Caro giovane scrittore,
è da tanto che volevo scriverti. Non ho avuto tempo, finora, forse m’è mancato anche il coraggio. Ma mai la voglia, sappilo. Ti scrivo, come scriverei a un figlio, a una figlia, a una nipotina. Ti voglio dire poche cose, ma credo che siano importanti.
In questi anni – anni nei quali ho avuto a che fare con cose (e case) editoriali, nei quali ho scritto, ho letto e corretto ecc. – ho conosciuto tante persone: piccoli editori, scrittori amati, e scrittori odiati, donne e uomini che lavorano nelle case editrici, quelle vere. Quelle grandi. E poi giornalisti e recensori, conduttori di programmi radio e tivù, organizzatori di eventi.
Credo, insomma, di avere, ora, un quadro chiaro della situazione. E sento il bisogno di dirtelo, di fartelo sapere, come vanno le cose (editoriali, ma non solo).
Caro giovane scrittore, questo è un mondo duro. Spesso sporco. Ci si mette anni a tentare, a provare, a trovare qualcuno che dia spazio alle tue cose. Poi, sì, dopo anni, qualcuno ci riesce. Quando ci sei riuscito, ci sono persino editori che ti corteggiano per pubblicare con loro. Poi, una volta che tu hai detto sì, una volta che il libro esiste, ecco, non so come dirtelo… quel libro, in realtà, capita, spesso, che non esista. Che non ci sia, in libreria. E quando va il tuo migliore amico a chiederlo, o tua madre, tua zia, ecco: il librario, o il commesso, dicono al tuo amico, a tua zia, dicono proprio questo: non esiste. Il libro non si può nemmeno ordinare.
E tu, che hai fatto la tua trafila – hai pubblicato il primo racconto dieci anni prima, su una piccola rivista, poi hai fatto parte di un’antologia, poi hai aperto un blog, poi hai comprato Pulp e l’Indice dei libri tutti i mesi, e hai scritto altri racconti, e poi un libro, e nel frattempo ti sei letto tutta la narrativa contemporanea italiana – ecco, dopo che ci hai messo un anno a scrivere quel libro e altri due a mandarlo in giro, a quel punto te lo chiedi: ma come campano questi? Perché fanno gli editori? Com’è che pubblicano libri che non distribuiscono, che non vendono? Perché lo fanno?
Ecco: ci sono tanti motivi per cui lo possono fare. Magari per passione, sommata a incompetenza. Magari perché sbattono la testa anche loro, anche loro avevano un sogno: pubblicare bei libri. E hanno pianto, può darsi, quando hanno visto il primo pacco di libri che arrivava dalla tipografia. E ora, invece, piangono, sì, lo stesso, ma per altre ragioni. Oppure lo fanno perché prendono dei soldi, hanno dei finanziamenti – sì, anche ora, nonostante la “crisi”, da università, enti vari, ricchi padri o altri.
Tu, amico mio, giovane scrittore, non chiedertelo. Sappi solo che ci sono non più di dieci gruppi editoriali e/o case editrici che esistono sul serio. Non sto qui a farti i nomi.
Oggi ho visto che una di queste case editrici, che vuole costruire una rete propria di distribuzione, sta vendendo magliette, per finanziare quest’idea. Le vende su un sito destinato alle autoproduzioni, pur fatturando qualche milione di euro l’anno. Le vende, amico mio, le ha vendute tutte.
Ora, questo ti accadrà quando pubblicherai il tuo primo libro.
Esiste uno scenario peggiore. Conosco ottimi scrittori che non hanno ancora pubblicato. Sì, sono ovunque: nelle antologie, nelle riviste, in Rete. Ma questo non basta, a loro, no. E stanno morendo dentro, perché sono anni – due, tre, quattro – che ricevono rifiuti. E ti assicuro, amico mio, che non vengono rifiutati solo i libri brutti. Come non vengono pubblicati solo i libri belli.
Questi, i non pubblicati, sono la maggioranza. E non sono meno bravi di molti che, invece, pubblicano.
