Da oltre un mese e per molto altro tempo ancora: una frana a Montaguto, in provincia di Avellino, ha interrotto la linea ferroviaria Foggia-Benevento. Interrompendo, di conseguneza, i collegamenti ferroviari di tutta la Puglia con Roma. Se prima della frana per andare da Bari a Roma [distanza: 412 km], in treno, ci volevano circa cinque ore – l’Altavelocità quaggiù è una sorta di utopia futuribile – ora ce ne vogliono, teoricamente, sei e mezza. Ovvero Trenitalia stima il ritardo congenito per Roma in 90 minuti – si deve prendere un autobus sostitutivo, e poi un altro treno; per inciso gli autobus in questione non prevedono un servizio per disabili, ai quali Trenitalia consiglia di andare a Roma passando [!] da Bologna (una decina di ore di viaggio, con almeno un cambio).
Ieri Trenitalia ha fatto girare questo comunicato stampa, nel quale comunica la soppressione di due collegamenti fra Puglia e Roma:
Il perdurare dell’interruzione della circolazione ferroviaria tra Benevento e Foggia, causata dalla frana staccatasi da un’area non di pertinenza del Gruppo Fs nella zona di Montaguto, in provincia di Avellino, ha imposto a Trenitalia una temporanea revisione dell’attuale orario. A partire dal 12 aprile e fino al termine dell’interruzione saranno cancellati due treni Frecciargento tra Roma e Bari. Lo rende noto Ferrovie dello Stato. Si tratta del 9353, in partenza dalla Capitale alle 11.15 e arrivo a Bari alle 15.30, e del 9356, con partenza programmata dal capoluogo pugliese alle 17.16 e arrivo a Roma alle 21.15.
Lo sapevate? Eh?
MAPPATURA


lo sapevamo, ma non si capisce perché nessuno ne parli.
poi parlano di “infrastrutture”, di “investimenti”…
[sul Manifesto di ieri c'era una pagina intera]
eccolo, l’articolo [http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20100410/pagina/15/pezzo/275841/?tx_manigiornale_pi1%5BshowStringa%5D=montaguto&cHash=3e00672224]
“ULTIMA FERMATA Montaguto
Da un mese chi è diretto in treno verso la Puglia è costretto a fermarsi in un paesino dell’avellinese e prendere un bus. A causa della frana più grande d’Europa, che nessuno ha prevenuto nonostante i rischi fossero noti dal tempo dei Borboni. Il viaggio si allunga di ore ma alle ferrovie non interessa
Vista da lontano può sembrare un ghiacciaio sporco. Una lunga lingua di fango e argilla che parte dalla sommità della collina e lentamente scivola a valle, allargando progressivamente il suo fronte. È la frana di Montaguto, meglio nota come «la frana più grande d’Europa», che da un mese esatto ha tagliato i collegamenti ferroviari tra la Puglia e il versante tirrenico. Uno smottamento enorme (3 km e mezzo in tutto) che gli abitanti del piccolo paesino, al confine tra Campania e Puglia, conoscono da sempre, ma che le autorità competenti hanno sistematicamente trascurato per lungo tempo. Almeno fino all’inizio di marzo quando sono bastati pochi giorni di piogge intense perché la frana ricominciasse a «camminare», travolgendo tutto quello che trovava sul proprio percorso. Sotto 700mila metri cubi di terra sono finiti la strada statale 90 e i binari della ferrovia che collega Bari con Roma e Napoli. Il risultato è che, da trenta giorni, chi dalla Puglia intende raggiungere la capitale in treno è costretto a compiere un vero percorso a ostacoli: scendere dal vagone a Foggia, salire con i propri bagagli su uno dei pullman sostitutivi messi a disposizione da Trenitalia e andare fino a Benevento, dove finalmente potrà riprendere il suo viaggio su rotaia. Oggi i tempi di percorrenza per il tragitto tra Roma e Bari in Eurostar possono arrivare a quasi sei ore, rispetto alle 4 ordinarie. E le cose non sono destinate a mutare nel breve termine.
