola città più o meno le stesse cose. ho visto cadere tutte le mie ideologie di sinistra e spostarmi verso altri “lidi” politici più vicini al mio sentire, basta parlare di me però.
Quello che ho visto oggi però spiega molto di quello che tu dici: oggi mentre andavo al lavoro mi fermo al semaforo e vedo padre e figlio (45-20 circa), il padre esce da bar e butta per terra delle cartacce il figlio allegramente bestemmia e si gratta un pò dappertutto, faccio notare al padre che gli è caduto qualcosa, per fargli tirare su il pattume che ha lasciato in giro, lui per tutta risposta mi fa : “fatti li xaxxi tuuuoi”, il figlio ghigna…
I giovani come categoria esistono perchè sono stati educati da un’altra categoria che è quella dei genitori, entrambe esistendi dalla notte dei tempi. Per trovare le colpe del presente bisogna guardare al passato, per risolvere i problemi del presente bisogna pensare al futuro. (che bella frase che mi è venuta fuori).
Il tuo amico spero insegnerà alla sua futura figlia che cosa sono i valori etici e che la sessualità non è una cosa di nessun conto, ma soprattutto deve far vedere con la propria vita come ci si comporta. I bambini di oggi saranno i giovani e gli uomini di domani. Bisogna dare l’esempio.
Essere noi davanti a tutti.
Le colpe dei nostri figli sono solo nostre.
I bambini assorbono e comprendono tutto quello che vedono il “mestiere” più difficile è il genitore, perchè i figli imparano tutto quello che vedono fare e il genitore nel bene e nel male vedrà ciò che ha insegnato volontariamente e quello che ha trasmesso involontariamente con il proprio insegnamento.
Sono lo specchio della nostra vita i nostri figli
Dio vi benedica
@panettore
ciao panettore!
non credo che ogni generazione prenda a mito quella precedente. parli del 68; i sessantottini disprezzavano la “loro” generazione precedente.
sarei curioso di dare un’occhiata alla Svezia, ma è davvero troppo lontana – per me.
@gino
ciao Gino, anche a te.
sì, le colpe sono dei “padri”.
ma che possono fare i padri (e le madri) quando tutto il sistema rema contro?
che è un po’ il discorso di
@sigaretta
ovvero: io posso crescere i miei figli con delle idee, ma loro – i miei figli – non riusciranno a rapportarsi agli altri, saranno “strani” e “isolati”.
recensione trovata su ibs, al libro di Marida Lombardo Ho dodici anni faccio la cubista ecc.:
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g.grossi (30-10-2007)
testimonianza obiettiva che,letta asetticamente e con faticoso distacco,permette di valutare tutto il danno di una non cultura dominante che presenta il prezzo della propria arroganza alle nuove generazioni.queste testimonianza dovrebbero indurre una classe dirigente degna di questo nome a rivedere se stessa ed ad imporre l’educazione militante basata sull’esempio e sulla conoscenza.l’infamia dei cattivi maestri ,senza longitudine nè latitudine di scarto, pesa sull’innocenza dei piccoli e purtroppo da lustri assistiamo all’esplicitarsi della metastatizzazione tumorale che abita l’animus di tutti i rappresentanti del pensiero dominante,nessuno escluso,dalle chiesa alla politica,al potere economico finanziario,di ogni grado e livello insomma. purtroppo l’esempio dei veri Maestri del nostro tempo, da Teresa di Calcutta a Wittgenstein ci mostra come,oggi,l’Esempio non possa che essere solitudine. al contrario,come a Babele, il rumore e la confusione dominano i tempi e chi sà tace lasciando tuttavia tracce che gli Uomini liberi di domani cercano ostinatamente ,nel silenzio. chi ha paura di usare la tecnologia per seguire l’Etica e la conoscenza ? chi la usa per il proprio esclusivo profitto ed arricchimento come il pusher che vende droga ma non si droga,reificando gli altri per il proprio potere distruttivo.mala tempora..ci vorrebbe Totò, un vero Totò al potere…
Considerando che se ne trovano ormai pochi giovani d’oggi e non… capaci di sincronizzare un pò di pensieri,mi fà piacere che tu abbia scelto l’alternativa di tagliare il pelo anzichè il collo!!!
Considerato anche il fatto che anch’io mi sento appartenere alla generazione x non dispiacerebbe vedere continuare il dibattito in questione…
che poi sento altri lamentarsene, me a me non dispiace esser un trentenne; pensavo peggio
ciao Irene, ci vediamo ad agosto o, al peggio, a settembre
(già mi han detto: “stavi molto meglio, coi capelli”).
e.
Siamo nella merda e abbiamo imparato a nuotarci!
siamo rovinati!
P.S.
continua voglio conoscere il proseguo.
Ciao,
ho trentatrè anni, una figlia di 7 e un figlio di 5, e una grande paura per quel che sarà di loro.
Però ho ancora fiducia, non tanto nell’educazione, ma nell’esempio.
Frequentando gli amichetti dei miei figli e relativi genitori mi accorgo già di un’inquietante somiglianza.
Il genitore che dice “ai miei tempi” e che predica grandi modelli educativi e poi va in brodo di giuggiole davanti all’irrinunciabile nuovo navigatore satellitare che gli legge gli sms anche in francese, quello che non si nega nessun capriccio, finisce con il concedere tutto anche ai figli, che di conseguenza chiedono, e pretendono, in continuazione. E quello, a parole dice “non è giusto, non te ne fai niente, ai miei tempi avevamo una sola bicicletta per famiglia” ma intanto compra e poi chiede “ti piace, sei contenta, ti fa contenta il tuo papà?”