Ti dirò, mio giovane amico: in Italia c’è una quantità spaventosa di gente che scrive bene. Non creder a quelli che dicono il contrario. Io ne conosco a decine. Di questi, una buona metà non ha ancora pubblicato nulla. Ecco: forse ci sei tu, fra questi. Oppure sei tra quelli che si stanno rendendo conto che pubblicare non serve a niente. Io scrivo a entrambi.
Certo, esiste uno scenario diverso, positivo: potresti essere pubblicato, o sei stato pubblicato da uno di quegli editori “veri”, che esistono, che vendono i libri, o, quantomeno, li fanno arrivare nelle librerie. Ecco: c’è un problema, però. Conosco chi ha pubblicato libri incredibili, con il miglior editore italiano, e ora non scrive più. Perché non ha venduto abbastanza, e il miglior editore italiano, pur sapendo che lui era il miglior autore italiano, non si è più fatto sentire. E conosco chi ha esordito con il più grosso editore italiano – cugino di primo grado del miglior editore italiano – e, pure lui, non ha venduto abbastanza. E allora il libro dopo l’ha pubblicato con un editore più piccolo. E poi, ancora un libro, e l’editore questa volta era di quelli invisibili. Alla fine si è pagato da solo le copie dell’ultimo libro.
Ci sono, sì, delle persone, delle donne e degli uomini che scrivono libri per editori reali, e che lo fanno da dieci, da venti anni, e che vendono libri. Di questi solo alcuni sono scrittori e basta. Molti hanno altri lavori – televisivi, spesso – oppure arrotondano tenendo corsi di scrittura, fingendo cosulenze. Girano come trottole, cercando pasti caldi alla fiera del libro del paesello, dove, però, si mangia bene. Hanno il rimborso del treno, e un paio di cene. Non ci sono redditi garantiti. Magari uno prende un anticipo, per un libro, o vince il premio letterario Città di Boh, e intasca mille, duemila euro. E può mangiare per un mese, tutto di fila.
Insomma, caro giovane scrittore, sappi che non ci camperai mai, della tua scrittura. Cercati – è proprio in questi momenti strani che si può aguzzare l’ingegno – un lavoro. Oppure, se sei bravo, potresti venderti a un giornale, improvvisarti ufficio stampa, fare qualcosa scrivendo. Ma anche qui è grama. I giornali pagano due euro a pezzo, e spesso si finisce a lavorare negli uffici stampa della piccole case editrici, e non sto nemmeno a dirti.
Quello che voglio dirti, amico mio, in soldoni, è questo: stai alla larga dall’editoria. Non dalla scrittura: quella frequentala spesso. Ogni volta che vorrai e ne sentirai il bisogno. Ma gli editori, no, stanne alla larga. E non metterti in testa di farla tu, una casa editrice. Promettimelo, ti prego, ora.
Con sincero affetto,
e-
MAPPATURA


Sottoscrivo in pieno, Enrico. Per quel che può contare il mio parere, penso che chi abbia il talento (e tu sei tra questi) debba resistere, anche a costo d’inventarsi gli spazi. Ecco, io se c’avessi i soldi la farei la casa editrice, e già c’avrei una decina di scrittori per cui combattere, ed è questo che manca troppo spesso oggi, in questo mondo (e non solo): la voglia di mettersi da parte e di combattere per gli altri. Almeno sul web, per ora, continuiamo a farlo…
Simone, in realtà mi rivolgo proprio a chi sta pensando di intraprendere il percorso, gli anni di scrittura, invio, riviste, antologie ecc.
noi siamo già “compromessi”
e-
Enpi, se mi dai un recapito di posta elettronica, ti manderei una breve intervista che sto facendo proprio sugli argomenti da te trattati con molta sincerità. Ho anch’io un blog che collaborerà con Scrittori sommersi (www.voltandopagina.splinder.com)
Roberta, per la mail: va bene quella che c’è qui, a destra, dove c’è scritto “scrivi a mrt”,
e-
Ho provato a scrivere a milanoromatrani(at)gmail.com ma l’indirizzo risulta sbagliato.
