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Archivio per la categoria ‘controradio’

1. Devozioni. L’idea che rende Devozione (Einaudi Stile Libero Big) un’opera complessa e in qualche modo iconica è la scelta intima e assai perigliosa di portare sulla pagina uno degli aspetti più pericolosi e bui della natura umana e non una didascalica rappresentazione dell’universo – per troppo tempo obnubilato e appiattito a luogo comune – dei soli eroinomani. Antonella Lattanzi fa della sua protagonista Nikita/Vera una preziosa chiave di volta narrativa in grado di rappresentare lo straziante e pericolosissimo desiderio che attanaglia ognuno di noi nei confronti di qualcosa, molto spesso di qualcuno. La Devozione del titolo si materializza pagina dopo pagina nelle parole, nelle intenzioni e nelle scelte di Nikita aprendo il lettore alla presa di coscienza della propria di devozione in un processo capace di rivelarsi lancinante e sconvolgente. Le forme di devozione di Nikita ci sono immediatamente familiari: il trabocchetto mentale, la menzogna a sé stessi, la naturale assunzione della propria immutabile natura nonché il desiderio fortissimo (e per questo puro) di cambiamento, fanno già parte della vita quotidiana di tutti noi. Già, Nikita ha scelto l’eroina (solo l’arrivo alla prima pera meriterebbe una trattazione critica a sé) ma la sua Devozione, la vera consacrazione a cui ha scelto di votarsi è Pablo, il ragazzo calabrese al suo fianco dalla prima pagina del romanzo. Bisognerebbe sottolineare ogni espressione, ogni paragrafo che per voce sola di Nikita esprime la condizione di desiderio puro e vocazione nei confronti dell’amato: ci troveremmo di fronte alla migliore rappresentazione contemporanea dell’idea di devozione, il cuore pulsante e livido del romanzo, ciò che lo rende prezioso e vicino al lettore.

(more…)

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MilanoRomaTrani, il blog di carta.
  
Ci sono state antologie di blogger, e blogger diventati scrittori.
Ma mai un blog che diventa di carta.
MilanoRomaTrani – il blog collettivo più figo dello spaziotempo – lo fa, per primo, mettendo insieme:
i post più belli del suo primo anno di vita;
i racconti di:
Remo Bassini,
Giacomo Buratti,
Peppe Fiore
e Andrea Malabaila;
e le meravigliose fotografie di Salvatore Piombino.

 

pdf1

[clicca sull'immagine per sfogliare-visualizzare direfarbaciare, oppure clicca qui per scaricare il file in pdf, e stamparlo]

Perché – senza ipocrisia – l’aspirazione di chi scrive è finire in un bel volume rilegato, o per lo meno una rivista, un foglio chessò. Piazzarsi in righe giustificate su dei bei rettangoli di carta (la qualità è relativa) che per quanto possano ingiallire, ma chi ci toglie più da lì? In un certo senso, si potrebbe dire che gli scrittori sono peggio dei politici.

Poi arriva internet a rendere tutto più facile e rovina la festa. E con internet arrivano gli scriventi. E gli scrittori se la fanno sotto, perchè in fondo, più conservatori di loro, che ce l’hanno fatta, che sono arrivati lì nell’empireo di toner e cellulosa… sì, sono maledettamente conservatori e reazionari. Un po’ come i giornalisti, che invocano a zigomi alti la libertà di stampa e l’informazione partecipata, mentre il loro incubo peggiore è perdere il tesserino di finta pelle bordò, e mai – ripeto mai – si sognerebbero di schierarsi a favore dell’abolizione dell’Ordine professionale di mandiboliana memoria.

E dunque – si diceva – arrivano gli scriventi. Che non sono né scrittori, né giornalisti, ma si sentono tali – i tapini! Tutti scrittori, tutti giornalisti! Tanto ormai non ci vuole niente, con i blog. Ma come si permettono, questi sacrileghi impuniti… E poi però, meglio farla breve, capita che gli scriventi vengano letti più dei giornalisti e molto più degli scrittori. Sondarne le ragioni diventa un puro esercizio intellettuale, con davvero poco stile e troppo impegnativo, rispetto ai risultati finora prodotti.

E come in ogni ciclo umano, origine e fine si piacciono e si scopano, così, al primo appuntamento. Senza troppe complicazioni. Cause e conseguenze si confondono. E gli scrittori, e i giornalisti, provano a fare gli scriventi. Alcuni sono anche pagati per farlo.

MRT è fatta (femminile!) di scriventi, scrittori, giornalisti. E a volte anche di gente normale. E si arroga – giustamente – il primato di averli messi insieme, fino a non capire lei stessa chi è chi, chi fa cosa, ma soprattutto perché. Ma solo godere di un evoluzione talmente naturale da sembrare volgare. Un lusso per pochi: non c’è niente di più trasgressivo dell’essere travolti da qualcosa a tal punto da dimenticarsene le orgini.

