
La fronte appiccicata al vetro della corriera guardiamo la striscia di asfalto le onde sinuose le curve profumate. La ruota anteriore destra si imbatte in un tombino, mi fa sbattere la testa. Vediamo, io e te, ai lati della strada le sughere tagliate in basso, una striscia ocra dove hanno segato la corteccia. Una ferita che si cauterizzerà con il tempo lento che scorre da queste parti.
In mezzo alle querce scoliotiche si alzano pinnacoli di roccia granito grigio e scavate. Grotte di vento, fruscii di bestiari. Occhi nervosi appartati e diffidenti che ci osservano di taglio mentre passiamo di fianco ai loro nascondigli. Quando la strada sale vediamo la valle sotto, un canale di spine e di rovi, rifugio di qualche balente che ha rapito sfregiato ucciso il suo migliore amico per restituirgli un pizzico di vendetta, un colpo di fucile in faccia. E io ne sento l’odore di quel sangue inimicizia e lo vorrei assaggiare. Poi il bus curva scende a sinistra e lo vedi il mare, mi conforta. Sto tornando a casa e questa volta sento il profumo più di sempre ma non è al solito scavviccio cisto mirto che ti porti appresso per qualche giorno come un lenzuolo sudato. Questa volta la sardegna è cambiata. Da oggi non torno più me stesso.



commento stupido a un post bellissimo:
nessun
posto
è
come
casa
[ovunque sia casa]
e.
ma il vento è sempre lo stesso