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Archivio per la categoria ‘generzione’

Riviste! Amici della musica! Musicisti! Musigialli! E’ tempo di un po’ di MiAmi, un festival della musica e della cultura che a Milano è diventato molto noto grazie alla creatività, all’amore libero ampiamente professato e ai gruppi che si susseguono sui palchi. Rock, jack daniel’s e rolling stones!
In questo ambientino vivace c’è spazio anche per fumetti e riviste, con banchetti e illuminazione ad hoc, oltre alla possibilità di mostrare i propri lavori musicali. Con 125 euro (che ne dite, acquistiamo in comunità?) potete diventare espositori, entrare gratis durante i giorni del Festival e sperare che i gggiovani si fermino al vostro audace banchetto.

Ci avevano garantito, una volta, tanto tempo fa, che era anche divertente e fruttuoso. Sta a noi capire se è vero.
A questa pagina potete dare le vostre informazioni e comprare lo spazio, a quest’altra potete leggere il programma degli eventi.

Noi generAzionini non sappiamo se andarci, dipende un po’ dalle finanze e, anche, dall’interesse degli altri trendy frequentantori di Milàn.

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Parte il 19 gennaio, ’Le mie poesie non cambieranno il mondo’, la nuova rubrica di poesia di generAzione rivista (on line su http://www.generazionerivista.com). Ogni due giovedì sul sito il testo di un poeta contemporaneo: niente ‘classici’ perché è dal Liceo che ce li portiamo dietro, interpretati sempre e solo allo stesso modo, e spazio alle voci poco conosciute di oggi.

Il titolo della rubrica è anche un verso di Patrizia Cavalli, scelto perché ne riassume perfettamente il senso. Siamo partiti dal presupposto che la poesia non è snob: nonostante per anni l’abbiano sempre presentata come difficile, comprensibile solo per pochi eletti, per noi la poesia non è così. Per noi la poesia è tante cose: è quasi musica, è comunicazione, è profondità ed è anche andare a capo a caso. E vogliamo perciò semplicemente dire: ehi, anche nel 2012 c’è in giro tanta poesia; lo sapevate?
L’approccio sarà molto concreto, lasciando da parte retorica e sentimentalismi che, nel 2012, sono abbondantemente superati. Ogni due settimane, sul sito, ci sarà una recensione, oppure un’intervista o una riflessione. Ci limiteremo al singolo testo del singolo autore, con l’analisi di qualche poesia anche solo a mo’ di citazione, ma non mancheranno contributi più ampi.  

La rubrica è a cura di Iuri Moscardi, Matteo Bianchi, Iris Karafillidis, Diana Osti, Alessandra Trevisan, Maddalena Lotter e Andrea Checcucci e durerà almeno un anno.

Il verso si contraddice, dice e non dice, sfuma le cose, le suggerisce senza definirle: con questa rubrica, noi cerchiamo un bandolo della matassa e ve lo diamo in mano. Il resto sarà solo merito vostro.

Qui trovate l’evento Facebook a cui iscrivervi per essere costantemente aggiornati sulle nuove uscite.
Qui invece la pagina di presentazione sul sito di generAzione rivista.

 

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E’ uscito il numero 18 di generAzione rivista: CAMBIARE.

Berlusconi si dimette; Gheddafi muore; lo spread schizza su; l’Euro crolla o forse no.
Ma anche: la morosa lo ha lasciato e lui è uno straccio; resto identico perché è l’unica sicurezza che (forse) ho; mi tocca pensarla diversamente.

Il nuovo numero di generAzione rivista (novembre/dicembre 2011) è dedicato al tema del cambiamento. Intorno a noi accade un cambiamento totale e continuo ogni giorno. Si può dire che ogni secondo – anzi, anche meno – porti con sé qualcosa che per forza di cose muta radicalmente tutto quello che c’era prima. E che magari c’era da così tanto tempo che sembrava da sempre.

