Fermata 1.
La ragazza apre la porta e mi si piazza davanti a nord – est in modo che tra i 4 sedili le uniche 2 diagonali possibili siano SuoZainoEastpackBlack – MiaZainoMonospallaNikeBlack e Me – Lei. Ci ritroviamo all’improvviso uniti da geometria e matematica in mezzo a tutto ciò che non conta e che assomiglia sempre di più a – puro – caos: rumore di fondo ferroso, parole inutili di gente di ogni mattina, suoni di avvio di windows tutti uguali non sincronizzati tra loro, capotreno penitente che invita a consumare panini già sgonfi alle 8, poppanti, studentesse nevrotico-isterico-ansiose ed altro che, nonostante lo sforzo, non si riesce proprio a sentire ma sono sicuro che c’è.
La ragazza mi guarda. Io mi faccio idee sbagliate. Lei fruga un po’ nella borsa, scansa trucchi e fondotinta e specchietti e quaderni e tutto quello che trova prima di arrivare a quello che cerca, poi tira fuori un piccolo foglietto bianco e me lo passa. La guardo anch’io. Oltre alla matematica ed alla geometria ora siamo legati da qualcosa di chimico che si è impossessato dell’aria attraversando i suoi occhi nocciola. Distolgo lo sguardo a fatica e lancio un’occhiata al foglietto; c’è l’immagine di Steve Jobs con cuffiette ed aureola. Mi ricorda la foto modificata del ministro dell’istruzione che veniva distribuita sul treno il giorno del voto in parlamento; sotto di lei c’era scritto: “Beata Ignoranza”. Sul retro di Steve Jobs, invece, c’è scritto: ” L’unico modo che abbiamo per sopravvivere è quello di entrare in fase autistica quando lo vogliamo. Noi abbiamo bisogno di vibrazioni diverse. Preghiamo:”
Ipod
benedetto tu sia nei secoli
sulle sue orecchie e sulle mie orecchie
amen.
Questo c’era scritto. Io le ho sorriso. I nostri ipod hanno cantato per un’ora attaccati al collo come simboli per fedeli. Gli occhi si sono cercati. Il treno ha fatto quello che doveva. Abbiamo ascoltato quello che volevamo ascoltare. Abbiamo sentito quello che volevamo sentire. Lenny dice che “Love rules”. L’amore regola tutto. Alcuni di noi l’hanno fatto.


mi piace NapoliRomaTreni, con treni che può essere Trani detto da L.Banfi…
ottimo, Gianl!
benvenuto!
e all’inizio alla roba di Trani-Treni ci avevo pensato anch’io…
ma quanto siamo provinciali da uno a mille se leggendo la parola “Treni” pensiamo prima a Trani detto da Lino Banfi e poi – eventualmente – [forse (ragionandoci un po' meglio)] a binari, vagoni, locomotiva, ciuff ciuff e tutto il resto?
mah…
eMeRiTi di MRT….bentrovati a voi. La mia intenzione è quella di raccontare un viaggio infinito. Storie dal treno con cadenza … casuale (cosi’ non dovro’ rispettare troppo i tempi
) ). Questa è la prima fermata; qualcuno sale, qualcuno scende. Ma il treno non si ferma. Mai.
[enpi]…ehh. a quella di lino banfi non ci avevo pensato.
) divertente davvero.
[lecoincidenzenonesistono]…tutto il mondo, ormai, è una grande provincia. puzza e profuma a zona. ma questa è solo una mia idea. forse.
Splendido, e vivido nella rappresentazione, sembra di esserci, in quello scompartimento !
A me è successa una cosa molto simile, perlomeno il primo paragrafo, sul pendolino, verso Milano.
Un’ora (dico un’ora) di sguardi incrociati, quasi imbarazzati, attraverso il corridoio. Quelle cose tipo mi giro, ti vedo che mi stai guardando, te ne accorgi guardi da un’altra parte poi ti rigiri e mi becchi che ti sto guardando, insomma un’ora così, quasi fino a Firenze. Sorrisini, pensieri vari, far finta di fare altre cose, far finta di leggere (che alle sette di mattina, in piedi dalle cinque hai poco da leggere), insomma tutta quella roba che uno fa in treno da solo.
Poi ad un certo punto la situazione precipita. Apre lo zaino, tira fuori una cosa, si alza, lancia un cenno di intesa verso la fine del corridoio, si gira verso di me, stavolta lo sguardo è aperto, non si gira più dall’altra parte, ha un’espressione tipo “ti ho visto che mi guardavi, sai”?
Le cose che mi preoccupano di più sono: la cosa che ha tirato fuori dallo zaino, che non riesco a distinguere, e il cenno d’intesa di cui sopra con un altro personaggio sbucato dal nulla a fine carrozza, che sta avanzando verso di noi.
E’ istintivo, la mano corre sotto il giubbotto, il bottone della fondina fa un “click” soffocato, le gambe sono tese, pronte a scattare in piedi eventualmente, se necessario, ribaltando l’inutile tavolinetto.
Il mio sorriso sparisce, il suo rimane.
Si avvicina, e continua a guardarmi e a sorridermi: vacca se è bella, non sembrava così con quattro sedili in mezzo… eccola che arriva, nel frattempo l’altro personaggio è vicino, troppo vicino, gli altri sembrano non essersi accorti di niente.
Eccola. Il sorriso continua, meccanico, non c’è niente di sincero nei suoi occhi, sembra un automa.
“Buongiorno, posso presentarle il nuovo palmare-cellulare-mp3-gps-superorganizer della Samsung ? E’ in promozione speciale per chi lo prenota qui, il mio collega se vuole le mostrerà le principali caratteristiche, io se vuole le lascio questo depliant, ha tempo fino a Bologna per valutare l’offerta”…
“Eh ? Uh, no, grazie, ho appena comprato un telefono nuovo, sarà per la prossima volta (razza di stronza – “click” a richiudere la fondina – ma ti sembrano cose da fare ? Tu e il tuo collega se poco poco stamattina ero più nervoso nemmeno la vedevate, Bologna), grazie mille, davvero, questi affari tecnologici mi mettono ansia (fanculo)”.
Il sorriso sparisce, saluta, passa alla fila dopo. “Buongiorno, posso presentarle”…
Chessedevefà, pe campà…
comincio a preoccuparmi…
fondina? quindi, immagino, porto d’armi…
AL, rassicuraci, per favore!
e.
Oh, e a proposito del buon Pasquale Zagaria, sono sicuro che qui avevate già messo il link a questo pezzo, ma vale la pena di rivederlo.
Io ogni volta mi piscio sotto, soprattutto quando comincia a parlare anche lui e scattano i sottotitoli !
Enrì… era fiction, ma te pare a te ?
(RCS)
E poi, cos’è un porto d’armi ?
il pendolino è il pendolino. si vede che state avanti, a milano. sul nostro treno vendono solo calzini. spesso già usati.
Eheh, businessmen, mica pizza e fichi…
Io no businessman, io solo man con una fretta boia di arrivare a Milano entro le 10:30 e nessuna voglia di mettere a repentaglio la propria vita su un trabiccolo volante low-cost (per salire sul quale tra l’altro, avrei dovuto superare perquisizioni e metal-detector non proprio indicati data la situazione)… (Albè, ma nun era fiction ? – Beh, oddio, insomma)…