Non stupisce che ci siano così tanti adolescenti alla deriva. Sono figli di bambini che non vogliono crescere, che non hanno interiorizzato nessun modello etico e che si limitano a ripetere (ma senza crederci) gli insegnamenti ricevuti dai propri genitori.
Di contro conosco anche persone in gamba che hanno figli interessanti, non perfetti, nè a-problematici, ma vivi dentro, equilibrati, curiosi e rispettosi del prossimo.
Insomma, fino a un certo punto (oltre va solo a fortuna, temo) credo ancora che si raccoglie ciò che si è seminato.
In ogni caso essere genitore oggi non è una passeggiata, a volte si ha davvero l’impressione di combattere una lotta impari per salvare i nostri figli da ciò che ci terrorizza e che loro poi ritrovano dappertutto, coperto di lustrini e paillettes, allettante e presentato come “normale”. Bisogna passare tanto di quel tempo a mettere in discussione ogni cosa, e averne sempre la voglia, e non farsi prendere dalla stanchezza a volte è tutt’altro che semplice…
sabrina
ciao Sabrina.
crescere i figli è – probabilmente – la sfida di una vita.
più difficile ora, oggi?
in questi giorni leggevo “Lettera al padre” di Kafka: pare di no, è sempre un impresa; si sbaglia, sempre.
il problema dell’ora è che i bambini (anche a 15 anni si è bambini, anche se si pensa di no) sono preda del superfluo.
la società del consumo deve creare in continuazione consumatori, e creare, creare, creare.
quando avrò (se avrò) i miei di figli, cosa risponderò loro quando mi chiederanno le scarpe x e la maglietta y [banalizzo]?
come farò a dir loro che sarà per il loro bene che li renderò “diversi” dagli altri bambini?
e sarà giusto farlo? non comprare? non uniformarli?
perché io so che vuol dire sentirsi estraneo a un’intera società;
e dovrei assumermi la responsabilità di far sentire loro come me.
difficile. difficile. difficile.
——
@libralibera
sì, c’è ancora da dire
——
enrico
Continua a raccontare… a me piace leggerti.
Elisabetta
grazie Elisabetta!
e.
ecco, riprendendo il discorso di sabrina—-> l’esempio.
dare l’esempio.
l’esempio…pare facile.
non lo è per chi effettivamente è padre/madre…e per chi si trova a dover “partecipare” ( non so come altro dire) all’educazione di un figlio non suo? non è difficile, è un vero casino.
che fai? dici? non dici? spieghi? non spieghi? non mi piace liquidare i bambini con lo stronzissimo “perchè no/ si e basta”.
o con risposte che in realtà non soddisfano la loro curiosità.
spiego, che è meglio: io convivo con un ragazzo separato, con un figlio di 6 anni, che sta spesso con noi.
vedendo e ascoltando questo bambino mi rendo conto di quanto talvolta siamo brutali noi adulti, nel senso che per lui è normale sentire i suoi discutere al telefono ( talvolta le porte chiuse non sempre bastano ad attutire i toni accesi), per lui è normale che tutti abbiano una situazione familiare come la sua.
mi chiede spesso, quando meno me lo aspetto, se sono davvero sicura di non essermi mai sposata prima o se non ho qualche figlio che non gli ho fatto conoscere.
ha 6 anni.
non è colpa sua, nè colpa di suo padre o di sua madre, nè mia.
a volte fa a me domande che non fa ai suoi genitori, tipo perchè due che si sposano poi si fanculano, che cos’è il divorzio, perchè a volte sembra che mamma e papà si stanno ancora simpatici e a volte urlano, perchè perchè perchè perchè e ancora perchè.
e allora mi chiedo: perchè non siamo capaci di spiegare per tempo e soprattutto per bene certe cose ai bambini?
in questo caso, che esempio di trasparenza e sincerità diamo?
se ne diamo, ovvio.
scusate, ho divagato….
L’unico modello da proporre alle nuove generazioni è la coerenza. Penso che coerenza e buon senso facciano crescere liberi e in grado di usare la propria testa.
Bisogna allenare e allenarsi al ragionamento. Tutto qui.
E quindi non ha molto senso quale risposta dare al perchè di un bambino: bisogna dire semplicemente la verità. A cambiare sarà il linguaggio ma non il contenuto.
Per quanto riguarda l’uniformarsi o meno io dico solo BASTA con i noi diversi/loro massa: ma non vi rendete conto di parlare cmq di due gruppi?
Sono proprio stanca di sentir parlare di emarginazione o diversità o isolamento…non è la strada giusta! ed è troppo da snob
Naturalmente, durante le varie fasi di crescita, c’è un momento in cui si vuole appartenere/piacere a un gruppo. Crescere significa raggiungere una certa autonomia, avere consapeolezza di sè. Ma sono arciconvinta che si passa il resto della vita a cercare di piacere “agli altri” (anche se ci diciamo di no)
I ragazzi sono nella fase di appartenenza. il piattume di cui parlate non riguarda i giovani ma la nostra società tutta.
è necessario sforzarsi (perchè è l’attegiamento meno naturale oggigiorno) di essere liberi: perchè non lo si è a prescindere, è una conquista.
[...] 19 Maggio 2008 di enpi [continua da qui] [...]