Negare, etimologicamente, significa “non dire”.
Il negazionista è colui che “non dice”. Ma i negazionisti parlano e scrivono, e molto. Il loro è un “dire che non dice”: è un dire che riduce tutto ad opinione, ad un tavolo cui sedersi per giocare una partita a scacchi in cui ogni frase chiede una smentita o una conferma. Se ci si siede al tavolo e si gioca, alzarsi poi significa concedere la partita; non replicare, quindi non muovere, significa lasciare che il tempo incalzi la debolezza della posizione di chi tace.
Il negazionismo è la hybrys della parola convinta di poter trionfare in qualunque circostanza, di far vincere la volontà di potenza del singolo contro ogni condizionamento esterno; le fonti primarie sono per l’appunto la manifestazione più compiuta di questi condizionamenti esterni. Il tempo è il miglior alleato di un negazionista: lo è nei dibattiti, non avendo bisogno del tempo per supportare le proprie opinioni, per verificare ciò che dice, poiché, quando si parla, si è nel regno della retorica, e nella retorica tutti gli oggetti sono parole, suono; lo è nella memoria collettiva di una civiltà, poiché a mano a mano che scompaiono fonti primarie, o diventano meno accessibili, la retorica acquista maggiore autorevolezza.
In “gli assassini sono tra noi”, Simon Wiesenthal, fra i vari episodi narrati, tratti dalla sua vita di sopravvissuto ai campi di sterminio che si è votato alla caccia dei nazisti, parla di giovani negazionisti che, più per ingenuità che per premeditata volontà di occultare i fatti, ritengono il “Diario di Anna Frank” un’invenzione letteraria. E confrontandosi con loro, capisce che la veridicità del Diario non può essere provata a parole, serve un altro tipo di testimonianza:
” Be’… è semplice. Non c’è nessuna prova che Anna Frank sia davvero vissuta.” ” E il diario? ” intervenni io. ” Il diario può essere un abile falso. Senza dubbio, non prova che Anna Frank sia esistita.” ” E’ seppellita in una fossa comune a Bergen-Belsen “ Fritz scosse le spalle. ” Non c’è nessuna prova.” Una prova. Bisognava presentare una prova … una prova inconfutabile che potesse convincere quei giovani scettici.La prova, nello specifico, consisterà nel trovare l’ SS che catturò la famiglia Frank. Questo avveniva a circa diciannove anni di distanza dall’arresto dei Frank. Oggi, paradossalmente, un negazionista -è un fatto duro da ammettere di fronte alla coscienza, ma è un fatto- potrebbe dichiarare che tanto il Diario di Anna Frank quanto l’episodio narrato da Wiesenthal in “Gli assassini sono tra noi” sono storie inventate. La stessa ex SS, Silberbauer, una volta di fronte a Wiesenthal, capisce che, se non avesse lasciato quel diario a terra, ma l’avesse invece raccolto e buttato via, distrutto, avrebbe avuto gioco facile nel nascondere per sempre il proprio passato, una volta finita la guerra, come dichiara ad un giornalista olandese:
“Perché prendersela con me dopo tanti anni? Io ho fatto solo il mio dovere. Avevamo appena comprato dei mobili nuovi a rate, e adesso mi hanno sospeso dal servizio. Come farò a pagare i mobili? “ “Non sente dispiacere per quello che ha fatto? ” gli chiese il giornalista. “Certo, che sento dispiacere. A volte mi sento proprio umiliato. Ora, ogni volta che prendo il tram devo pagare il biglietto, come chiunque altro. Non passo più mostrare la mia tessera. “ “E Anna Frank? Ha letto il suo diario? “ Silberbauer si strinse nelle spalle. ” L’ho comprato la settimana scorsa per vedere se si parla di me. Ma il mio nome non c’è. “ “Milioni di persone, ” disse il giornalista, ” hanno letto il diario prima di lei. E pensare che lei avrebbe potuto essere il primo a leggerlo. “ Silberbauer lo guardò sorpreso. ” È vero. Non ci avevo mai pensato. Forse non avrei dovuto lasciarlo per terra. “ Se lo avesse fatto, nessuno avrebbe mai sentito parlare di lui… né di Anna Frank.Le autorità non permetteranno la cattura dell’uomo: dopo la guerra è tornato nella sua terra d’origine, l’Austria, si è sottoposto ad un processo di ‘denazificazione’ ed è entrato in polizia. “Dirò fra parentesi che, durante tutti quegli anni in cui io lo stavo cercando, Silberbauer lavorava al comando di polizia, che si trova a dieci minuti di strada dal mio ufficio“, è la conclusione di Wiesenthal.