Noi ci viviamo dentro. E allora abbiamo provato ad analizzare cosa vuol dire cambiare. Nella fattispecie, interrogandoci sul parallelo tra i cambiamenti che ci accadono dentro e quelli che accadono fuori: a volte le cose sono collegate e ci accorgiamo che un identico oggetto ha molteplici significati; altre volte, ci tocca cambiare parere.
Lo abbiamo fatto perché, nella maggior parte dei casi, nessuno di noi si accorge delle trasformazioni: prima viveva in un modo; dopo un certo momento, in un altro. Punto. Ma perché?

Ne è uscito un numero molto poetico, a dimostrazione che il cambiamento è sempre qualcosa di profondo.

Potrete scaricare e leggere la rivista qui: http://issuu.com/ladyofacanyon/docs/generazione_rivista_novembre_-_dicembre_2011_-_num e su www.generazionerivista.comarchivio pdf

E siccome è Natale e siamo buoni – e voi che ci leggete meritate un regalo – eccovi in allegato lo speciale fotografico “Cambiare (in immagini)” del nostro Andrea Checcucci. Scarrrrricatevelo e gustatevelo. E tanti auguri: http://issuu.com/ladyofacanyon/docs/speciale_natalizio_-_rapsodia_fotografica (sì, pure in pdf…su archivio pdf…su generazionerivista.com)

Buona lettura!

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È uscito il numero 17 di generAzione rivista: DARK (in)SIDE.

Dopo i gozzovigli dell’estate e il reportage mantovano – e dopo aver appena iniziato il reportage estero di Chiara Baldin - generAzione si riappropria della forma che più le è consona, quella della rivista. E, tanto per non farci mancare niente, essendo il numero 17 ci è sembrato giusto essere un po’ macabri.

Arriva l’autunno, Halloween, la malinconia: e allora ci siamo buttati alla ricerca del brutto, del lato oscuro che c’è dentro le cose di ogni giorno.
I vari Mister Hyde di oggi e di ieri ci fanno paura perché sono orrendi e perciò è facile criticarli e soprattutto additarli: così possiamo starne alla larga. Più difficile è invece ammettere che anche noi siamo un po’ canaglie in tante situazioni, anche e soprattutto quando pensiamo di comportarci bene (quando amiamo, quando siamo generosi, quando valutiamo solo col nostro metro di giudizio, quando diamo troppa fiducia).

In questo numero cerchiamo di esporvele in una sequenza di ritratti dove a prevalere è sempre la descrizione, mai il giudizio morale. Ne è venuta fuori una sequenza di personaggi caratterizzati, in percentuali diverse, dall’ombra e non dalla luce: caratteri nei quali è facile riconoscersi.

Perché, come diceva Oscar Wilde, “ognuno di noi porta in se stesso il cielo e l’inferno”. 

Buona lettura!

 

La rivista potete leggerla e scaricarla gratuitamente su issuu e su archivio pdf.
Ma, soprattutto, cliccando qui: generAzione rivista settembre – ottobre 2011 – THE DARK (IN)SIDE

 

 

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Vabbè che c’è la crisi ma un minimo di speranza e positività vorremmo non farcele mancare.
Discutendo affabili tra noi redattori di generAzione a Mantova (durante il famoso Festival) ci siamo resi conto di più cose (e abbiamo scoperto l’acqua calda): l’Italia puzza di tragicomico; se sei giovane (per giovane diciamo dai 19 ai 35 anni, toh pure 37…) è meglio se resti tale uccidendoti e scrivendo sulla tua tomba “ho vissuto per 16 anni ma fu intenso”; e, in ultimo, che andare via da casa non è male, anzi, è benissimo.
Per carità, nulla contro mamme e papà gioiosi che ti danno amore, ma basta. Vogliamo essere svedesi (o australiani, o texani o chessoio) e avere un appartamentino senza pretese a 20 e qualcosa anni.
Si può? Non si può? Ce lo chiediamo.
Sarà che siamo sfortunati e rientriamo nella categoria “piccoli generazionini senza soldi ma tanto talento (nel non farli)” eppure ci siamo davvero guardati in faccia: uno di noi s’è fatto la Palestina accanto ai mitra dei soldati per 3 mesi di reportage giornalistico (stica…), una è scappata a Londra, è tornata, ha deciso che dopotutto le case editrici possono essere ancora un posto felice e ci sta provando (e chissà), un’altra è passata da Berlino ad Halle a Lisbona…e non si fermerà.
Come si fa a dire, allora, che questa generazione sta a guardare, è ferma, si piange addosso? E come si fa, dopotutto, a non dirlo visto che ultimamente non facciamo una bella figura?
Per concludere, e andare sul pratico, abbiamo deciso (e capito) che una caratteristica costante ci accomuna: siamo mondialisti (che non vuol dire giocare a fantacalcio), cosmopoliti e poi ormai chi non ci è stato a Londra?

