Conclusa la seconda sfida con la vittoria di Matilde Quarti continua la prima avvincente semifinale di Wimble.doc il torneo più appassionante della rete. Questa volta tocca a Matteo Pascoletti con il suo E’ nervosa persino la signora Fanny Bright ispirato all’immagine-tema di Michele Turazzi che trovate a precedere il racconto:

Jingle bells, Jingle bells, Jingle all the way…
-Maremma maiala!- gridi, la voce assorbita dal bianco ovattante della neve. È la vigilia di Natale, hai una lista di regali da comprare e la produzione di bile è a livelli critici.
La gggente attorno a te sciama tra gli ingranaggi in tilt del clima festivo. Poche ore di tormenta hanno bloccato il traffico in tutta la città. Gli adulti imprecano, mentre i bambini sono felici: possono giocare a palle di neve e costruire pupazzi, almeno finché gli adulti non li richiameranno all’ordine incatenandoli alla propria frustrazione.
È nervosa persino la signora Fanny Bright.
Tu smaremmi, smadonni, a dirla tutta t’incazzi. Avevi organizzato la giornata a puntino per comprare tutti i regali prima di cena. Dio ha però scelto la neve per veicolare un messaggio che spesso hai bisogno di dimenticare, specie sotto le feste di Natale, specie per questo Natale.
Il messaggio non è dovevi mettere le catene nel portabagagli.
Il messaggio è più sul genere non hai controllo su tutto.
Il messaggio è non pensare che, siccome hai avuto la sfortuna da romanzo dickensiano di perdere tuo babbo il giorno di Natale, per giunta a causa di un tumore, la vita sia in debito con te; se anche fosse, non è un debito che puoi esigere quando ti fa comodo.
Avevi in mente, nella testa e sotto la pelle, di festeggiare un Natale felicemente normale, dopo gli ultimi, riassumibili in due frasi:
25/12/2006 -Ci spiace, la chemio non è servita.
25/12/2007 -MAMMA! IL BABBO NON RESPIRA!
La realtà dice che da almeno un’ora hai rinunciato a girare con l’auto. Hai dimenticato le catene per quella forma di scaramanzia inconscia secondo cui, per esempio, se è nuvolo e non vogliamo che piova allora ci diciamo “tanto non pioverà” e lasciamo l’ombrello a casa. Ma all’altezza del punto 3 della lista, dopo aver rischiato un patetico testacoda figlio della testardaggine e della strada ghiacciata, hai finalmente posteggiato l’auto per cercare un piano B.
-Taxi?- dici al cellulare, sotto l’ombrello, il freddo che si mangia le parole e invade gli orifizi. -…Ma è sicuro di non potercela fare?…Sì, ma per me è molto importante riuscire ad arrivare al centro commerciale, è un Natale un po’ particolare…No, certo, capisco, capisco perfettamente…pronto?
(Il messaggio è anche perché dimentichi sempre di caricare la batteria del cellulare?)
E dire che da piccolo adoravi la neve. Tutti da piccoli adorano la neve! Chi non è cresciuto con il mito del bianco Natale? Quando arrivava quel periodo speravi sempre che nevicasse, arrivavi quasi a pregare perché nevicasse. Ti sarebbe andato bene anche se avesse nevicato il 27: in fondo eri un bambino umile, bastava poco per renderti felice.
Sui ricordi irrompe il presente: senti le risate dei bambini che giocano in un momento di quiete, nel bianco da cartolina subissato dalle luci delle insegne e dai motivetti natalizi. Vedi il gruppo di bambini, vivi le loro risate come dita che si trastullano in una ferita che non pensavi fosse ancora infetta.
-BABBO NATALE NON ESISTE! I REGALI VE LI PORTANO I GENITORI!- urli verso di loro.
Jingle bells, Jingle bells, Jingle all the way…
Sticazzi la signora Fanny Bright.
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