beh, lo scenario è noto e drammatico. io uscirò nel 2013 con il cugino di primo grado del miglior editore italiano. che non è male come esordio. mi voleva anche il cugino “buono” ma il cugino maggiore era arrivato prima e ha fatto la voce grossa. detto questo non ho ancora visto un quattrino dell’anticipo, devo tagliare un centianio di pagine e mi sono imposto di discutere del secondo libro che dovrei consegnare alla fine dell’anno prossimo per evitare di lavorare a qualcosa di inutile. io credo nel mercato. e credo nei numeri. a mio parere bisogna rassegnarsi a vendere. vivessimo in un mondo più giusto non sarebbe questo il punto in questione. ma vivessimo in un mondo più giusto non ci sarebbero neanche le guerre, non ci sarebbe la fame e non ci sarebbe lo sfruttamento. invece viviamo in un mondo ingiusto. ma questo non vuol dire che bellezza e mercato non possano andare di pari passo. basta prendere alcuni fra i migliori scrittori americani. un po’ come per le loro serie televisive sono bravi, fanno cose belle e vendono. non fanno i numeri dei libracci da autogrill. io ho rifiutato l’offerta di u editore da autogrill con cui era probabile (visto quello che avevano intenzione di fare al mio libro) che avrei venduto più di quanto venderò con l’editore con cui esco. però esiste un punto d’incontro fra qualità e commercialità.deve esistere. secondo me è inq eusta direzione che dovremmo spingerci, senza limitarci a una critica parziale (tenendo ben presente una critica sostanziale alla società e una lotta contro il capitalismo che produce guerra fame e sfruttamento) ma lavorando per impiantare anche in italia le basi di un’industria culturale che ridimensioni il peso di certi scrittorucoli, come di certi prodotti televisivi.
@Van: parlare d’America è sempre complicato. noi – Italia – siamo il Paese del monopolio, in ogni settore. negli Usa esiste seriamente la concorrenza.
tu parli delle serie tv. ecco: basta avere in mente la fiction italiana (quello che propinano le due emittenti nostrane) e quella americana. in Italia, in pratica, i due canali principali fanno sempre la stessa fiction, la Rai ci mette il fratello di Fiorello, e il Biscione ci mette Garko e la Arcuri.
sarebbero più onesti se ne facessero una sola, lunghissima, con Fiorello (fratello) e Garko e Arcuri, tutti insieme, e la mandassero in onda ininterrottamente.
per la narrativa è un po’ la stessa cosa. il mercato è dominato da prodotti americani e non, tradotti, e bestseller italiani depotenziati, senza nulla dentro.
sul mercato: potrei essere anche d’accordo. però il cugino ecc. può fare tirature di 6.000 copie, perché possiede tre enormi stabilimenti tipografici, mentre il piccolo editore ti dice che ne fa 1.000, ma va in digitale e ne fa 200, 300 per volta. con 200 copie, fra quelle per le fiere, quelle per l’autore, qualche copia per la stampa, i giornali ecc., va a finire che il libro *non può* vendere. perché non esiste, il distributore non ha copie, le librerie non possono ordinarlo, e chi vorrebbe leggerlo non può comprarlo.
inoltre, quando hai la bravura/fortuna di esordire con 6.000 copie, devi venderle. in libreria, insomma, ci arrivi, ma c’è il rischio che a vendere di più [anche in proporzione] sia il libro che è stato tirato a 10.000, 15.000, 35.000 copie. si tratta in sostanza di occupare gli spazi. non possiamo – e mi spiace anche scriverlo – dire di essere di fronte a un pubblico maturo, attento: il lettore tipo va in Feltrinelli e compra il libro più visibile. e una cosa è essere nei punti nevralgici, e esserci massicciamente, un’altra essere in una copia nel reparto alfabetico.