Dai Borboni a Bertolaso
La dichiarazione di «stato di emergenza» nel territorio comunale di Montaguto risale al 12 maggio 2006. Il termine «emergenza», tuttavia, appare inappropriato visto che ci si trova di fronte a un fenomeno che ha diversi secoli di storia alle spalle, noto almeno dalla metà del Settecento. Della frana di Montaguto si parla anche nei documenti di epoca borbonica. Nel 1763 Carlo III di Spagna inviò sul posto Giovanni Pollio e Francesco Varga, ingegneri «camerali e tavolari» del Regno delle Due Sicilie, per verificare lo stato di dissesto che rischiava di compromettere la strada costruita da Filippo II per unire Tirreno e Adriatico. Al termine di un sopralluogo i due tecnici conclusero che fosse necessario intervenire per non compromettere i traffici e i collegamenti tra Napoli e la Puglia e ordinarono una serie di lavori che poi hanno permesso di contenere la frana fino a epoche recenti.
In tempi molto più vicini a noi, della frana si è occupato il capo della protezione civile Guido Bertolaso, che nel 2006, in occasione di una delle tante emergenze, volle recarsi di persona a Montaguto in elicottero per valutare il problema e si impegnò personalmente per risolverlo. Da allora sono stati spese decine di milioni di euro ma – come dimostrano gli ultimi fatti – poco o nulla è stato fatto. Adesso la palla è passata al commissario per l’emergenza idrogeologica in Campania, Marco De Biase, che tuttavia nei giorni scorsi non ha avuto difficoltà ad ammetter la propria impotenza. Per il momento, infatti, mancano i soldi assicurati dal governo per effettuare i lavori necessari. «Aspettiamo che ci diano i finanziamenti per procedere. Ci sono stati promessi 38 milioni di euro di Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas), ma dovrà veicolarceli il Cipe», ha dichiarato nei giorni scorsi De Biase.
Nell’attesa il commissario sta facendo «quello che è possibile fare in queste condizioni», ossia molto poco. Innanzitutto rimuovere i 700 mila metri cubi di fango finiti sulla strada e sulla linea ferroviaria. Ma anche in questo caso non si tratta di un’operazione facile perché si devono trovare i terreni su cui depositare il materiale di risulta. Per adesso – tra suoli espropriati e quelli messi a disposizione dalle Ferrovie – sarà possibile rimuoverne circa 300mila metri cubi, ma per gli altri 400mila il problema resta. Poi si tratterà di far partire i lavori, quelli veri, in grado di risolvere il problema della frana in maniera duratura. Negli anni scorsi si è parlato più volte della possibilità di realizzare una galleria in grado di «aggirare» la collina incriminata. Di sicuro – stando ai piani della Protezione civile – bisognerà innanzitutto asciugare il lago che si è creato a monte della frana e deviare le diverse sorgenti che ci sono sulla collina, a quota 800 metri, in modo da evitare che finiscano sulla frana. Tuttavia, come precisa lo stesso De Biase, «i lavori devono assolutamente partire entro giugno», in modo da portarli a compimento prima dell’arrivo delle piogge. In caso contrario si rischierebbe di fare un lavoro a vuoto, come è già accaduto altre volte negli anni passati.
Percorsi alternativi
Nel frattempo a subire i danni di questa situazione sono principalmente i pugliesi, che da anni sentono parlare di grandi opere e di «alta velocità» (con la prevista realizzazione della linea Napoli-Bari), ma che per il momento devono fare i conti con disagi quotidiani. Basti pensare che la tratta tra Bari e Roma in diversi tratti, compreso quello nei pressi di Montaguto, non dispone nemmeno del doppio binario.
A esasperare gli animi ha contribuito poi la stessa Trenitalia, che dall’inizio di questa storia ha adottato un approccio molto poco trasparente. Solo pochi giorni fa l’azienda si è decisa a creare un apposito numero verde e a inserire un annuncio nella homepage del proprio sito in cui avverte i passeggeri dei «disagi» che si troveranno ad affrontare. Tuttora invece, e nonostante le proteste che le arrivano quotidianamente, Trenitalia non ha ritenuto opportuno tagliare il costo dei biglietti (83 euro in prima classe per l’Eurostar Roma Bari). Forse perché – come fa sapere la stessa azienda – la frana le ha già causato «un danno economico quantificabile in oltre 620mila euro» per settimana.
