gli unici auguri me li ha fatti un mio amico inglese, al telefono. l’ho chiamato per un consiglio su una traduzione e alla fine della nostra chiacchierata, ne sono certo, deve aver sorriso mentre diceva ‘oguri pe’ la festa, ma’cco, con quel suo modo di pronunciare il mio nome dimenticando una consonante e raddoppiandone altre.
oggi sono centocinquant’anni che stiamo assieme e forse il punto è proprio questo: pensare al paese come alla propria donna, o forse a una cugina o a una zia o addirittura a una sorella; ad ogni modo donne che puoi maltrattare; mai come a una madre, comunque, che come da copione è l’unica donna che al contrario non puoi neppure azzardarti a contraddire.
camminare non mi fa bene per via di alcune bolle sotto ai piedi che porto come medaglie e che per questo, da stupido, mi rifiuto di curare se non prima dell’estate quando affronto gli scogli. comunque ho camminato e c’era gente per strada col tricolore. è anche vero che non hai diritto di parola quando è da molto che non scendi giù in strada. avremmo dovuto coltivare questo silenzio e invece abbiamo preferito scherzare un po’ tutti. comunque ho trovato fantastico che oggi molti fossero patrioti o almeno si sentissero così, da domani torneremo a frammentarci – indignati, affaristi, squilibrati, impegnati, onesti lavoratori: tempo di generalizzare, tempo che non dovrebbe essere mai.
ho pensato che chissà cosa mi stesse portando laggiù nel vecchio quartiere. un senso di pace, santa pace, che poi la pace non dovrebbe mai esser santa. invece ho compreso, ho compreso quando mi sono trovato davanti alla grande bandiera che scendeva giù dal quinto piano di una scuola, che ero lì perché qualcuno mi aveva parlato della grande bandiera srotolata giù dal quinto piano di un vecchio condominio pericolante adibito a scuola, pubblica, una delle scuole più importanti del paese. ero lì perché volevo vederla.
oggi sono centocinquant’anni che stiamo assieme, io ho lo stato d’animo di una tavola che non si vuol sparecchiare per pigrizia. ci sono briciole. oggi si dice in giro, ma non troppo, che sia anche arrivata la primavera. c’è un sole che fa sudare e così beccheremo un raffreddore che ci restituirà all’inverno, forse all’autunno. di certo è cessato il vento. la grande bandiera ha le strisce un po’ storte ma ha comunque il dono di coprire le crepe dell’edificio su cui è svolta. come tutte le bandiere, è costellata di buchi o forse strappi per evitare che il vento la gonfi fino a lacerarla o farla esplodere. però non so se l’ho già detto, ch’è cessato il vento ed io ho delle briciole indosso.
MAPPATURA

