
E quindi conviene sognare un destino diverso.
Sdraiato a palle all’aria davanti al mare tiepido, con un Casablanca in mano e il finto panama che scopre la fronte, la carezza di un hukulele sulla testa, il sudore accumulato nell’ombelico, una diciottenne mulatta che gioca con il tuo alluce. Prima.
Nascosto al sicuro in un tempio Hare Krishna, con una ciocca sulla nuca e il naso dipinto, tutto arancione e giulivo. Regalare palline di latte alla gente e invitarli tutti alla festa della domenica. Si balla, si canta, si mangia, si parla, si vive.
In giro per il mondo, con lo zaino in spalla, a fare qualcosa che solo tu sai fare. Solo tu. E ti pagano per farla.
Sei ancora in tempo.
Le gambe sono sempre più deboli, ma ancora non si sono piegate. Meglio scivolare, che inginocchiarsi. Ti sporchi uguale, ma non è detto che l’abbia voluto tu.
E quindi cammini a faccia in su. Non l’hai mai fatto davvero, dovevi mettere i piedi nelle mattonelle. Precisi precisi, a tre a tre. Perchè? Sai solo che dovevi centrarle quelle mattonelle, dovevi farlo per forza. Era una questione di ordine, che da qualche parte dovevi averlo.
Stai sorridendo e fa male alle guance. Slacci la cravatta, la getti nel cestino e non hai differenziato. Era una cravatta costosa, e stretta, senza punta, giovane. Sfili la giacca, fa caldissimo sotto quella pioggia. La regali a Cristiana, che sarà una donna, ma è anche vero che le serve di più. Hai dimenticato di salutarla.
Sei fradicio, corri e non sai niente. Sei appena nato, non hai mai letto un libro, non hai mai visto un film, non hai mai ascoltato la boheme. Sei sempre stato fermo. È tempo di scoprire il mondo.
Ricordami.
Dimentica le menzogne, il cuore abbronzato, le parole sensuali tra i capelli folti e scuri.
Ricorda i sorrisi, finti e diversi
gli abbracci sotto la pelle
i lampi di genio arrogante e disonesto.
Ricorda il mio braccio forte.
Non chiedevo altro che darlo a chiunque.
Sono il re del castello di carte
ma le carte non le ho nemmeno guardate
quando pescare non costava niente
vedere mi tagliava il petto
e mi bagnava la fronte.
Oggi non resto sotto le coperte.
Esco a vedere il mondo
vado a baciare la gente
e voglio sorridere ai vecchi
e voglio abbracciare i bambini
e dare una mela agli spiantati
e sentire gli sguardi sulla schiena e sulle mani
e fare invidia agli invidiati.
E mentre guardo scappo
e mentre scappo spero.
Mento ancora e sempre
perché di meglio non so fare.
Mi mancano i sogni
mi manca il coraggio
mi manca la forza
mi manca, da sempre, il dolore.
Ma ho perso le illusioni
e questa è la novità.
MAPPATURA

