We’re aware of a problem with Gmail affecting a number of users. This problem occurred at approximately 1.30AM Pacific Time. We’re working hard to resolve this problem and will post updates as we have them. We apologize for any inconvenience that this has caused.
Questo il laconico (e poco incoraggiante) comunicato apparso da qualche minuto nella sezione di supporto di Gmail, per aggiornare gli utenti sui numerosi problemi riscontrati nelle ultime ore.
Si, perchè Gmail, uno dei servizi di mail web-based più utilizzati al mondo è in panne, dalle 11 di stamattina.
Pochi minuti e già si parla di milioni di utenti disperati, sparsi in tutto il mondo. Per Google è la seconda grossa debàcle recente, dopo il 31 gennaio scorso, quando mezz’ora di black out nelle ricerche del motore hanno gettato nel panico i navigatori di mezzo mondo.
Scenari apocalittici, attacchi terroristici, aziende bloccate, furti di dati, Governi che dichiarano stati di emergenza, associazioni di consumatori minacciano ritorsioni legali multimiliardarie contro la malcapitata Mountain view: la notizia ha monopolizzato l’informazione sul web. Completamente. Non ci sono precedenti.
E sarà la notizia del giorno, del mese forse, in tutto il globo o almeno in quello informatizzato. Con inevitabili strascichi di natura socio-politica. E comica, si spera.
Forse il mondo sta finendo. Perchè se finisce internet, il mondo esisterà ancora? Torneremo a lavorare la terra?
Sono momenti cruciali questi. Quale occasione migliore per riflettere sull’affidabilità della Grande Rete, sui pericoli dell’era “cloud” e sull’importanza – e la volatilità – degli strumenti che usiamo tutti giorni. E su come il “fare rete” sia già infinitamente più grande di quanto noi stessi non immaginiamo.
Mentre milioni di mani staranno massaggiando milioni di tempie riflettendo su questi interrogativi e milioni di indici staranno cliccando come forsennati il tasto refresh, i tecnici saranno presumibilmente al lavoro.
Hard work.
Stay tuned.




Panico distillato, cristallizzato, servito in piccole dosi mortali sotto forma di un errore 404, o qualcosa del genere.
ti dirò, mursie… secondo me era panico simulato. che in realtà nascondeva un crescente entusiasmo, per una vera, tangibile falla del “sistema”.
una sorta di evasione dai nostri mezzi, di cui siamo schiavi infatuati per una sorta di infame sindrome di stoccolma. gli aguzzini si sono distratti, hanno commesso un errore. noi siamo rinsaviti, abbiamo vagheggiato per un attimo la fuga, la libertà. il ritorno alla vita all’aria pura.
ma forse sto parlando di me.