lo spazio in libreria è una questione fondamentale.
e-
posto che se mi riesce io dall’italia me ne vado volentieri, e posto che se niente cambia io dovrei essere fra quelli che escono con 10.000/12000 copie (sempre che non mi abbiano mentito) le questioni che sollevi sono sottoscrivibili al 100%. lo spazio fisico, cioè la violenza della merce è essenziale per vendere. di questo parlo anche nel libro che ho scritto. cioè, al protagonosta succede proprio questa cosa, che poi è quello che è successo a un certo giovane “scrittore” che ha fatto bingo qualche anno fa riuscendo anche (e a mio avviso piuttosto inspiegabilmente) a spacciare per letteratura le sue volgari e semplicistiche fantasie letterarie (a parte il titolo, che non era suo e che era bellissimo). però la questione che volevo sottolineare è che bellezza e industria non sempre vanno in disaccordo. basta pensare a franzen. a libri come le benevole. e di nuovo, basta pensare alle serie usa, come i soprano, boardwalkempire, breaking bad, louie e la recente american horror story. lì c’è la volontà di vendere. c’è la volontà di essere prodotti di punta. ma questo non elimina la bellezza. pensa a foster wallace. e in italia possiamo prendere ad esempio piperno e per le serie tv romanzo criminale e boris. ci lamentiamo tanto dell’ingiustizia del sistema ma poi, e questo è un mio pensiero, cosa cerchiamo di far produrre? ho letto qualcuno dei raccontini che ci sono su questo blog, presentati come i migliori racconti. francamente sono davvero brutti, mal scritti e privi di tutto quello che si potrebbe voler trovare in una cosa scritta. non voglio essere sterilmente polemico, l’articolo mi è piaciuto e mi sono rispecchiato nei vari scenari. interpreta molte mie ansie e molte mie preoccupazioni. però guardiamoci un attimo in faccia: siamo davvero sicuri che sia solo il sistema culturale italiano ad affossare le cose belle? io credo sempre che i problemi siano strutturali, quindi sono portato a pensare di si. ma se qualche cugino grande o piccolo dicesse bene, adesso invece che la solita robaccia facciamo un capolavoro e lo stampiamo in un numero esorbitante di copie da invadere gli autogrill di tutta la penisola tanto da trsformare il più bel libro che ci perverrà in un best seller. quanti di questi capolavori ci sarebbero, pronti a sfidarsi per l’ambito premio? non è che il fatto che qui vendono moccia faletti e compagnia porta molti di noi a scrivere roba mediocre che pretende di discostarsi da questi senza andar molto lontano?
ti avevo seguito fino al commento precedente. ora ti ho perso. non so dove e chi presenti come migliori racconti cosa. credo ci sia una polemica, ma non riesco a coglierla. ti auguro buona fortuna per il tuo libro,
e-
la polemica voleva in realtà essere una mite discussione.dettsata più che altro dal fatto che mi annoio. sotto a questo link c’è l’invito a cliccare sull’immagine per leggere i migliori racconti. ed è in questa pagina. è un’opinione mia ma per parlar chiaro, secondo me questa roba è brutta. e secondo me è questo un punto su cui concentrarsi: fare roba bella, darsi da fare per farsi notare, smettere di lamentarsi. scusate il disturbo.
http://issuu.com/wimble.doc/docs/wimbledoc_1
Scusami Van, i gusti son gusti, si dice, ma se tu t’informassi un poco, ti accorgeresti che molti degli autori che non ti son garbati si danno da fare e come, sul web e anche fuori… poi magri te sei più bravo eh, mica discuto di questo…
magri srebbe magari, m’è scappata una vocale…
no, ma il punto, Van è che quelli sono i “migliori racconti” di un torneo fra riviste di due anni fa, Wimble.doc. e quello è il pdf che lo “ricorda”. il torneo aveva delle *regole*, per esempio i testi non potevano superare le 3.000 battute. e partecipavano alcune riviste autoprodotte. era un gioco.
