CAPITOLO VII
LA BOLLENTE.
Dalla verde Via Verdi, scendiamo, verso l’esterno della Pisterna (così si chiama il nucleo più antico di Oik), a balzelloni raggiungiamo la Bollente. Qui c’è un candido tempietto che circonda la fonte di acqua calda. L’acqua ha odorosità di uova marce, e poteri taumaturgici. Da un po’ di tempo però non si può bere, le falde acquifere si sono inquinate. Per capirci qualcosa mesi fa hanno scavato e con le vanghe hanno beccato i cavi della luce; risultato: breve blackout del lunedì mattina, allarmi auto impazziti, sospetti furti negli appartamenti, devo andare a controllare? E se incontro i ladri? Forse è meglio che non mi muova, dovrei telefonare ai proprietari? Domande che si fanno i condomini pazzi.
Io e il Menecacci siamo mesmerizzati dalla bellezza dell’acqua radioattiva. Ci sporgiamo per vedere oltre le finestre elongate del candido tempietto: dentro c’è spazio, a volte i bambini ci scorrazzano, e Peter Paolo una volta è riuscito a portare dentro gli strumenti e a rockeggiare.
Anch’io ci ho fatto varie cose, grandi cose, tante cose, saranno come minimo 28:
- Vi recitai Spoon River Anthology vestito da morto vivente (come ognun sa, i revenant si vestono di nero e calzano scarpe da tennis).
- Rinunciai ad andarvi (e lo rimpiansi) per preparare l’esame di maturità.
- Ancora teen-ager, la scelsi per suonarvi le chitarre, preferendola ai giardini all’Acqua Marcia, ma fui ingiustamente criticato.
- Vi passai una sera (e non fu un bene).
- Vi andai per stanarvi due amici.
- Vi mangiai la pizza, vi pagliacciai e mi divertii. C’era luce arancione e anche musica, niente chitarre, una ragazza amica mia raccontasogni.
- Vi incontrai una persona che non volevo incontrare, e me la filai.
- Vi andai.
- Vi vidi delle foto – ma oddio è tutto così disordinato!
- Con il loden verde, vi lessi Attrazioni fatali con «X-Force» e «X-Factor» (non il talent, il comic¹)!
- Vi regalai alcune fleer cards² a due bambini, sentendomi un po’ per un attimo il Grande Bastardo. Chissà come, mi salivano agli occhi alcune lacrimucce di dolore acuto. Mah! Tornai a casa con una gamba intorpidita.
- Vi divenni invisibile, sdraiato a naso in su, sul confine, a guardare le nuvole contro il cielo turchese; veniva sera, vidi due amici prendere l’acqua self-service con una bottiglia, ma, essendo io invisibile, logicamente non mi videro.
- Nel cielo blu scuro della sera, mi parve davvero una città turca: “Così,” pensavo, “si illuminano tutte le città notturne.”
- Vi lessi altri comics, in cima: sotto la cupola, un gatto (ci si era fatto il nido); in piazza, neomamme e bambini, e mezzi della nettezza urbana – restai lì al sole per un bel po’.
- Passeggiai un po’ sul palco di Piazza Bollente, di nuovo e bizzarramente!
- Vi accompagnai un amico diretto alla bottega dei tarocchi.
- Be’, ancora ebbi il tempo di suonare brani unplugged sul palco, prima di tornare à la maison.
- Mi incamminai mentre la luna già si alzava, tra le nuvole in fondo al cielo azzurro della sera; vi girai in lungo e in largo, kerouachiano.
- Il fratello del Menecacci vi suonò jazz.
- Pur senza lsd, vi andammo a rimirare i lampioni psichedelici.
- Troppo tardi, vi vidi le bancarelle di Mantova, gastronomicamente disarmate.
- Vi vidi quattroruote in ghiacciatura, e sopra un agghiacciante cielo blu.
- Ingannai il tempo comprandovi sigarette.
- Vi suonai in concerto come vocalist, davanti a bambini in hula-hoop, inzucchettato dal cilindro verde con le stelle.
- Vi ascoltai in concerto note amiche per un viaggio, in memoria di un mio amico morto e biondo; sui manifesti c’era una fotografia virata in rosso, con il suo volto in ombra, come alle porte dell’oltretomba.
- Vi vidi presentare un libro di cucina futurista.
- Vi ascoltai rock-star indigene, financo Yo Yo Mundi³.
- Vi presi aperitivi la vigilia di Natale.
Flashback a parte, si è trattato piuttosto di una frequentazione day by day. Per un certo periodo della mia gioventù universitaria ho frequentato la Bollente nel pomeriggio. Quell’anno non ero tanto acculturante, seguivo forse solo le lezioni un po’ neoavanguardiste un po’ cannibali di Sanguineti buon’anima (che anima non è). Lontano dal campus, ero a Oik e spesso alla Bollente. Mi mettevo lì, bambini intorno a me giocavano, mamme intorno a me rimproveravano. Io, steso sul marmo di uno dei costoni laterali del monumento, guardavo il cielo extrauniversitario. Una volta un babanetto mi è venuto vicino e ha detto: “Mamma, mamma! Il signore sta dormendo!” “Dormendo?” ho risposto io. “Non sto dormendo, sto soltanto guardando il cielo.” A quel tempo amavo molto la posizione orizzontale, poi il mondo cattivo mi ha obbligato ad assumere quella verticale. Per questo, non lo perdonerò mai: i pigri saggi sanno che per allenare la saggezza non c’è niente di meglio che fissare l’azzurro di un cielo primaverile coricati su un letto di pietra.
Io e il Menecacci ormai siamo hombres verticales: non guardiamo mai il cielo, semmai guardiamo in basso, perlustriamo le bocche che danno acqua fumosa, alla ricerca dei motivi del disastro, di quel delirio di radioattività.
(continua)
MAPPATURA

