che poi siamo noi – la Civiltà degli autoscatti.
i flussi informativi sono diventati oggetti del consumo. la censura non è più necessaria: il Pensiero è coperto, celato da tutti gli autoscatti dei consumatori.
siamo in macchina? sorridi ché ci facciamo una foto.
siamo a una “festa”? sorridi ché…
siamo in Erasmus? sorridi…
fra sette milioni di blog, dieci milioni di profili facebook, tutto scompare, avvolto dal nulla cosmico di milioni di volti ammiccanti.
il Paese è un collage di bocche, occhi, petti e pettorali.
e nel frattempo vi hanno venduto qualche decina di milioni di fotocamere e videofonini. e non avete fatto una foto che valga la pena di essere ricordata in sé. ogni vostra foto ha lo stesso valore di ogni altra foto.
la tua faccia e il tuo culo sono uguali a ogni altra faccia e a ogni altro culo.
La Civiltà degli autoscatti
26 Giugno 2009 di enpi



ed è tutto così forzato, con un senso di nausea latente…
quando l’obiettivo fotografa tutto, l’ombra sul piatto stracolmo e ricoperto di orribili salse, e ancora sguardi ammiccanti che testimoniano un desiderio quasi fisiologico di Esserci, di farsi oggetto bidimensionale di venerazione o scherno, tanto l’importanteècheseneparli…
lettura in merito: il saggio di John Naish “Basta!” uscito in inverno per Fazi.