mentre, qui, nessuno ha parlato di qualità dei testi. nel mio post scrivevo solo:
“Conosco ottimi scrittori che non hanno ancora pubblicato.” e “i non pubblicati, sono la maggioranza [fra quelli che scrivono bene]. E non sono meno bravi di molti che, invece, pubblicano”.
non ho scritto che viene pubblicata merda, non mi sono lamentato. quindi, se permetti, non capisco la tua “mite” polemica.
tu mi dici che sarai pubblicato da Einaudi, nel 2013. ne sono lieto, e come ho già scritto, ti auguro il meglio. ma tanti autori non sono “sopravvissuti” alla pubblicazione con una major. e questo sì, l’ho scritto, nel post. se vuoi farti un’idea, guardati i remainder, su qualche libreria online, e vedrai quanti libri Mondadori, Einaudi, Rizzoli ecc. sono venduti col 60, 70 percento di sconto. sono libri venduti un tanto al chilo e il passo successivo è il macero.
io ci sto, la “mite discussione” si può fare, eccome. ma vorrei farla in topic, su quello che è stato scritto. o, almeno, a partire da quanto è stato scritto. se io esco a coppe e tu mi rispondi a bastoni, ho l’impressione che si stia giocando a giochi diversi. almeno spiegami il gioco e io mi sistemo le carte ad hoc (il mio preferito è il Ciapa no).
e-
io non ho detto che uscirò con einaudi. forse ci siamo confusi di cugini. ad ogni modo, io non volevo insultare nessuno e il fatto che io a torto o a ragione possa pensare di essere più bravo di quei blogger può essere benissimo una follia della mia mente febbricintante. ad ogni modo certo, i gusti son gusti e il mio gusto mi porta a esprimere rispettosamente il mio parere. e il mio parere è che molta roba che non viene pubblicata è un bene non venga pubblicata. poi. non hai detto tu che esce molta “merda”. se vuoi lo dico io. esce molta merda. è quello che penso. e molta di questa merda è parte integrante delle corazzate dei grandi editori. figuriamoci gli altri! però secondo me c’è roba buona anche. il discorso che fai tu, sulla vita dei libri è un discorso profondamente condivisibile. cosa che ti avevo già scritto. a me sembra che il gioco e le regole del gioco che stiamo giocando siano perfettamente chiare a entrambi. cioè mi sembra che riflettere sul fatto che uno dei problemi sia produrre alla base del materiale all’altezza sia un punto cruciale. poi che un libro abbia poche chance è inquietante quanto vero. tu pubblichi con una major. la major si aspetta da te delle cose. tu vendi poco. e tanti saluti. io onestamente sono molto preoccupato da questa cosa che è verissima. però che ci vuoi fare? quale è l’alternativa al fare un libro che può scomparire? farne uno che è scomparso in partenza? anche la cosa del NON aprire una casa editrice la trovo molto saggia. però quelli di minimum l’hanno fatto e gli è andata bene. e secondo me gli è andata bene perchè hanno coperto uno spazio che nel mercato c’era. einaudi gli frega gli autori ed è improbabile che questo non succeda più. se io uscissi con minimum e einaudi mi volesse non ci penserei neanche per un istante ad abbandonare la casa editrice. che perlatro a me personalmente non sta troppo simpatica. però sono stati bravi e hanno passato più di uno scoglio. l’esempio delle serie tv secondo me era calzante. certo che hai don matteo e le rivombrose. però hai anche boris. che è un prodotto stupefacente se lo paragoni al resto che viene prodotto in italia. io conosco solo marginalmente qualcuno che ha lavorato alla produzione della serie con diversi ruoli. quindi magari quello che dico non è esattamente esatto. però. la differenza più lampante fra boris e il molto resto è che quel prodotto è un prodotto fatto bene che punta sulla qualità. e diavolo, ha venduto, è piaciuto e ha fatto anche il film. un film non all’altezza, ok, ma vogliamo davvero paragonarlo al film che mediamente viene fatto in italia? su romanzo criminale, la serie (che è enne volte meglio del film e del libro) c’è un lavoro pazzesco che va dalla colonna sonora alla fotografia passando per un grande grande grande lavoro di scrittura. perchè questo non può essere fatto coi libri? perchè prima di puntare il dito contro le major e il sistema (che si meritano più che un dito un centinaio di pugni) non ci interroghiamo sulla qualità del lavoro che sta alla base e che ogni scrittore può fare da solo con un pc di quelli piccoli e fastidiosi da 250 euro (che è quello che ho fatto io visto che non ho una lira)? poi se tu sei davvero convinto di conoscere tanti bravi scrittori inediti ti invito a segnalarmeli in privato. sarei curioso (ma giuro, non ho nessun tono provocatorio) di leggerli e perchè no, fosse il caso, di interagirci insieme e vedere dove portano le cose.
