Nel backyard del palazzo, ci sono tre santi con indosso cotte scure, che danno loro una fisionomia mefistofelica, da superricercati kryptoniani¹. San Giovanni Decollato ha la testa sotto l’ascella, adagiata sull’avambraccio, come un damerino; nonostante il grave handicap, ha la testa sulle spalle, e l’aria furba: è la mente del gruppo. Il braccio del gruppo è quel bel santo muscoloso di San Giorgio, dotato di maschia virtù e ancora puzzante di drago. Dietro di loro, ecco quella dropout di Santa Caterina: completamente flippata, si stacca le unghie dalle dita e se le mangia, come una bambina.
Appena ci vede, il Decollato si sbraccia e si sgola; urla agli altri due: “Prendeteli! O faranno la spia.”
Gli sgherri ci circondano e ci legano come salami.
Io dico: “Vergogna! Come mai avete ucciso il vescovo, che vi voleva così bene?”
“Ci soffocava, vorrai dire!” strilla il Decollato, con enfasi giovanilista. “Finalmente, ce ne siamo liberati! Ci teneva sempre al chiuso a prender polvere. Quando era fuori di casa, scendevamo dalle cornici per sgranchirci un po’ le ossa. Questa notte è tornato senza preavviso e ci ha sorpresi: ci ha detto di tornare subito dentro, ci ha insultati; non ci abbiamo visto più, l’abbiamo ucciso.”
“E ora che farete?”
“Non lo sappiamo ancora, ma è tempo di cambiare vita. Abbasso il pretame, abbasso la sorveglianza! Giocheremo al superenalotto. Andremo in vacanza.”
A questo punto il Menecacci, con vulpea intraprendenza, chiede se può scattare una foto per un servizio sui nuovi santi rampanti, che uscirà sul prossimo numero del magazine interparrocchiale; i santi ne sono deliziati, e si mettono subito a disposizione.
Mentre il coraggioso fotografo scatta ai santi le foto rutilanti, ne approfitto e chiedo dov’è il bagno, devo andare a orinare. “Di là, di là” sbotta San Giorgio, troppo occupato a spararsi delle pose muscolose per venire a sorvegliarmi.
Raggiungo il telefono e chiamo il 112: “Pronto, carabinieri? Vi parlo dal palazzo vescovile. I santi hanno ucciso il vescovo e stanno per fuggire. Non sappiamo quanto ancora riusciremo a trattenerli.”
Dall’altro capo del filo, giunge una voce camomillacea: “Ho capito, un’emergenza religiosa. Arriviamo subito.”
Torno di là e vedo che il Menecacci ha incasinato tutto, si è lasciato sfuggire di mano la cosa: i santi litigano tra di loro perché uno solo può finire in copertina.
Un attimo dopo, da fuori, si sentono delle sirene e una voce megafonata: “Santi, sappiamo che avete fatto! Uscite con le mani bene alzate.”
Ma i santi ci prendono in ostaggio: usciamo tra le braccia di San Giorgio, che quasi ci soffoca nella sua stretta. “Lasciateci andare o li strangolo” dice, adrenalinico. Con un fucile di precisione, un cecchino caramba lo colpisce alla spalla: San Giorgio si accascia, grugnisce e ci molla rovinosamente a terra; il Menecacci, cadendo, rompe la macchina fotografica: le foto dei santi vanno a farsi benedire.
Tutti i santi finiscono in manette, tranne San Giovanni Decollato, che, come extrema ratio, sale sulla macchina del vescovo e la mette in moto. I carabinieri inscenano uno spettacolare inseguimento giù giù per la salita della cattedrale. Il santo però, con la testa posata tra le cosce, tanto bene non può guidare: non vede dove va, urta i monumentali posacenere davanti al Bar Aleph e si sfracella contro la gelateria alla fine di Via Duomo. Sporco di sangue, scaglie di vetro, pesca, pistacchio e pompelmo rosa, se non altro si gode una morte gustosa.
Che altro dire? Bye-bye. E al loro dio goloso non credere mai.


