non molto tempo fa, ho scritto questa cosa qui, con l’intenzione di mettere in guardia chi vive nella speranza di fare lo “scrittore” – soprattutto per quanti vorrebbero camparci, con la scrittura.
ecco, oggi vorrei dare un consiglio ad altri che vorrebbero campare coi libri: agli aspiranti redattori, illustratori, editor, correttori ecc., e perché no? agli aspiranti librai, promotori editoriali, editori. il consiglio è: leggete Pazzi scatenati, Usi e abusi dell’editoria italiana, scritto da Federico di Vita. la morale di questo libro è: spendendo oggi 14 euro, puoi evitarti anni e anni di “lavoro” non pagato, di debiti (i debiti riguardano i librai e gli editori, ma, a volta, anche i lavoratori dell’editoria, che, letteralmente, pagano per lavorare, pagandosi le trasferte alla fiere, o alle presentazioni, per esempio), di smarrimento emotivo, di occasioni perse. Federico si è documentato a fondo, e in più ha un’esperienza diretta di occasioni perse, smarrimento emotivo, “lavoro” non pagato ecc. – come quasi tutti quelli che stanno nel mondo editoriale. io posso aggiungere che qualcuno che ci campa con queste cose lo conosco, ma sono pochi, davvero pochi e i debiti, a volte, li han fatti sul serio, con master costosissimi, da 6.000 euro all’anno (più affitto, cibo, tessera della metro), oppure hanno combattuto per quindici, vent’anni, e solo da poco tempo hanno uno stipendio, un fisso garantito.
in Pazzi scatenati, Federico raccoglie anche alcune voci – anonime: un’altro effetto di essere un lavoratore iperprecario dell’editoria è la paura – di redattori, editor e altra gente senza contratto. per esempio: “Secondo me i piccoli editori sono spesso degli sprovveduti. Per la maggior parte figli di papà che si buttano sul mercato senza alcuna esperienza e senza avere la minima idea di come si facciano e si vendano i libri. I rimanenti sono degli squali, pronti a tutto: dal plagio alla pubblicazione a pagamento. Oppure la terza categoria: gli idealisti. Ma gli idealisti non hanno scelta: o diventano squali, o chiudono baracca in un paio di anni”. Ma anche: “Il fatto è che per queste case editrici, le giovani e coraggiose piccole case editrici indipendenti, è davvero troppo facile. Da una parte hanno il Moloch dei grandi gruppi, dall’altra lo spauracchio dell’editoria a pagamento: è quasi impossibile fare brutta figura tra questi due”.
Federico di Vita ha raccolto molte voci: librai, stampatori, editori, promotori, distributori.
Molto interessante anche l’intervista a Pasquale Colaps, ex direttore di Pde, uno dei principali distributori italiani – oggi Pde appartiene a Feltrinelli. Colaps è molto franco, e a pag. 96 di Pazzi scatenati dice: “La piccola editoria è destinata al collasso, i piccoli editori sono montati, la piccola editoria vive di marchette e illusioni. Magari per stampare quei quattro libri l’editore ha venduto il mobile antico che aveva in soggiorno”.
Questo è. Nessuno può negarlo. Le librerie indipendenti chiudono, quelle di catena aumentano di numero. La piccola editoria non ha nessun senso, e la media soffre assai, e punta dichiaratamente sulla mancanza di qualità. Il mercato è sempre più concentrato, e i tre grandi gruppi editoriali posseggono tutto. Vedi, per esempio, lo strano sodalizio/holding fra i gruppi Giunti e Gems, che mischia Messaggerie (distributore), librerie (Ubik e Giunti), case editrici (decine: ci trovi i Garzanti e le Giuntine), grossisti (Fastbook), magazzini.
Questo è quanto. Questa è la situazione. C’è speranza? Certo. C’è, sempre. Ma ne riparleremo.
lettera a un giovane stagista [dell'editoria]
23 dicembre 2011 di enpi
MAPPATURA


io che ho iniziato ora con gli stage mi sto già deprimendo.
non leggerò più nulla fino a 55 anni.
giuro.
Clara
enpi sei un demotivotional
ah ah. bene.
Clara l’editoria è sopravvalutata
Lettura da abbinare a “Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno” di Cristiano Armati.
enpi il problema è quando sai fare solo quello
Clara
@damiani: in tutta onestà no, non li abbinerei. nel libro di Federico c’è verità. in quello di Cristiano Armati no. la storia degli aspiranti scrittori che depositano il loro libro alla siae ha sempre fatto ridere anche me, ma finisce lì.
@Clara: come fai a dire che sai fare “solo quello”? dài!
http://collettivomensa.com/2012/01/07/che-bel-mestiere/
““La mia soluzione è: smettiamola, facciamo altro, non vale la pena. Tanto in questo campo, nell’editoria, il lavoro non si trova lavorando, o lavorando bene, nel 99 per cento dei casi si trova per conoscenza, quindi non dipende dal singolo o dalle capacità del singolo. Ci sono tanti altri lavori, meglio fare qualcos’altro”.
comunque ci piacerebbe leggerlo. ma Federico ha un contatto per parlare un pò cum lui?
Clara – che davvero sa solo leggere libri
sì, scrivimi e ti do la sua mail
okkei