ma scusa, Van: chi ha “puntato il dito contro le major e il sistema”?
è questo il punto. mi pare di aver detto il contrario, nel post. ovvero: se non esci con una major (o una sua *collegata*) il tuo libro – capita spesso – può nascere e morire subito. può uscire e essere invisibile.
su einaudi: sì, ho letto male io. hai scritto il cugino di einaudi, quindi – immagino – mondadori. bene. immagino che la cosa non sia capitata per caso, che tu ci stia “lavorando” da tempo. che tu abbia investito tempo, energie e risorse per questo. e, giuro, son contento che tu ci sia riuscito.
poi: il fatto che tu non creda a quanto ho scritto, che ci sono molti autori non (ancora) pubblicati o pubblicati e invisibili di indiscutibile qualità: non è un problema mio.
ti segnalo l’ultimo numero di Colla (autori nati dall’85 all’88): http://www.collacolla.com/colla_10
da lì, dal sito di Colla, puoi farti un giro per meandri poco noti e giudicare da te.
enrico
‘na volta c’era ‘n’autore molto più giovane di me che pubblicò tre libri belli presso il migliore,
passava per uno dei famosi cannibali, mi era anche tanto simpatico,
non si dava arie, affatto, anzi,
ché ci avevo parlato due o tre volte anche di faccia,
indi la smise, credo, di scrivere,
quando gli chiesi perché, mi fece ‘na risata sincera,
dice che vendeva fotocopiatrici.
Sono convinto che ci sia tanta bella roba scritta in giro, in rete, presso editori minori et similia.
Ogni anno escono migliaia di titoli di narrativa e il generalizzare e parlare di merda è puro riduzionismo.
Mi faceva venire il nervoso un direttore editoriale che ghignava ogni volta che scaraventava un manoscritto nel cestone; lui credevasi di scrivere assai bene invece per me era un giallista d’accatto.
E’ un mondo così.
Bello e lento e ben scritto questo post.
sì, Mario. quell’autore lì, lo sapevano, quelli della casa editrice, che era il più bravo.
e che palle enpi però eh? pensavo di passare da queste parti e trovarti finalmente felice a far la fila alle poste invece macché, sempre infognato a parlare di editoria, editori, autori bravi e autori ciucci. Se vai pure alla fiera di roma non ascolterò più una sola parola di quello che dici. Cmq nel caso ci vediamo, anch’io non vado.
T’amabbi. Ciao
Pure Anna nuestra s’incazza, ecchediavolo!
Ma com’è sta roba che pure L’ENPI fa la fila alle poste?
Non c’ha lo sportello interno scopo rapidità & destrezza evviadicendo?
Oddio m’è venuto un cardiopalmo o palma al sol pensiero che L’ENPI forse fu abolito.
Mi assento (o assesto) scornato che già c’ho l’influenza del cavolo.
