[un racconto di Matteo Scandolin per Milano-Roma-Trani]
Guarda le vecchie foto da cinque minuti ormai. Volevamo andare a prendere un caffè giù in pasticceria, ma la sirena ha suonato incazzata: siamo tornati in salotto, senza sapere bene cosa fare. Le domeniche con l’acqua alta sono ben più odiose di un, chessò, giovedì con l’acqua alta.
La prima cosa che mi ha detto, dopo qualche minuto di silenzio, è stata «Togliti la giacca». Io avevo annuito ma non mi ero alzato dalla poltrona. Guardavo fuori dalla finestra, m’immaginavo l’acqua salita fino al nostro secondo piano, invaderci la casa e ghiacciarci i capelli.
Giulia aveva aperto un cassetto e s’era messa a frugare. Aveva buttato il cappotto su una sedia, e s’era distesa sul tappeto a spulciarle, una per una. Quattro pacchi da più d’un centinaio di foto. Hai voglia, pensavo. Avevo i piedi esattamente dietro la sua schiena, e le vidi vibrare i capelli quando mi disse, «Amore, togliti la giacca. Creperai dal caldo». Ho grugnito per un attimo, senza smettere di immaginarmi l’acqua risalire la calle e bussare ai vetri.
«Ho sentito Carlo, due settimane fa», dice adesso Giulia. «Ha telefonato».
«Come, ha telefonato?».
«Sì, voleva sapere come ce la passavamo, se stavamo ancora insieme. Se scrivi ancora poesie la notte.» Non si volta a guardarmi.
«Probabilmente voleva sapere se poteva provarci con te, o se avrei rotto i coglioni». Alzo le spalle.
Lei scrolla appena i capelli. «Non credo. Gli è passata molto tempo fa».
«Non gli è mai passata».
«Guardalo qua», dice. «Quando aveva ancora i capelli lunghi», e sorride.
Erano giorni che non sorrideva.
«Te lo ricordi, qui?».
Mi porge la foto. Lei, io, Carlo e un altro paio di nostri amici di cui adesso non ricordo i nomi, ma che dovevano essere piuttosto importanti, a giudicare dalla maniera in cui stavamo tutti abbracciati. Giulia aveva i capelli neri, all’epoca, è vero, quasi me n’ero dimenticato. Aveva la maglietta giallo paglia che le piaceva tanto.
Uno sguardo diverso.
Mi alzo, non le restituisco la foto. Vado alla finestra e vedo i tizi della Vesta, pantaloni verdi e pile viola che sistemano le passerelle. E la sirena suonare di nuovo.
«Togliti la giacca», dice. Ma neanche mi guarda.
Io invece guardo la foto. E non so perché, ma sento la voce di Carlo dire “depauperare”. Non credo l’abbia mai detta quella parola, quantomeno non di fronte a me. Però è come se lo sentissi dire, “depauperare”. Forte e chiaro.
«Amore? Secondo te eravamo più felici?».
Mi volto a guardarla, lei e la sua domanda. Vedo i suoi capelli castani e le sue spalle.
«Può essere», dico.


Hm… «minimalismo» tra le tag mi va benissimo, ma fa sempre una certa impressione!
MS
che fai, contesti le tag?
Bello Matteo.
Ma vorrei tanto non potermici ritrovare…
L’immagine dello “spulciamento di foto” (peraltro vivida oltre misura, da sola ti dà l’ambiente del racconto), mi fa pensare ad una cosa che mi è successa giusto ieri… posso ?
C’era qualcosa in quella carta: lucida, semiopaca, satinata, tutti i formati immaginabili, bastava ci fosse scritto dietro “KODAK”, ed era fatta. Aveva un’autorità tutta sua, così come quei libretti con le tasche di plastica che si incollavano tra di loro e il nome dell’ottico sulla copertina.
Potrei ripercorrere le tappe di una vita, con quei libretti, ancor più che con le foto che contengono: l’ottico di Trieste, con le scritte in oro, quello di Bologna, quelli di Napoli, Perugia, i quattro di Roma, tutti punti fermi, quando la foto era una foto.
Poi cos’è successo ?