Voi capirete che, se esiste il negazionismo su simili temi, può esistere anche per fatti che, nel nostro immaginario, nella capacità che hanno la nostra mente o la nostra pancia di cogliere e afferrare barlumi dell’orrore di cui è capace l’uomo, o che semplicemente possono verificarsi nel puro accadere dell’esistenza, appaiono di minore brutalità. Lo scrivo conscio che, parlare di quantità o qualità, cercare unità di misura, è una presunzione della mente, ma capita che ci si rivolga, nel silenzio speculativo della nostra coscienza morale, a simili scale di valori, quando si ha bisogno di afferrare anche solo di sfuggita la portata dell’orrore.
Voi capirete che, se oggi qualcuno, parlando del terremoto che ha devastato L’Aquila e la provincia aquilana, se oggi qualcuno, parlando in particolare delle vergognose, aberranti speculazioni condotte sulla pelle della popolazione aquilana, dice che “i terremotati dovrebbero rimboccarsi le maniche, invece di lamentarsi”, o che “i terremotati sono ingrati”, sdoganati culturalmente da uno Stracquadanio qualunque che, al Senato, dichiara “siamo noi che dovremmo andare a L’Aquila a manifestare”, quel qualcuno manifesta un pensiero di tipo negazionista.
Sarebbe un errore della ragione, quasi una forma, a sua volta, di negazione, ridurre il tutto all’idea che si tratti di sciocchi, o di un discorso che identifica una parte politica. Il problema del negazionismo non è mai, infatti, in ciò che dice, ma in ciò che nasconde, nell’obiettivo occultato dalla retorica e che, essendo occultato, è facile sottovalutare. Sarebbe un errore della ragione quantificare l’entità della disgrazia oltre alla quale è possibile parlare di negazionismo.
Personalmente, quando leggo certe parole, la rabbia è superata da saettanti guizzi di paura, dal pensiero vertiginoso di cosa giace sul fondo di una simile ideologia, che preferisce cancellare il dolore di un popolo per affermare la volontà di sentirsi più forti di simili catastrofi, più forti della consapevolezza che, in fondo, l’uomo moderno non è più forte della natura, ma al massimo può vincere in crudeltà, se di crudeltà si tratta; può vincere sperimentando un’immediata, momentanea illusione di forza che, non incontrando una reale resistenza, si trasforma in forza reale attraverso la reiterazione. Così la crudeltà del profitto anteposto alla sicurezza, ai controlli, che diventa forza dell’economia innalzata ad idolo, è una forza reale; è una forza reale, concreta negli abomini che permette, anche la crudeltà del ‘fare’ come cultura di governo, o etica quotidiana, contrapposta alle ‘chiacchiere’, come se in quelle ‘chiacchiere’ non si manifestasse l’azione della coscienza e del pensiero. Ed è una forza, magari di minore intensità, ma che procede come uno sciame di formiche nella medesima direzione, la crudeltà dell’indifferenza come esercizio di sudditanza a tale cultura egemone; quest’ultima crudeltà è animata dalla speranza, vana, che servendo bene non tocchi mai a noi. E questo negazionismo, il più infimo, è il negazionismo dei nuovi kapò di oggi. Paradossalmente, dunque, bisognerebbe ringraziare quegli apparenti sciocchi che dicono “terremotati ingrati” perché permettono di individuare i sintomi di un male molto più vasto e profondo della nostra società. Un male di fronte al quale non bisogna compiere l’errore di ritenersi automaticamente immuni.