Senza aver compreso il t’amabbi.
be’, a Roma non ci dovrei andare. se mai ci andassi sarebbe per salutare qualche amico [alla fine, con alcune persone alle quali voglio bene, ci vediamo solo lì, a dicembre a Roma]. però credo che a ‘sto giro, passo.
in posta ci son andato a mandare diciotto copie di Np, in giro. pochi han ringraziato, però. meno della metà. eppure ci vuol poco a scrivere una mail, un facebook chat, un sms, con scritto: grazie, mi è arrivato.
che dire? ci beccheremo dalle nostre parti. e anche: sì, avevi ragione tu, Anna : )
e-
Premesso che il verbo amare, nel nostro dialetto come penso in tutti, non esiste, ove mai esistesse la coniugazione del passato remoto sarebbe questa: amabb, amast, amé, amamm, amast, amèrn. Oh mario.
Untitla, dal regno dell’Ovemai
dovessi scommettere, direi che “amare” esiste solo in napoletano [oltre al fiorentino, ovviamente, da cui deriva in italiano]: “ammare/ammà”.
http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=1850168&langid=14
scherzi? http://www.youtube.com/watch?v=PkZW2cjRUCY
Sono con te in tutto.
Purtroppo non ho seguito il tuo ultimo e saggio consiglio.
dici molte cose giuste (alcune sacrosante) ma la tua prospettiva imho è distorta. fare lo scrittore di mestiere e pubblicare in modo continuativo con grandi editori è prerogativa di due categorie di persone: chi scrive cose molto commerciali (e quindi non sono scrittori, e quindi non ci interessano, ok?) e chi scrive cose straordinarie. tu scrivi cose straordinarie, cose che la gente dice Che Spettacolo e sente il bisogno di regalarle in giro e scriverne sul proprio blog e scrivere il tuo nome sui muri della scuola? se si, hai ragione. se no, forse faresti meglio ad applicarti nella scrittura invece che sfogarti con questi “rants” (no offense – parlo in senso generale, più che all’autore del post).
credo poi che la storia degli incompresi che non pubblicano sia proprio falsa, oggi si pubblica di tutto, specie di esordienti e se uno non riesce a pubblicare vuol dire che il suo libro non è un gran che, semplicemente. io stessa, che non sono una scrittrice, a suo tempo quando cagai fuori il mio romanzucolo, riuscii con un po’ di perseveranza (neanche troppa) a pubblicarlo con un “medio editore”
che i grandi editori brucino gli autori è vero ma se uno vuole fare lo scrittore sta a lui trovare un equilibrio e raggiungere un minimo di pubblico *while* cercando di scrivere cose decenti… e comunque se uno scrive un SUPERBO CAPOLAVORO stai certo che un editore lo trova: sono degli stronzi e pubblicano molta TROPPA robaccia, ma non sono cretini, i capi e i loro sgherri, se passa una cosa incredibile la fanno, non sarà il primo o il secondo ma prima o poi uno che la vede e la fa salta fuori. prova ne è che NON SI E’ MAI VISTO questo famoso libro incompreso, questo Guido Morselli della mia fregna (si perdoni la finezza)
sui piccoli editori che fanno il libro e poi non esiste, non saprei che dire, suona possibile, ma perché lo fanno? forse che hanno finanziamenti pubblici ogni tot libri? questo mi pare valga la pena appurarlo/indagarlo
pace a voi
inoltre i post con i misteri non sono mai belli e perdono forza, specie se il mistero annulla un potenziale esempio: chi è quel “il più bravo”? almeno un indizio su…… :->
cara/o S.,
io ora dovrei rispondere al tuo commento. ma tu, secondo me, non hai letto il mio post – hai letto dei pezzetti, sempre secondo me – quindi mi trovo in difficoltà. per esempio, tu dici che la mia prospettiva è “distorta”. ma, ne sono certo, non puoi aver coscienza della mia prospettiva, non da queste poche righe che ho scritto. insomma, non so che dirti, sono abituato a discussioni di diverso genere, nelle quali uno dice A, e l’altro si esprime sempre su A – oppure dice B, ma sottolineando che A è bello che andato. qui tu dici che ho detto B, ma io ho detto A.
ciao,
e-