un nuovo racconto. ce lo manda Daniele Capaccio. buona lettura:
Inizio di un libro cui non ho ancora dato un titolo
Mancano pochi secondi alle nove e mezza, quando il piatto si spacca contro lo stipite della porta ed il riverbero del colpo trascina in terra anche il calendario e un paio di calamite, venute giù dal frigo. Glauco sa che è solo l’inizio e sa che se resta ancora qualche minuto finirà col prenderla a schiaffi, la stronza. Così decide di anticipare l’uscita, ché tanto i ragazzi staranno già in strada, già belli e bevuti da un pezzo.
La stronza grida qualcosa sul non farsi più rivedere. Bene, tutte parole che lui tiene a mente e ricorderà ancora, più tardi: quando la birra l’avrà reso meno timido e ben disposto a stringere le mani intorno al collo della stronza, fin quasi a strozzarla, per farle capire quanto poco le convenga cazzeggiare ancora. Mignotta..
Uscendo sbatte la porta con tanta forza che questa – fatta di quel compensato fino e leggero, tipico delle case popolari – quasi viene via ed una delle viti che tengono la maniglia salta tintinnante sul pianerottolo, mentre questa penzola dalla porta come un arto deforme. Aldilà della porta, la stronza ancora sbraita. Prima o poi le darà un calcio nel culo e la spedirà di nuovo in strada, prendendosi un po’ di tempo, questa volta, per scegliersi la prossima fica da sbattere.
È stanco delle fiche mosce di strada. Non fanno altro che pensare all’eroina e al vino, quando non sono impegnate a prendere il cazzo ed è così per tutte, non se ne scampa. Chiaro che Glauco non può certo portarsi a casa una donna in carriera o una principessa, ma mettendosi d’impegno dovrebbe riuscire a trovare una donna che sia almeno un gradino più su della spazzatura tossica. Almeno lo spera, perché la stronza non durerà ancora molto e quando non hai un lavoro, dei veri amici o una famiglia, quando non hai più prospettive, speranze o stronzate simili come lui, infilare il cazzo da qualche parte è un ottimo modo per passare il tempo.
In strada il vero casino non è ancora cominciato, ci sono un mucchio di turisti in giro ma sono gli stessi che erano già in strada alle otto del mattino. L’orda deve ancora venire ed è facile intuirlo anche solo dal fatto che il Lungotevere è pieno di parcheggi vuoti.
Un’altra mezz’ora, pensa Glauco, e non ci sarà più lo spazio per parcheggiare neanche uno spillo.
Ha smesso di piovere ma l’aria è rimasta fredda e il vento tira ancora molto forte. In una decina di minuti è a piazza Sonnino: Stefania, Elio, Mauro e Patrizia sono già lì. Glauco sospira di sollievo nel vedere Stefania sorridente e felice, segno che ha ricevuto la sua dose giornaliera, perché senza l’ero Stefania è solo una cagacazzi che non finisce più. Mauro è in piedi davanti ad Elio, uno ha in mano tre portafogli, l’altro conta una serie di banconote di grosso taglio: Glauco non ci mette molto a capire che hanno rubato ai turisti. Bene, pensa, niente colletta stasera. Ci pensano quei due ad offrire per tutti.
Li raggiunge e subito Patrizia salta in piedi, lo prende per un braccio e se lo porta in disparte, lontano dalle orecchie altrui.
“Che cazzo!” dice, mentre le sue pupille sottili galleggiano nel lattice bianco dei suoi occhi “Non dovevi chiamarmi, stronzo?”
“Da dove ti chiamo? Mica ce l’ho il telefono a casa!” risponde Glauco già scazzato.
“E non hai neanche un cellulare?” chiede ancora Patrizia alzando un po’ la voce.
È interessante come la mente di certa spazzatura funzioni tanto male. Prima voleva una conversazione privata, ora è già pronta a mettere il tutto in tavola, qui in piazza. Stronza tossica di merda, pensa, anche tu meriteresti solo la morte.
“E chi me li dà i soldi per ricaricarlo? Tu?”
“Io so solo che mi hai raccontato un mucchio di cazzate..” dice Patrizia incrociando le braccia al petto “Però ti è piaciuto, eh? Te la sei goduta a sborrarmi nel culo, eh? Ti chiamo domani.. ti chiamo domani.. è passata una settimana stronzo!”
“Oh Patrì! Non mi cagare il cazzo che ce n’ho già tanti per affari miei, hai capito?” sbotta Glauco dandole una spinta.
Patrizia cade nel modo più melodrammatico che le riesce e comincia la sceneggiata:
“M’ha menato!” grida Patrizia col culo per terra “Sto pezzo di merda m’ha menato!”
Stefania, Mauro ed Elio si girano a guardarla più per abitudine che per interesse. In strada, senza televisioni o libri o giornali, una rissa, un litigio o anche un semplice incidente stradale, sono tutti spettacoli gratis. E questo spettacolo deve finire, pensa Glauco inginocchiandosi per guardare Patrizia dritta negli occhi:
“A lurida zoccola! Che pensavi? Ch’era arrivato il principe azzurro? Un cazzo. Se scopavo un buco per terra godevo di più.”