L’ho rovesciata quella scatola, ho frugato, riordinato, mischiato tutto di nuovo e rimesso in ordine: quasi una domenica intera passata a ricordare e riscoprire, sorridere e asciugare lacrime, posti e volti che rivedo oggi ma che non sono più quelli, oppure posti e volti che non ci sono proprio più.
Ma per quanto abbia cercato, quella che volevo non è uscita fuori. Eppure me la ricordo bene, ce l’ho in mente chiara e nitida, non era neppure tanto vecchia e…
…ecco perchè. Dovevo immaginarlo. Dovevo pensarci.
Non. L’ho. Stampata.
Non l’ho mai stampata, e se non è stampata, che foto è ?
Volevo bene a quel gattino, quello della foto, lui non c’è più e io non l’ho nemmeno stampata. Mi sono fidato della mia memoria e ho sbagliato, ancora peggio mi stavo fidando della memoria di un computer. Ed ecco che esce fuori tutta quella parte di vita che non è nella scatola: cartella dopo cartella, .jpg su .jpg, byte dopo byte. Ho trovato il gattino e ho tirato fuori un CD, ho trovato le ultime con mio padre e di CD ne ho preparati dieci.
Per una volta, affanculo la tecnologia: per giovedi l’ottico mi fa trovare tutto, finalmente, su carta KODAK.
Se sapessi come si fa, aggiungerei anche la foto in questione, forse un altro modo per non rischiare di perderla…
@lecoincidenze
Denk iu, caro. Ma mica è detto che tu debba ritrovartici!
@albert1
Minchia, mi fai venire l’ansia per il mio micione…
Però, a parte alcune, ne ho proprio poche di foto di Khorakhané: preferisco tenerlo nel cuore, piuttosto che nella memoria…
Ok, lo so: ne riparliamo tra vent’anni. Lo so. Intanto va bene così…
MS
Apro il cassetto del mobile del soggiorno…
Penne, bollette e tutti i documenti per il mutuo.
Domani rogito la mia prima casa e il cassetto mi sputa fuori, ansia, gioia, paura, emozione, sudore nelle mani e tanta sabbiolina negli occhi che mi si anniderà nei capelli nel carteggio delle porte e in quello dei muri a cui dovrò levare la tappezzeria..
Ma…sul fondo del cassetto c’è una loro foto, si abbracciano con la tenerezza del loro primo incontro, con il velo tra il capelli, mia mamma, stringe la sua testa su un lato.
Al di la dell’obiettivo c’è solo speranza, amore, futuro, il mio futuro di figlia e quello di moglie.
Ed io con la mia nuova casa, la mia vita chiusa in un cassetto, sono la loro foto, la loro vita…e il loro obiettivo, che non ha fallito…
Va beh..La sabbia d’altronde non ha mai ucciso nessuno…e questi granelli sono insufficienti anche per un bagno, quindi saranno ininfluenti…
Matteo: il problema è che avevo fatto i salti mortali per salvarlo, lo adoravo e lui mi ricambiava, quando finalmente era a posto e fuori pericolo mi è sparito dal giardino, nonostante interminabili “battute di caccia” non l’ho mai più trovato, nè vivo nè morto. Sono cose che ti fanno girare le balle mica poco.
Certo, i problemi nella vita sono altri, ma tutta la faccenda mi è capitata in un momento talmente bastardo che ha pesato 100 volte quello che avrebbe dovuto.
Pensa che prima di lui non concepivo animale domestico che non fosse cane (peraltro ne ho due), poi mi si è, come dire, “aperto un mondo”…
@Albert1
Ti capisco benissimo, eh. E non è vero che i problemi sono altri, non sminuire. Si vuol bene a un gatto (o a un cane) più che a un umano, a volte. Che sia giusto o meno non sta a me giudicare (per quel che mi riguarda: certe volte sì, può esser giusto).
MS
Che effetto mi fa leggere questo post!
Diverse volte ho frugato, spulciato e rimischiato tutto nella scatola dei ricordi della mia vita…
A volte ho ritrovato fotografie che m’hanno fatto buttare per aria il mio presente e partire alla riscoperta di un pezzo di me dimenticato in un angolo da tempo.
Il passato, forse lo si guarda con lo sguardo di uno spettatore e pare sempre più affascinate del presente…
Eppure ci son “foto” che mi han capovolto la vita……………….