
Guardo dal finestrino e la terra accelera veloce di fianco alla strada. Il deflettore posteriore se la mangia, scivola lungo le scocche infiammate di bianco e risucchia nel parabrezza posteriore. Poi lì, in fondo, aguzzo la vista, stringo gli occhi. Se guardo dallo specchietto posteriore, i bordi dell’asfalto nero sono due rette parallele che si incontrano. Alla fine da qualche parte si toccano, sono sicuro.
Intorno ho paglia gialla alta un metro, che per quanto io vada velocissimo con il piede sull’acceleratore fino in fondo, si abbassa molto lentamente. Faccio 100 km e la paglia diventa a tratti candida bianca che sembra cotone adesso. Lentamente vado a 200 all’ora e cambia ancora, si abbassa, diventa sterpaglia verde che cresce su terra rossa. L’unica cosa che non cambia mai è la striscia nera di strada su cui vado. Dritto. Non sterzare mai, solo andare dritto e guardare intorno. La strada non cambia mai e per km, km, km, km io vado dritto e mi guardo avanti. Sempre avanti.
Avere caldo. Qui è nato il caldo, e non ci sono consigli per sopravvivere all’emergenza afa. Avete presente. Non uscite nelle ore centrali, cercate di bere molta acqua, almeno 2 lt al giorno, fatevi un pediluvio nelle fontanelle, meglio mangiare un fetta d’anguria che uno spezzatino con polenta. E che catz, e vestitevi leggeri.
No, niente di tutto questo. Qui guardano il sole negli occhi e gli ridono in faccia, bevono lo stretto indispensabile, non hanno fattori di protezione. Camminare ore senza sollevare i piedi, ma strisciandoli. Questo è l’unico segreto. Qui lo scirocco è fresco, arriva dall’antartico, la tramontana porta sabbia del deserto.
Adesso mi distraggo dal servizio del TG2 perchè sento delle cose che battono sul parabrezza anteriore. Tic, toc, track, cratcj. Poi sempre di più. Cavallette grosse come piccioni mi si stanno accartocciando addosso, sono decine poi centinaia e poi milioni. Fanno così tanto rumore che non sento più la macchina. Si appiccicano sul vetri e sulle fiancate, mi pregano di rallentare per non acciaccarne troppe. Allora rallento. Ma lo sciame diventa più numeroso e adesso arrivano centinaia di uccelli tipo starne, ma che dico centinaia, saranno pure di più. Si fanno una grassa mangiata di cavallette e di grilli panciuti, quelli che schiacciavo con le ruote nel frattempo.
Poi.
Mi fermo.
Scendo dalla macchina.
Gli insetti e i volatili sono spariti.
Si rincorrono sull’erba, spariscono a destra.
La strada davanti a me finisce in mezzo a dune altissime.
Rosse.
Ora non si sente nulla solo il silenzio.
Il cielo qui è enorme, molto tanto più immenso di tutto quello che avevo mai immaginato.


madonna!
senza parole…
e.
esistono viaggi che ti aumentano le diottrie…
Caspita!
dopo una lunga corsa ci si ferma e ciò che si vede ci lascia senza fiato… il silenzio stupisce, a volte.