MRT festeggia tutto questo con direfarebaciare. Cos’è, lo si scopre scaricandolo e magari guardandolo, anche. Una cosa che sta sul monitor, dove gli scriventi si trovano più a loro agio, ma che può diventare di carta, così gli scrittori sono contenti e chè è firmata [nome & cognome] per la gioia massima dei giornalisti.

E che sarà letta, tanto.

Che in fondo, è davvero quello che interessa a tutti. Noi.

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Vincenzo Cerami, in un’intervista per Rai Educational del 2001 (testo e video integrali qui):

Io continuo a pensare che la letteratura, come l’arte in genere, ha una funzione molto precisa: verbalizzare il silenzio delle persone, il silenzio di una società, il silenzio delle singole persone che formano una società.
Noi siamo fatti di silenzio, non siamo fatti di parole, noi parliamo un’ora durante una giornata, ma abbiamo ventitré ore di silenzio. E in quel silenzio pensiamo, prendiamo decisioni, ci turbiamo, rinnoviamo delle cose, preghiamo di nascosto. Ecco, lì dentro succede di tutto. Questo silenzio è la verità nostra, è la vera autenticità nostra. Perché quando noi parliamo con qualcun altro assumiamo comunque una maschera, a seconda di chi abbiamo davanti: cambiamo linguaggio, cambiamo lessico, stile, a seconda di chi abbiamo davanti.
Ma quando siamo con questo nostro silenzio, dentro abbiamo tutto un sistema di segni che non è verbalizzato: non è che pensiamo col soggetto, il predicato e il complemento, pensiamo secondo degli strani corto-circuiti elettrici, con memorie sedimentate, con colori, sensazioni, autobiografie. Tutto questo, poi, appartiene a tutti i poeti, per lo meno a tutti quelli che abitano la stessa lingua e che abitano il tuo stesso paese, la tua stessa cultura. Quindi, quando uno vuol raccontare una storia non fa altro che mettere parole a questo silenzio e raccontare qualcosa che è in tutti e che, pure, non tutti si accorgono di avere, qualcosa che è davanti agli occhi di tutti e che, pure, non tutti vedono.
Questo lo fa istintivamente, lo scrittore. E non solo lo scrittore. Perché vuol raccontare la realtà, non in maniera naturalistica e necessariamente realistica, vuol raccontare il mondo nel quale vive, quello che è nascosto, quello che non si vede. La realtà è sempre stata un mito. All’inizio, i primissimi uomini primitivi nelle caverne, gli antichi, disegnavano le tigri cattive e gli elefanti, un po’ per cristallizzare le proprie paure, per portarle fuori da sé, ma anche con uno scopo didascalico, perché i bambini uscendo per la foresta, poi, questi mostri, se li incontravano, li riconoscevano e scappavano via. E la realtà ha cominciato ad essere raccontata.
All’inizio non c’era la prospettiva, la realtà era tutta piatta, su due dimensioni. Poi la prospettiva ha aumentato il senso di realtà. Ma poi, con i chiaroscuri e le luci, si è capito che quella non era realtà, che la pura rappresentazione della realtà non è realtà. Allora si è cominciato a confondere le acque, con l’impressionismo, l’iperrealismo. E la realtà è rimasta un mito. Perché la realtà non è quello che noi vediamo, è quello che non vediamo. Quindi, credo che lo scrittore debba avere soprattutto questa spinta e che ce l’abbia con naturalezza. Così, il problema del best-seller, francamente, è un problema che viene molto, ma molto dopo. E non dovrebbe, comunque, secondo me, essere posto in questi termini: uno si mette là e dice “voglio scrivere un best-seller”… Piuttosto, che si desideri che il libro si venda, non per diventar ricchi, ma perché più persone ti leggano, questo credo che sia più che giusto e più che sano in uno scrittore.

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oggi, qui, alle 11.oo a.m., proviamo a chiederci il perché di alcuni fatti riguardanti i libri e l’editoria; rileggendo l’articolo di Giuseppe Culicchia sulla Stampa del 28/02/08, “Travolti da insoliti capolavori. Quarta di copertina, un’arte caduta nel ridicolo“; e il piccolo saggio di Giuseppe Genna su Carmilla, “Il catalogo non è questo: l’invisibile violenza“.

l’industria culturale italiana sta mentendo? e perché?

