
“Apri gli occhi” è il titolo del romanzo di Pino Ricco, giornalista di Bari, vincitore del concorso regionale “npl – giallo della Puglia” indetto da Ennepilibri, casa editrice di Imperia.
Ennepilibri ha messo infatti a punto un progetto editoriale di valorizzazione dei talenti delle varie regioni italiane nel campo della narrativa “gialla”.
Dopo la Liguria, i concorsi sono stati estesi anche all’Emilia Romagna, alla Sardegna, alla Puglia, al Lazio, alla Campania e alla Sicilia, e poco a poco saranno estesi alle altre regioni italiane.
Dalla quarta di copertina:
“Un uomo felicemente consapevole della sua serena quotidianità assiste ad una rapina nella quale resta ucciso un tabaccaio. Senza volerlo, incrocia e riconosce il rapinatore-assassino: un suo vecchio compagno di scuola, diventato nel frattempo un pericoloso criminale. Pur decidendo di non denunciarlo, il protagonista si ritrova coinvolto in una vicenda più grande di lui, costretto ad accettare una realtà che non avrebbe mai immaginato di affrontare. La frase “Apri gli occhi!” – che a Bari può essere un semplice saluto, un incoraggiamento, un augurio, una battuta o anche una pesante minaccia – diventa per lui una vera e propria persecuzione. Per sfuggire a pressioni psicologiche, intimidazioni e vessazioni, decide di testimoniare, pur sapendo di dover lasciare la città di cui è innamorato, gli affetti e la sua vita tranquilla. Ma un destino beffardo lo mette nuovamente nella condizione di fare una scelta crudele: l’uomo cede alla sua generosità, ma si ritrova ancora nei guai. Esasperato dalla situazione, tra dubbi, paure ed incertezze, decide di cercare da solo la soluzione ai suoi problemi, rischiando di diventare quasi patetico con la sua ingenuità d’investigatore un po’ naif. Vorrebbe trasformarsi in Rambo, ma si rende conto di assomigliare di più a un moderno Don Chisciotte…”
Apri gli occhi, l’elogio della normalità
di Felice Laudadio
Nel cinema sta diventando frequente. Nei libri, finora, è stato più unico che raro. Bari protagonista di un giallo di attualità.
Una ragione in più per andare a comprarlo… ma, “se capitasse anche a me?”. È l’interrogativo del romanzo di Pino Ricco, autore barese e papà dei baresissimi protagonisti: il travet e il capoclan.
Il normale, il cattivo. Eccoli, calati nel proprio ruolo, animare una storia in cui ogni giorno potrebbe ripetersi uguale agli altri – una “non storia”, insomma – se una disavventura non venisse a sconvolgere un tran tran grigiastro anzichenò.
E se qualcuno dicesse anche a noi “Japre l’ecchie!!”, “Apri gli occhi!”? E se lo ripetesse? Insistentemente, implacabilmente, a ricordare che la vita di tutti i giorni è appesa a un filo e che tagliarlo non dipende dalle nostre intenzioni, ma da come vengono interpretate, senza appello, in maniera inclemente.
Apri gli occhi, Apri gli occhi. Un tormento.
Quel “maledetto venerdì sera”, Beppe Morgese mette insieme due errori di fila. Alterando il rituale “metodico ed abitudinario” delle sue giornate da single, resta al lavoro fino alle 20,20.
Bari. Fine marzo. Una serata insolitamente rigida per la città levantina. Nessuno per strada e negozi già chiusi ai margini del quartiere Libertà, verso il Castello Svevo.
Passa davanti alla rivendita di tabacchi dell’angolo, per attraversare piazza Massari. La supera, ma un particolare insolito nel negozio richiama la sua attenzione. Una mano impugna una pistola.
Torna sui suoi passi. Uno sparo. Qualcuno sfreccia fuori.
Curiosità istintiva. È il secondo errore in pochi minuti e compromette una vita intera.
Due occhi noti attraverso il passamontagna. Si riconoscono. La pistola in mezzo alla fronte. “Ce non jive tu, jive già muert! Japre l’ecchie!”.
A scuola Beppe era rispettato da Mariolino, ieri bullo oggi boss della malavita, la primula rossa che mette a segno rapine solitarie per dar prova di coraggio criminale.
Curiosità fatale. Niente sarà più come prima. “Non l’ho riconosciuto”, dice agli inquirenti, ma rifiuta la moto fiammante che un donatore affatto misterioso gli fa trovare nel garage.
L’impero del male cambia tattica: un emissario gli ripete Apri gli occhi!. La polizia sospetta. Le minacce si rinnovano. La polizia insiste. Le ruote tagliate, un topo morto in un pacco e la polizia lo mette alle strette.
Non si può durare a lungo. I nervi cedono. Non si può vivere così.
Confessa e accetta un programma di protezione. Lascia tutto. Abitudini, affetti, amici, il calcetto del sabato. Gli costruiscono una nuova identità, lontanissimo, a Predazzo, ma l’uomo del bar si materializza anche là…
Se Beppe Morgese rivuole la sua vita deve fare qualcosa.
E qui stop, perché il romanzo del caporedattore di Barisera e punta di diamante nelle sfide pallonare del sabato pomeriggio va letto tutto, fino in fondo. Magari d’un fiato, com’è capitato a chi sta redigendo questa nota.
È un giallo ed è un libro premiato. Ha vinto il concorso Giallo della Puglia, indetto dalla casa editrice di Imperia per scoprire e valorizzare giovani talenti emergenti.
Un riconoscimento importante per Pino, che può vantare anche una prestigiosa passerella romana per il suo romanzo. È stato presentato in occasione della rassegna Più libri più liberi, il salone del_la piccola e media editoria, ospitato nel Palaeur di Roma dal 6 al 9 dicembre.
E poi, che emozione per i lettori baresi ritrovare le strade, i palazzi, i nomi, le immagini, le abitudini della propria città, nelle pagine di un poliziesco di casa e nelle disavventure di un concittadino. Fin dal prologo, infatti, fatta la tara di alcuni passaggi obbligati per esigenze narrative, si capisce che l’intero impianto del racconto potrebbe valere per l’autore, sulla cui baresità c’è poco da dubitare.
Grazie a Pino Ricco, Bari si tinge di giallo, un colore senza dubbio più caldo del nero profondo che siamo abituati a leggere nella cronaca di tutti i giorni.
Resta, però, la domanda inquietante. L’evento che spinge Beppe Morgese nell’incubo di un’esistenza cancellata non è insolito in questa città.
“State attenti, potrebbe capitare anche a voi”, sembra scrivere Pino Ricco.
Aprite gli occhi. Non si può mai dire: mai.


Ste, ce non jive tu, jive già muert! Japre l’ecchie!