
Che poi lo sapevamo già mentre eravamo lì, che prima o poi sarebbe successo. Quando avevamo di che ridere, ricordo, lo sapevamo, ne avevamo già il sentore che prima o poi sarebbe finito tutto, che alla fine qualcuno o qualcosa ci avrebbe rimesso in riga.
Ricordo a 17 anni che c’era questo tizio in classe con me. Ma era anche in classe con voi. C’era sempre in classe uno così.
Lo chiamavano il mago. Infatti era capace di tirare fuori dal cilindro i giochi di prestigio più inconsulti, facendo rivoltare tutti dalle risate. Era capace di sfidare l’autorità. E raccogliere consensi. E procurare lo stupore. Una volta il mago, che da allora venne chiamato così infatti, aveva rubato durante l’intervallo la giacca del professore di chimica e biologia. Una giacca di fustagno verso il turchese spento, pelosa, con le spalline alla simonlebon, tipica degli anni ‘80 e quindi già usata parecchio visto che si era già nel decennio successivo. Un capo di vestiario da far accapponare la pelle. La taglia era 3 volte la sua, per insegnare chimica infatti ci vogliono le spalle larghe. Il mago l’aveva indossata e già così, solo per questo fatto, tutta la classe si era fermata, in attesa del numero. L’attenzione era catturata e il suo protagonismo poteva sfogarsi.
Come quell’altra volta in cui, mentre la lezione andava avanti, senza farsi vedere, si era messo in un angolo dell’aula nascosto da un’intercapedine e si abbracciava da solo, come se di fronte avesse qualcuno con cui si stesse baciando. Era rimasto così per 10 minuti mentre la professoressa di storia dell’arte con il nome palindromo e gli occhiali spessi 5 cm ci spiegava Pontormo. Povera ignara di tutto.
Comunque preso un foglio da un banco inizia a ripiegarlo simulando un gioco di prestigio, sceglie come valletta ovviamente la compagna più avvenente della classe e con fare sicuro fa sparire il foglio infilandolo palesemente nella manica della giacca. Fa altri numeri improbabili, servendosi degli oggetti che trova. Raccoglie gli applausi, mentre nelle tasche aveva già nascosto dei coriandoli ricavati da altri fogli strappati e li lancia in aria come un carro di carnevale in mezzo alla folla. Spalle alla porta di ingresso il mago non si accorge che tra il pubblico si è infiltrato anche il professore di chimica e biologia che è entrato in silenzio.
Si volta e gli sguardi dei due si incrociano. Il professore ha l’aria truce, la fronte madida sotto il riporto, la forfora sulle spalle e, soprattutto, l’autorità minata alla base. Dal mago e da 22 mocciosetti che gli ridono in faccia. Il mago non si scompone e invece di perdersi d’animo, di chiedere scusa, di togliere la giacca, gli va incontro e sempre più esaltato dagli applausi e dalle urla di tutti cerca di coinvolgere il professore nella sua magia, lanciando verso di lui i coriandoli ed esibendo la valletta. Infine allarga la braccia per ricevere il riconoscimento finale e per segnalare che per oggi il numero è terminato. Per la prossima magia ci si rivede fra qualche giorno, dopo l’ennesima sospensione con nota da portare firmata, dopo una ricerca per tutta la classe sulla citosi e l’alcalosi. E dopo un paio di calci in culo appioppatigli da suo padre.
Ecco io questo tizio che stava in classe con me, non l’ho più rivisto. Voi sì? Cioè non lui, ma il vostro. No perché vorrei sapere dove sono finiti questi personaggi, dove siamo finiti noi. Dove li hanno messi? I maghi, i giocolieri, i buffoni, gli incantatori di serpenti, i commedianti, le ballerine, i folli, i butterati? Sono chiusi anche loro in una specie di cpt? Quando è ci successo che abbiamo iniziato ad andare a letto presto? Ad accendere la televisione, a guardare il mondo da internet, da un blog? E a smettere di uscire nella strada per parlare con qualcuno? Quando ci hanno trapiantato in un altro vaso, con questa poca terra secca inadatta per continuare a crescere?



grazie teatro… giusto quello che NON mi serviva, proprio ora che stavo cominciando a convincermi, che sì… in fondo non va poi così male e che, sì, dai, alla fine andrà tutto bene.
avevo quasi scordato che – quando? – una volta me lo sono chiesto anche io.
“Dove li hanno messi? I maghi, i giocolieri, i buffoni, gli incantatori di serpenti, i commedianti, le ballerine, i folli, i butterati?”
in tivì: nelle trasmissioni di Chiambretti…
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