Continua la partecipazione di MilanoRomaTrani al torneo letterario più cool della rete Wimble.doc, dove da ieri sera Gianluca Pezzella e Gianluca Senis di Follelfo si stanno sfidando sul tema “indice”.
Di seguito il racconto di G. Pezzella intitolato Index Rock Gun.

1 Cani Randagi
Avevo sempre chiesto il permesso di fare le cose. Mi avevano insegnato ad alzare l’indice; lo tenevo su per chiedere alla maestra di andare al bagno, ai miei di vedere la TV, alle ragazze di darmela; poi mi sedevo in attesa. Ma non ricevevo nulla. Compresi che il fatto di alzare l’indice per chiedere di poter realizzare qualcosa era insensato e la faceva esistere come un possedimento riducendo i miei sogni a beni di scambio. Non volevo assistere alla mercificazione dei miei desideri, per cui decisi di non chiedere più. Volevo uscire da quel sistema distorto, da quella barattopoli guasta di cani randagi, e giurai a me stesso che avrei semplicemente fatto.
2 MedioMen
Quello che feci, fu cambiare dito. L’indice aveva fallito e passai al medio. Successe a scuola. Tornai dal bagno e la prof mi mostrò una nota; diceva: il ragazzo esce dalla classe senza chiedere il permesso. Ovvio, pensai, ho smesso di usare l’indice. Le mostrai il medio e tornai seduto mentre la classe in coro intonava un Ah-ha in stile Nelson Muntz. Oltre alla sospensione dal sistema, ottenni vasto successo di pubblico, fama e il soprannome di MedioMan. Lo considerai il mio nome d’arte e l’immortalai tatuandomi un pugno con anulare alzato in pieno petto. Nel vedere l’orrenda macchia, simbolo indelebile di un’ideologia diversa dalla loro, i miei mi elargirono un buono gratis per un sacco di botte. Ero giudicato, ghettizzato. Ero un untore. Un esiliato.
3 Strade Perdute
Saltai fuori dalla finestra di casa; atterrai per strada. Fu il salto evolutivo che mi avrebbe condotto per direttissima ad oggi. Iniziai con piccoli furti: autoradio, borsette. Insomma, iniziai a percorrere strade perdute.
4 Giocano Tutti Al Medesimo Sogno
Per strada imparai che dito indice e medio, usati da soli, non bastavano a far avverare i sogni; li appaiai uno sull’altro come una pistola a doppia canna e simulai un revolver in tasca. Feci una rapina a mano disarmata alle poste. In dieci minuti ero fuori, sul punto più alto della scalinata d’ingresso, con il bottino nel sacco e un sole mattutino che mi immortalava in una bellezza fulgida, ricco e sfrontato, imprendibile come un eroe dei fumetti. Ma poi ci furono spari, intelligenze nascoste, soldati in posizione di tiro a braccia tese, indici che tiravano grilletti e colpi velocissimi che solcavano il cielo tracciando nell’aria una ragnatela di fili d’acciaio.
Ci sono uomini da ogni parte che concedono ai loro indici rattrappiti il permesso di far diventare intorno, tutto, improvvisamente rosso, sbriciolato, miniaturizzato come sangue esploso.
5 Sentirsi Liberi
I suoni, le immagini, l’intero ricordo di quel giorno oggi mi appare intermittente; è un video tagliuzzato e ricucito con parti nere, è un proiettile in testa. Ho ancora la cicatrice rotonda sul cranio e la memoria a brandelli. Qui ho studiato molto. Mi sono autoprogrammato a rieducarmi. In carcere, ho imparato a scrivere ed a riconsiderare l’utilizzo dell’indice alla luce chiara di una visione nuova; c’è un modo giusto per imprimergli forza. Impugno penne. Premo tasti. Lo incido in una storia, in cui Cani randagi e MedioMen, su Strade Perdute, Giocano Tutti Al Medesimo Sogno di Sentirsi Liberi.
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