Con la pubblicazione dell’ottava puntata della Guida, auguro buone vacanze a tutti gli amici di MRT. A presto!
illettoreforte
La notte cala lenta e cola liquida nel parco suburbano delle Terme, e noi siamo colà, di nuovo all’entrata del reparto cure, disertata dai cagnetti e dagli accappatoi. Il coraggioso Menecacci apre la fila: ha un sacco sulla spalla, una reflex al collo e una torcia elettrica in mano; io gli vado dietro scuro come la notte, con il blocco degli appunti e un coraggio sovrumano.
Nel paesaggio stagna un silenzio particolare, che non saprei descrivere – e d’altra parte, se ti regalassi il silenzio, perché conosco il silenzio, diresti: “Questo non è il silenzio, è un’altra poesia” e me lo restituiresti – ma dopotutto il silenzio è buon segno, perché vuol dire che non c’è nessuno a vigilare, e che possiamo agire indisturbati, come gli animali notturni (i barbagianni, i gufi, i pipistrelli), i ladri o i Presidenti del Consiglio. Mentre io ripasso il piano machiavellico che ci consentirà di entrare di soppiatto, il Menecacci birbeggia con la torcia elettrica, me la punta negli occhi e se la punta in faccia da sotto il mento e mi fa le linguacce e le boccacce, mi fa le facce buffe tipo la faccia da piranha.
Trattenendo a stento le risate, lo invito a proseguire l’attività di infiltrazione, considerando problemi maggiormente articolati e vincolati quali per esempio il problema di scalare il tubo della grondaia. Annuisce, il Menecacci, e con le dita affusolate, che gli assicurano una perfetta aderenza alle superfici più ripide, si arrampica sul tubo, circumnaviga il cornicione e si acquatta in zona off limits, sulle tegole vicino alla torretta. Ammirato dalla splendida arrampicata, gli faccio un piccolo applauso silenzioso. Ora però è venuto il mio turno: mi sputo sulle mani, me le frego ben bene e afferro la plastica marrone e… solo a questo punto mi accorgo di una cosa: io non so affatto come si fa a scalare il tubo di una grondaia. Come diavolo c’è riuscito il coraggioso Menecacci? (Semplice: c’è riuscito perché è solo il deuteragonista; io, da protagonista, per riuscirci devo penare). Con una buona dose di improvvisazione, inizio la scalata, ma è un disastro: le mani mi scivolano sulla plastica, e i piedi mi scivolano sulle pareti; epiletticamente, mi ritrovo a pencolare a mezz’altezza, con il tubo della grondaia che oscilla pericolosamente e minaccia di staccarsi.
Come il governo blocca i processi, così il terrore blocca le mie azioni, ma io non mi arrendo e cerco di svicolare: mi guardo intorno e vedo alla mia altezza, piazzato sulla destra, un finestrotto graticolato con uno stretto davanzale; punto il piedino lì per vedere se ci arrivo. Ci arrivo. Un piede dopo l’altro, sono sul davanzale del finestrotto. Il tetto è così vicino che da sopra il fotografo Menecacci può aiutarmi a salire.
Mentre rifiato, chino sulle tegole, il Menecacci vuota il sacco che finora ha portato sulla spalla: ne esce un pot-pourri di ganci e grimaldelli, nottolini d’arresto e chiavi a urto, cilindri di serraggio d’esercizio, solleva porte, solleva bandelle, passe-partout e altri arnesi atti allo scasso ordinati via Rete dalla Germania. Con l’equipaggiamento, il Menecacci manolesta riesce a scassinare le finestre della torretta; ci affacciamo: una scala di servizio a rampa d’acciaio scende abissosa verso una piscina illuminata. Il Menecacci comincia la sua marcia discensionale. Quand’è sul pianerottolo, scendo anch’io, ma oggi sono fantozziano: metto un piede in fallo e mi ritrovo nel vuoto.
Per un attimo, mi sento un po’ in sospeso, in un delirio immobile alla Matrix¹, con fermo immagine e rotazione a 360°, ma poi cado alla svelta e, con panciata madornale, mi schianto, giù nella piscina glaucoargentea, sollevando spruzzi enormi e ricevendo in bocca il gusto del cloro.
Quando riemergo, l’acqua clorata si è quietata. Arriva il Menecacci e si china sul bordo; con il volto illuminato dai fari sul fondale, mi fa la faccia da piranha. Che stupido! Mi chiede “Tutto bene?” Gli rispondo “No comment” con grande self-control, ma in realtà sono genato e dispiaciuto perché a mollo ci è finito anche il blocco degli appunti: pagine bagnate, ecco la mia tristezza.
Il fotografo Menecacci dice che lo splash ha incasinato tutto, che molto probabilmente ha allertato il guardiano del reparto cure, e che tanto vale accendere la luce. Mentre va verso l’interruttore, però, una voce rimbomba nei nostri cervelli.
Misericordia, signor mio, arrestatevi! E che mai vi coglie? Noi fummo fatti per ristar al buio, e nel buio veder le cose appunto.


già, buone vacanze a chi ci sta e chi c’andrà.
e ad ATC!
la “guida” è bellissima: grazie Andrea,
e.
IO già ci sto
Saluti dal Portogallo.
Sedentariiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!
(citazione da “Il sorpasso”)
ciao Octuagenario!
mi viene in mente [sarà il tuo nick...] un’altra citazione dal Sorpasso. qualcosa del genere – lo dice Gassman:
“Lo sai qual è l’età più bella? Quella che uno c’ha, volta per volta”.
goditi il Portogallo,
e.
[vedo che l'occhiolino "Rcs style" sta prendendo piede:
]
Quando trovo qualcuno come me che apprezza il Sorpasso mi elettrizzo tutto!
Certo che ricordo quella battuta. L’ho visto sei o sette volte…
( non ci crederai, ma quella faccina m’è venuta fuori accidentalmente )
Buone vacanze illettoreforte, bellissimo anche questo episodio…
ironia dela sorte leggo questi ultimi due episodi dopo che son stata alle terme
“Nel paesaggio stagna un silenzio particolare, che non saprei descrivere – e d’altra parte, se ti regalassi il silenzio, perché conosco il silenzio, diresti: “Questo non è il silenzio, è un’altra poesia” e me lo restituiresti – ma dopotutto il silenzio è buon segno, perché vuol dire che non c’è nessuno a vigilare, e che possiamo agire indisturbati, come gli animali notturni (i barbagianni, i gufi, i pipistrelli), i ladri o i Presidenti del Consiglio. ”
Troppo bello ’sto pezzo!
Ma dai! Proprio le terme di Acqui?
Ehmm… no… altre terme… però mi rievocava l’atmosfera!