Roma, 7 luglio 2010. Teppisti aquilani e INFILTRATI dei centri sociali in azione, parole a vanvera e pretenziose, l’arroganza di chi presa la mano vuole il braccio e infine guardateli nella loro COMMEDIALITA’ terrona, insopportabili, utili solo alla sinistra che di tutto profitta per dare contro a un governo che rimane il migliore dal dopoguerra! NESSUN terremotato è mai stato soccorso ed accudito come gli aquilani dal troppo magnanimo Berlusconi! E’ vomitevole vedere giovani in salute a spaccare tutto e a pretendere sempre invece di lavorare come i friulani fecero ad esempio da soli e senza aiuti alla ricostruzione! Gli aquilani SONO il DISONORE d’ITALIA! Noi siamo STUFI di pagare per voi ingrati e fannulloni! Cosa volete? Ricostruitevela da soli l’Aquila tanto crollerà di nuovo è destino, fatevene una ragione, e BENEDITE SAN SIlvio, per me potevate tirarvi su da soli, e pagatele le tasse! Che i soldi in banca li avete! -Da LegaNordTube
MAPPATURA


in effetti il significato originario è “non dire”. poi è diventato “dir di no”, e “dire che non è vero”.
e sono cose profondamente diverse, non dire e dire di no.
e-
Nausea e orrore con le quali siamo stanchi di convivere.
@e-: profonda differenza che l’imbarbarimento dei mezzi, delle opinioni, delle intenzioni ha obnubilato.
Enpi: sì, sono cose diverse. Io è un po’ di tempo che alla parola “capitalismo” e alle espressioni “società dei consumi” e “società dei consumi” associo intuitivamente una parola: “rumore”.
ieri un mio amico mi facava notare come “avanzare”, nella nostra bella lingua, voglia dire sia *andare avanti*, che *restare* – rimanere indietro, in sostanza.
ovvero ha due significati esattamente opposti.
e-
[e il significato primario è il primo, come dimostra la radice comune con avanti - l'etimo deriva da ab e anti]
oh, qui a Perugia si usa “avanzare” per restare. Tipo “ho tre mele sul tavolo, ne prendo una, ne avanzano due”.
Se mi parli di etimo, divento nostalgico
be’, immagino che “lì a Perugia”, *avanzare* si usi anche per dire *andare avanti”, *procedere*, tipo:
le truppe avanzarono contro il nemico…
e-
saltai un “anche” prima di “per restare”…
Io non riesco a credere alle tesi negazioniste, suppongo però che sia un mio limite mentale. Se si riesce a evitare i cialtroni ed a trovare qualche buon studioso, infatti, noto che si hanno versioni interessanti con tanto di numerose prove, e non opinioni. La maggior parte della gente li scredita a priori, personalmente sarei contento se un giorno riuscissero a dimostrare almeno in parte la veridicità dei loro studi: vorrebbe dire che uno degli eventi più tragici della storia non è avvenuto come ci hanno raccontato. Non sono tutti semplicemente dei neonazisti ignoranti, tutt’altro. Com’è che si diceva…la verità sta nel mezzo. Qualcosa di storto c’è di sicuro nella storiografia ufficiale, come tanto di storto c’è nel revisionismo.
Imporre una verità per legge, il negazionismo è un reato in alcune nazioni europee e probabilmente lo sarà anche in Italia, mi sembra la scelta di chi teme che a furia di parlarne e ragionarci sopra si venga a scoprire che ciò che si legge sui libri di storia sull’argomento sia una verità senza prove. E’ noto che il nazismo cercò di allontanare gli ebrei facendoli in un primo momento espatriare, la Germania nazista voleva essere “Juden frei”, se veramente c’era una volontà di sterminio si sarebbe manifestata subito. Il negazionista, non nega il principio ma la forma, non nega che morirono milioni di ebrei ma lo sterminio programmato e metodico, non crede che vi fosse bisogno delle camere a gas, perché nei campi di concentramento, non solo in quelli germanici, si morì di fame, di stenti, di malattie. A mio avviso il crimine fu quello di deportare tanti poveri innocenti solo per odio razziale, ben sapendo quale sarebbe stata la loro fine, che importa poi se fu veramente lo Ziklon B o altro a farli morire?, o serve da punto esclamativo?
Nel secondo conflitto mondiale i morti furono decine e decine di milioni, fu questo il vero olocausto.