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BARI. alle 11 am, a Controstudio (per ascoltare, in streaming, qui), parleremo di Raymond Carver e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore; di Alessandro Baricco che anni fa andò a Bloomington, Indiana, per controllare cosa ci fosse di vero nella voce che il vero minimalista era tale Gordon Lish, l’editor di Carver.
e il buon Baricco li ha trovati i manoscritti, e con loro le correzioni/revisioni di Lish; e c’ha scritto, su ‘sta cosa.

dice cose interessanti A.B., nell’articolo uscito su Repubblica il 27 aprile del 1999. tra le altre – si riferisce all’ultimo racconto:

E c’è una battuta, a un certo punto, regolarmente tagliata da Lish, in cui il padre la guarda, quella ragazzina, e quello che dice è di una tristezza, e di una dolcezza, immense: “Tesoro, mi spiace. Sono andato in collera. Dimenticami vuoi? Mi dimenticherai?” Non so. Bisognerebbe andare a guardare tutti gli altri racconti, bisognerebbe studiarci un po’ su seriamente. Ma me ne son venuto via da là con l’ idea che quell’ uomo, Carver, forse aveva in testa qualcosa di tremendo eppure affascinante. Come un’ idea. Che la sofferenza delle vittime è insignificante. E che il residuo di umanità che cova sotto questa glaciazione è custodito nel dolore dei carnefici. Non sarebbe un grande, se fosse così?“.

cambia qualcosa? Carver è lo stesso l’autore più importante del novecento americano?

per finire si parlera di questa idea/iniziativa/antologia di Las Vegas, che comincia oggi, 29 febbraio, il giorno che non c’è

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BARI. come promesso in diretta, ecco i riferimenti dei due libri di cui si è parlato:
- C. Palahniuk, Fight Club
- R. Carver, Il mestiere di scrivere.
in realtà si è parlato di trucchi, stupore e amaro in bocca ["Niente trucchi", diceva Raymond].
ma questa è un’altra storia [solo: Fight Club è un libro che stupisce ma non inganna. o, almeno, inganna poco e, soprattutto Chuck è un dio della scrittura].

ps
una mia amica mi ha scritto oggi.
“complimenti per MrT: è bellissimo”
grazie – sono molto sensibile ai complimenti!.
(lei adesso è – anche – qui)

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no, non sto per parlare di Olindo e Rosa, o delle code al loro processo. Spaghetti splatter era il titolo di prenotazione della più ‘celebre’ antologia degli anni novanta: Gioventù cannibale (a cura di Daniele Brolli, Einaudi 1996). lo ha rivelato qualche tempo dopo Severino Cesari (con Paolo Repetti, la mente dietro la collana Stile libero) [il titolo di prenotazione è quello che sta sui copertinari, delle schede dalle quali i librai scelgono cosa avere in negozio: prenotano - appunto].

uno degli autori di GC è Matteo Galiazzo. nel 1999 pubblica (sempre con Einaudi) Cargo. il libro che a me piace immensamente, ma che ha avuto scarso successo commerciale. per questo lo si trova nelle due principali librerie on-line scontato – rispettivamente – del 50 e del 60 percento (detto in altro modo: si porta a casa con circa tre euro).

tutto ciò a Controradio alle 11.15 [in streaming qui]

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oggi alle 11.00, a Controstudio (in streaming qui), si parla di Black Flag, libro bello e importante di Valerio Evangelisti [leggete Evagelisti, leggete Evangelisti, leggete...].

“Oltre la porta, una scala a chiocciola si immergeva nella nebbia. C’era luce, grazie ai tubi fluorescenti alimentati da una centrale automatica sepolta chissà dove. Lilith non era abituata a interrogarsi sulle sorgenti di energia di cui fluiva, assieme ai miliardi di abitanti di Paradice. Quelle visibili erano state distrutte. Quelle invisibili erano state dimenticate. Forse, le seconde erano sepolte nella pozza nera melmosa e putrescente chiamata Oceano”.

[V. Evangelisti, Black Flag, 2002, Einaudi Stile libero, p.157]

poi s’accennerà a Paolo Agaraff, scrittore uno e trino, che ha pubblicato due libri con peQuod (scoprono talenti, a peQuod). qui si possono scaricare e leggere alcuni racconti di/dei Agaraff, contenuti in antologie e raccolte (sempre edite da peQuod – almeno così mi pare).

[nel pomeriggio, dalle 19.00 in poi, mi si dovrebbe trovare qui: il posto è carino e la cosa interessante]

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BARI. riprende Controstudio, il contenitore del venerdì di Controradio; e riprende anche il mio spazio di dieci minuti (che oggi saranno 15) dedicato ai libri. oggi intervisteremo Andrea Malabaila, scrittore, di lasvegas.jpgTorino, che ha deciso di mettere su una casa editrice (Las Vegas edizioni). ci spiegherà il perché, il per come e ci parlerà dei primi tre libri, usciti l’8 gennaio.

tutto questo alle 11.00 am di oggi. per chi è così folle da non abitare in Puglia, la trasmissione va in streaming (qui a fianco, nel blogroll c’è il link). per riascoltare/ascoltare in differita dovrete venire qui, su MRT!

per contattare Las Vegas (invio manoscritti, domande, richieste per fideiussioni bancarie ecc.) si sono il blog e il sito.

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aggiornamento (12-01-08): ecco il podcast!

i primi sei minuti:


i restanti sei e rotti:


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