da A. Baricco, I Barbari. Saggio sulla mutazione:
Così i barbari si sono inventati l’uomo orizzontale. Gli dev’essere venuta in mente un’idea del genere: ma se io impiego tutto quel tempo, quell’intelligenza, quell’applicazione a viaggiare in superficie, sulla pelle del mondo, invece di dannarmi a scendere in profondità? Non sarà che il senso custodito nella Nona [Ndr: La Nona sinfonia di Beethoven] non diventerebbe visibile nel lasciarlo libero di vagare nel sistema sanguigno del sapere? [...] Avevano davanti il modello del borghese colto, chino sul libro, nella penombra di un salotto con le finestre chiuse e le pareti imbottite: l’hanno sostituito, istintivamente, con il surfer. Una specie di sensore che insegue il senso là dove è vivo in superficie, e lo segue ovunque nella geografia dell’esistente, temendo la profondità come un crepaccio che non porterebbe a nulla se non all’annientamento del moto, e quindi della vita.
Pensate che non sia faticosa una cosa del genere? Certo che lo è, ma di una fatica per cui i barbari sono costruiti: è un piacere per loro. È una fatica facile. È la fatica in cui si sentono grandi e sicuri di se.