Nei giorni scorsi la Confconsumatori Puglia ha minacciato di avviare una class action pubblica contro le amministrazioni pubbliche e i concessionari (Trenitalia e Anas) per ottenere la messa in sicurezza delle zone a rischio, il ripristino dei collegamenti ferroviari e stradali e – nel frattempo – l’applicazione di «agevolazioni tariffarie agli utenti di tale linea». Ieri invece è intervenuto il segretario nazionale Sindacato famiglie italiane diverse abilità (Sfida), Dino Di Tullio, che ha fatto presente come i pullman messi a disposizione da Trenitalia non siano accessibili ai disabili e ha parlato di «ennesima discriminazione». Lo stesso Di Tullio ha citato il caso di un disabile in carrozzina, che doveva recarsi a Roma e che è stato invitato da Trenitalia a utilizzare la tratta Lecce-Bologna e da qui il collegamento tra il capoluogo emiliano e la capitale.
Una via alternativa e sicuramente più veloce sarebbe quella dell’aereo. A marzo, su sollecitazione dell’assessorato ai Trasporti della Regione Puglia, Alitalia aveva stabilito delle tariffe agevolate per i passeggeri sui voli Roma-Bari e Roma-Brindisi «per venire incontro alle esigenze di mobilità dei cittadini pugliesi penalizzati dalla frana», ma gli sconti sono stati sospesi da inizio aprile. «Non abbiamo aumentato le tariffe ma è l’incremento della richiesta a ridimensionare l’effetto positivo delle offerte» precisa Alitalia, secondo cui si tratta di «una fisiologica legge di mercato».
«Caso nazionale»
Intanto, e nell’impasse generale, il fronte della frana continua ad avanzare, anche nell’ordine di qualche metro al giorno, e sta arrivando a minacciare anche il sottostante torrente Cervaro. E la situazione potrebbe diventare drammatica in caso di nuove piogge.
Di fronte a una situazione che non sembra offrire vie d’uscita, sia il commissario De Biase che la Regione Puglia chiamano in causa il governo. Si attendono infatti quei decine di milioni di fondi senza dei quali non sarà possibile ripristinare i collegamenti. Giovedì scorso l’assessore pugliese alle Opere pubbliche Fabiano Amati ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al sottosegretario Guido Bertolaso per chiedere «di riunire al più presto intorno ad un tavolo tutti i soggetti coinvolti al fine di coordinare gli interventi necessari a far fronte alla frana di Montaguto», ma per il momento non è arrivata alcuna risposta. L’ultima riunione di cui si ha notizia è quella tecnica convocata a Roma lo scorso 19 marzo, presso la sede della Protezione Civile. In quell’occasione Bertolaso si disse «fiducioso che la popolazione della zona potrà prendere atto della risoluzione del problema, nonostante i ritardi registrati finora, in tempi molto brevi».
Un ottimismo che sono in pochi a condividere. Nei giorni scorsi l’assessore all’Ecologia della Regione Puglia, Onofrio Introna, ha attaccato il governo che nelle ultime settimane «non ha trovato né tempo e né voglia di occuparsi della frana di Montaguto». «Se una linea ferroviaria di tale importanza fosse stata interrotta in Lombardia o in Veneto – ha detto Introna – sono sicuro che sarebbe nato un caso nazionale»”.
mi sembra sempre più appropriata la scelta di fare la puglia o basilicata coast to coast a piedi come l’amico rocco papaleo.
E” uno schifo! I media non ne parlano assolutamente.Dovendo andare a Bari da Roma mi sono recata alla staione con il biglietto prenotazione obbligatoria e sono venuta a sapere dagli altoparlanti del disagio.Ma stiamo scherando ?Nessuno dei telegiornali si è degnato di dare la notizia.ma è mai possibile che anche i cittadini di Puglia e Campania siano così rassegnatI? Che nessuno abbia voglia di protestare di bloccare i binari,di fare casino per attirare l’attenione? E’ giusto poi che io abbia pagato un bliglietto di freccia argento per una tradotta? Io,anche se non sono pugliese o campana,comincero’ ad informare i miei amici di facebook e a tampinare trenitalia
[...] Lo sapevate che? Ovvero della frana di Montaguto… Da oltre un mese e per molto altro tempo ancora: una frana a Montaguto, in provincia di Avellino, ha interrotto la linea ferroviaria Foggia-Benevento . Interrompendo, di conseguneza, i collegamenti ferroviari di tutta la Puglia con Roma. blog: MilanoRomaTrani | leggi l'articolo [...]