Se i nazisti avessero vinto loro la guerra, probabilmente si sarebbe ora a discutere se i tre milioni di morti di Hiroshima e Nagasaki furono o no il peggior crimine dell’intero conflitto, e se era necessario o meno perpetrarlo.
Se ne è parlato così poco!
Se debbo dolermi mi dolgo di TUTTI i morti, anche di quelli che hanno dopo vissuto il martirio provocato dalle radiazioni, ma sembra che gli unici morti e le sole vittime della seconda guerra mondiale siano stati ebrei, non solo, ma anche per legge!.
“mi sembra la scelta di chi teme che a furia di parlarne e ragionarci sopra si venga a scoprire che ciò che si legge sui libri di storia sull’argomento sia una verità senza prove.”
fumoso, arbitrario, senza prove (a sua volte). Documentare. Questa frase non significa nulla. tu sostieni questo, io il contrario. Razionalmente hanno stesso valore, ma segno opposto +1/-1. Assiologicamente, invece, c’è un abisso.
“se veramente c’era una volontà di sterminio si sarebbe manifestata subito”
Che cos’è una volontà di sterminio? come si attua? quanto tempo richiede, di quali fattori consiste?
La tua affermazione è mistificatoria, nasconde questi concetti in un’affermazione data così, come un postulato: ma non pul rispondere alle domande che ho fatto, e che la mettono in dubbio. Quindi non è un postulato, dunque è falsa. Essendo falsa la premessa su cui si basa il discorso, il discorso è fallace.
ps
“Il negazionista, non nega il principio ma la forma”
non credo abbiano sterminato delle persone, così, alla cazzo di cane.
Io non sostengo un bel nulla, se non che una verità, se è tale, non ha bisogno di essere imposta; sull’argomento non vi sono prove definitive ed inconfutabili che i fatti si siano svolti in un modo piuttosto che in un altro, ciò non toglie che ognuno abbia il diritto di avere le proprie opinioni, corrette o fallaci che siano, liberamente. Sbaglia chi tenta di dimostrare, ed altrettanto chi tenta di confutare, in entrambi i casi senza elementi inoppugnabili. Alcuni risvolti dell’ Olocausto, se non dubbi, destano sicuramente delle perplessità, è un discorso troppo lungo e complesso per essere affrontato in questa sede, e ad ognuno di noi non resta che credere o meno, secondo coscienza, ad un racconto, che potrebbe essere storia o un modo di servirsene.
No, tu hai sostenuto.
Se non hai il coraggio delle tue opinioni, e ti nascondi dietro la relativizzazione, fallo con le tue idee. Ma non ti permettere di farlo con le mie. Io parlo delle cose che penso e che so, non di quelle in cui “credo”.
Hai prove, documenti, dati? non hai nulla? perfetto. allora parli del nulla. è facile. Hai elementi inoppugnabili per dire che esisti? no? allora non esisti.
Guarda, è un blog collettivo, non è il mio blog, quindi mi asterrò dal replicare ulteriormente.
e sì, hai il diritto di avere opinioni. Anche stupide, per ipotesi. Oh, per ipotesi Ci mancherebbe. Ognuno è libero di farsi la sua opinione al riguardo. Però non puoi pretendere di metterle, nel caso, sullo stesso piano di quelle non stupide.
Cioè, hai il diritto di sostenere che l’acqua non bagna, però capisci, io non è che ho il diritto, nel caso, di guardarti come si guarda ad una persona con qualche problema. Io ho il DOVERE, di farlo.
Oh a me sembrava una cazzata quella di Hiroshima, che poi non è nemmeno vero che non se ne è parlato, sono quindi andato a controllare e i morti non sono stati tre milioni, era l’unico dato che avete dato.
Comunque nel pezzo estratto dal blog leganord mi pare assurdo che parlino di disonore dell’italia. Ma credo che sia come quando uno parla al telefono, si sa che si scherza per amor della battuta. Come se parlassi di fumo al telefono e poi davanti agli inquirenti dicessi che in realtà si trattava di CD.
Consumi e costumi a tutti, Saluti e salumi.
Schermaschera