appunti sparsi – e pochi – sull’Anticristo di Friedrich Nietzsche.
- la prefazione: “questo libro si conviene ai pochissimi. forse di questi non ne vive ancora neppure uno”. si conviene ai pochissimi. è una dichiarazione. terribile. è dare per scontato che nessuno ascolterà.
- sì, non si può leggere Nietzsche senza pensare al nazismo, alla violenza. a un certo punto leggi qualcosa tipo: “i deboli e i malriusciti devono perire. [...] si deve anche essere loro d’aiuto”. ovvero: bisogna eliminarli, farli perire. ma questo è un pregiudizio, anzi un post-giudizio. quella di Nietzsche è una dichiarazione contro il Potere tutto. è una dichiarazione violenta, anche. ma siamo negli anni ottanta dell’Ottocento: la violenza è presente, è meno distante.
- sempre sulla violenza: un anno dopo aver scritto L’anticristo, Nietzsche si trova in piazza Carignano, nei pressi della sua casa torinese. vedendo il cavallo adibito al traino di una carrozza fustigato a sangue dal cocchiere, abbraccia l’animale e piange. poi cade a terra urlando in preda a spasmi.
- L’anticristo è la Società dello spettacolo, ottanta anni prima. è lo stesso grido contro il Potere, contro le immagini e la “verità” proposte da un Sistema. da ogni Sistema. il vero è falso, il falso è vero: come dice Debord a proposito dello “spettacolo”. solo che ottanta anni prima il Potere è quello materiale della Chiesa. è più netto, forse.
MAPPATURA