Patrizia continua a massaggiarsi il culo e la sua faccia è quella di una stronza che non ha capito proprio un bel niente.
“OH!” grida Glauco stringendole una mano al collo e costringendola a guardarlo “Se mi rompi ancora le palle, ti do tanti di quei calci in fica che non camminerai mai più dritta. Hai capito troia? MI HAI CAPITO?”
“Lasciami bastardo!” dice Patrizia con voce tremante.
“HAI CAPITO?” ringhia Glauco a pochi millimetri dalla sua faccia.
“Sì, ho capito. Ora lasciami per favore.”
Glauco molla la presa ma prima di andarsene sputa in terra, vicino a Patrizia.
“Lo vedi quello?” dice indicando la sputo, rivolto a Patrizia “Pure uno sputo per terra è più importante di te.”
Torna da Mauro ed Elio, riuscendo a vedere in lontananza la schiena di Stefania, diretta verso Santa Maria in Trastevere. Ha fatto bene, quell’altra troia. Ce n’è anche per lei se le serve una lezione, ce n’è per tutte.
“Che cazzo è successo?” chiede Mauro.
“Niente” risponde Glauco “Davvero niente di che. Voi che mi dite ragazzi? Fatto un buon bottino?”
“Duecento” dice Elio toccandosi la tasca destra dei pantaloni, come per essere sicuro che siano ancora lì “Una coppia di ragazzine americane. Non dovrebbero girare con borse così larghe!”
“Ok, ok.” dice Glauco ridendo “Che ci offrono le americane? Io direi un whiskyno, voi che ne pensate?”
“Buono” dice Elio.
“Sta bene” dice Mauro.
“Però non li possiamo spendere tutti, mi servono anche per domani.” dice ancora Elio.
“Che cazzo ci devi fare?” chiede Mauro.
“E’ il compleanno di mia figlia” risponde Elio “voglio farle un bel regalo.”
“Ah!” dice ancora Mauro “Falle gli auguri da parte mia. Sono anni che non la vedo, quanti anni ha ora? Dieci?”
“Ventidue” risponde Elio “Non sei l’unico che non la vede mai..”
Glauco decide di tagliare corto con il momento intimista:
“Sì, sì. Tanto non li finiamo i soldi, che cazzo! E alla fine che gli devi comprare, una macchina? Spendi una ventina d’euro per un cd, la fai contenta e chi se ne frega!”
“No, no.” dice Elio serissimo “Voglio farle proprio un bel regalo.”
“Sì, adesso per fare il regalo alla bamboccia del cazzo non si beve, certo!” dice Glauco.
“Ahò!” dice Elio alzandosi in piedi di fronte a lui “Te non hai fatto un cazzo per meritarti sti soldi. Siamo stati io e Mauro a prenderli, te non hai rischiato niente. Arrivi e te permetti pure de fa il padrone! Bella la vita, eh?”
Glauco ha già un pugno alzato in aria e diretto verso la faccia di Elio, quando Mauro si mette in mezzo.
“Ragazzi” dice “non fate i coglioni. Lo sapete ch’è pieno di sbirri in borghese qua intorno. Volete casini? Volete davvero che si chiedano cosa ci facciamo con dei portafogli che non sono i nostri? O volete passare la serata a bere e cazzeggiare fino all’alba, come sempre? Andiamo!” conclude guardando entrambi.
“Ok, forse ho esagerato.” dice Elio “Però il regalo devo farlo e mi tengo la parte dei soldi che mi serve. Si beve, ci si diverte, si torna a casa che non ci si ricorda un cazzo, ok, ma nella vita ci sono cose anche più importanti. E tu” dice ancora puntando un dito contro Glauco “dovresti saperlo meglio di tutti!”
Sì perché anche Glauco ha una figlia che non vede mai, la sola differenza tra la sua storia e quella di Elio è che a lui non può fregare di meno che fine abbiano fatto la troietta e sua madre. Neanche si ricorda il suo nome. Lui continua a fare quel che fa da sempre, l’unica cosa che può fare: bere, bere, bere e dimenticare di essere un grumo di polvere in un mondo di merda.
Nel mentre Mauro è già a metà tra loro e il bar: fermo sullo spartitraffico, aspetta che passi il tram prima di attraversare i binari. Si volta a salutarli, gridando qualcosa.
Glauco ci mette un po’ a capire che non li sta salutando, giusto il tempo di vedere meglio e distinguere i soldi stretti nella mano che s’agita in aria. Anche Elio ci arriva e Glauco si gode la faccia di merda che gli viene su, mentre tasta la tasca e capisce di essere stato fregato.
Ora sappiamo di chi è davvero il merito per quei soldi, giusto? – pensa Glauco.
Così impara ad alzare la cresta, quel piccolo stronzo.
MAPPATURA

