Perché noi italiani semo così, va bene er susci, er chebabbe, er pollo tandorì che c’ha er nome de ‘na merendina, però alla fine noi italiani se dovemo fà ‘n piatto de pasta, du’ bucatini, ‘a pajata de zi’ Maria.
Noi italiani ce semo rotti da’ curtura, ce semo rotti de Pasolini, de Petrarca, de Pavese, de Pascoli… -’a ppì l’avemo finita, che ce sta mo’?- ce semo rotti de Leopardi, de Montale -mortacci de chi te chiede la parola!- e quello che sta sempre da Fazio, coso, Saviano. Si ce fate caso è tutta gente che c’ha problemi co’ la fregna, e a noi italiani ce piace la fregna, chette lo dico affà? Fra curtura e fregna, me spiace, nun c’è so’ cazzi, vince la fregna tutta la vita!
Noi italiani de comandà nun c’avemo voglia, comandà è n’impiccio, finisci male, er popolo è peggio de ‘na moje… a la moje come sè nun và bene mai, e si cambi eri mejo prima. Poi me dovete dì uno che ha comandato ed è finito bene. Quello che è finito peggio è stato er figlio d’er capo, coso là, Cristo. Dice “ve vengo a salvà”… er popolo l’ha messo ‘n croce.
Noi italiani de la legge ce frega poco, è ‘nartro impiccio. Io si nun c’avessi mi’ cognato vigile che me toglie le multe, me dite come c’arrivo in ufficio alle otto? me devo fà mezzo raccordo anulare, devo dà quasi mezzo stipendio in affitto, me devo mette a fà er virtuoso per parcheggià? me devo alzà cor fornaro pe’ pija li mezzi pubblici? Oh, ma le regole devono servì pe’ campà mejo, mica devi campà pe’ le regole!
Noi italiani ar mare d’estate ce dovemo annà, pure si ar mare ce trovi li pesci chette chiedono de esse presi e portati su ‘a spiaggia, pure si su ‘a spiaggia c’hai li mozziconi, c’hai le siringhe, c’hai le merde de cane, c’hai i preservativi, c’hai ‘sti cazzo de marocchini che te vendono le collanine e er cocco. Ma chi lo magna er cocco, si me voglio magnà er cocco me magno er baunti!
Mo’ vojono fà st’impiccio der bavaglio, a fine luglio, con tutto che ho preso le ferie a maggio, pe’ stà sicuro. Ma che me devo mette a fà, la rivoluzione tra luglio e agosto? Oh, ma in Russia la rivoluzione l’hanno fatta d’inverno co’ dieci gradi sotto zero, pe’ non falla d’estate, che là l’estate è pure fresco, ce dovemo mette noi italiani a falla d’estate? E certo che m’encazzo pe’ bavaglio, ne parlavamo giusto ieri ar bar co’ Ciccio, che è de sinistra. Ma che dovemo fà? ‘a rivoluzione d’estate? Si me fanno ‘n decreto che sospende le rate de l’auto, ce posso pure pensà, in caso, semmai. Ma ce penso domani, oggi me devo preparà che si pijo er tavolo a la Muccassassina forse me faccio ‘na foto co’ Veronica der Grande Fratello.
Mo’ basta parlà, sennò me pija er friccicore ar core.
MAPPATURA


Camurria buttana. Ora anche in romanesco? Se non me lo tradurrai in siciliano a Roma nun ci vegnu, e chi cammuria è
non condivido il contenuto – se non per il passaggio sul potere e sul baunti – però l’esperimento è notevole e va proseguito.
una contraddizione come esempio: l’italiano medio – ammesso che esista e non sia solo una figura retorica che ci fa comodo per campare meglio a noialtri – non ragionerebbe mai in termini di “noiitaliani”. è individualista, non esiste il “noi”: i vanzina lo hanno spiegato bene, almeno quanto berlusconi e la burocrazia comunista.
però, caro matteo, la cosa va analizzata proprio come hai fatto tu: in termini linguistici. è da lì che parte tutto. è la lingua il cavallo di troia.
sei una bella scoperta, caro.
Caro marco, ti ringrazio per lo spunto offerto dalle tue osservazioni, che mi permettono di guardare ciò che ho scritto da un’ottica diversa: è come guardare un quadro cambiando l’illuminazione della stanza
DD).
Il pezzo comincia al plurale, finisce al singolare, o meglio sfuma al singolare, proprio perché il plurale di noi italiani è un plurale il più delle volte ‘inciucioso’, ipocrita, che si associa perché fa comodo all’egoismo particolare. Cioè il ‘noi’ serve a sublimare / paludare l’io che in realtà punta a Veronica Ciardi. Personalmente temo e analizzo, con grande sofferenza umana, devo dire l’italiano “inside” più che “around”, e la parola scritta è la restituzione di un processo di discernimento che non è letterario.
P.S.
i vanzina non lo spiegano, secondo me, lo cavalcano: tecnicamente sarebbero in grado di fare film mooolto più taglienti, ma non lo fanno, non si addentrano nella ferita, si limitano a indicarla e a riderci sopra. Ovviamente parlo di tendenze, di punti che tirano, più che di una definizione oggettiva, cosa che richiederebbe periodi di studio lunghi e ben altro linguaggio (e la visione di molti dei loro film, cosa che potrei fare solo se mi pagassero, e molto!
i vanzina lo hanno spiegato bene, ma inconsapevolmente, diciamo.
ho notato lo scivolamento dal noi all’io.
quello su cui mi sto interrogando da un po’, e che riguarda, italianescamente, soprattutto me stesso, è: cosa vogliamo raccontare, dire, che tipo di valori ecc ecc
parlo ancora per me: sono davvero interessato a dipingere personaggi e situazioni tal quali? descrivere ciò che accade per quella che è? o forse è giunto il momento di proporre qualcosa di nuovo?
mi rendo conto di esprimermi in maniera molto banale. voglio aggiungere però che la cosa che mi toglie il respiro è stare qui (o lì, al bar) a darci ragione tra di noi. qui nel tuo pezzo c’è la lingua che mi interessa, quantomeno. mi chiedo inoltre se il dipingere l’italiano medio come cretinoteledipendente in opposizione all’italiano intelligente che s’indigna su internet sia roba costruttiva (è ovvio che non mi riferisco a questo scritto, è un’aria generale) e, soprattutto, se corrisponda alla realtà questa distinzione manichea.
ecco: li stiamo raccontando bene i tempi che viviamo? o li raccontiamo a partire, anche noi lontani dalla tv, dall’influenza mediatica?
so che scrivo in maniera sconnessa e me ne scuso.
Sempre più si sperimenta, mi piace questo ritorno al blogging con maggiore attitudine alla ricerca sulle forme espressive. Matt in questo periodo poi lo sta facendo alla grande-grande (come direbbe Stephen King).
Il titolo di questo post potrebbe benissimo essere anche quello di una canzone dei Baustelle
@MMo: Io ho tratto grande giovamento dal constatare, come un illuminazione che ti raggiunge mentre mediti su un koan, che l’italiano cretinoteledipendente e l’italiano che si indigna su internet hanno una cosa in comune, a prescindere dal tasso di informazione: la posizione. Stanno seduti. Per cui sì, almeno per me bisogna tornare agli occhi e al corpo, nel sentire e nello scrivere, a quello che vedi direttamente, almeno come porta d’ingresso a quel pozzo da cui poi emerge la parola scritta.
@damiani: sal, in effetti ci avevo pensato al titolo da Baustelle, anche se poi il pezzo c’entra poco. Ma mi sa che funziona più quello scelto per la nota su FB!
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