Quindi vogliamo inziare il viaggio – fisico, spirituale, mentale, e altre etc – sperando che la nostra mezza profuga europea Chiara Baldin possa darci qualche risposta, perchè da fuori sembra sempre di aver capito tutto. Eppure continuamo a non capire niente.

Una valigia piena di… ogni (forse) mercoledì, dal 26 ottobre fino a quando non si finiscono i soldi per il viaggio. Sui reportage generAzionali. E nei nostri appunti quando ci chiediamo “che ne sarà di noi” (Silvio Muccino ha capito tutto).

fazzzzbuk!

 

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Sappiate innanzitutto che al Festivaletteratura siamo andati come volontari, ed anche che siamo nati come rivistaioli proprio lì.

Questo significa molte cose: 1) sgobbiamo 5 giorni ma con molta gioia e con molti nuovi amici al ritorno che, purtroppo, è sempre troppo presto; 2) scriviamo articoli, facciamo foto, video e incontri con autori non da poco (Baricco, Benni, qualche Nobel, Guccini) e li potete trovare tutti sul sito www.festivaletteratura.it; 3) il Festivaletteratura di Mantova spacca e per spacca s’intende è figo e per figo s’intende: ma veniteci, su, togliete il culo dalla poltrona; 4) generAzione rivista ha preparato un reportage lungo 5 giorni (o meno o più, dipende) con foto, video, pillole, curiosità, and much more – come dicono le rockstars.
Quindi leggetene e abbiatene tutti, e dopo venite a dirci che il Festival vi piace e che Mantova è carina anche se piena di zanzare.

Noi vi attendiamo. E poi dovete farvi perdonare perchè non ci siete venuti e, guardatepropriochebruttepersonechesiete…

www.generazionerivista.com

 

 

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Qualcuno di voi forse ricorderà – e avrà partecipato – ad eventi dove riviste e alcolici diventano una cosa sola. Il B.I.R.R.A., ad esempio, e il MAG, da quest’anno.
A Sona, frazione veronese in cui non ferma mai il treno Milano-Venezia (mai, davvero. “Questo treno non effettua fermate a…Sommacampagna-Sona” e la gente che non è di quelle parti crede che Sommacampagnasona sia un paese unico), c’è un evento di musica – buona, come ad esempio il vincitore del MusicaW festival -, arte – opere, artisti, musicisti,… – e giovani.
Nei giorni 26 e 27 agosto apre all’interno della Villa Romani anche lo spazio Reader’s Corner ove potete leggere le riviste presenti coi loro bei numeri pubblicati e anche acquistarne qualche copia – che fa sempre un bell’effetto.
Insomma, se anche non avete una rivista o non ne volete una o non vi interessa altro che drinkare in mezzo a veneti simpatici, venite al MAG.
generAzione rivista, per esempio, e Luzer! ci sono, se altre riviste fossero interessate basta contattare l’organizzazione (INFO@MAG-SONA.IT) e probabilmente con gioia vi fanno entrare nella grande festa sonese (soniana? sonnana?).

It’s time to festa.
It’s time to riviste to do festa.

ne puoi sapere deppiù: http://genrivista.wordpress.com/eventi/ ; http://www.mag-sona.it/#img/gallery/28.jpg

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Quando Guccini diceva “piccola città, bastardo posto” chi era di paese, chi non stava sorseggiando martini immerso nel sole di Capri o a cavallo tra Londra e Rio, se la sentiva dentro. Piccolo dannato buco senza possibilità.
Infanzia, adolescenza, maturità e poi scappi.
Senonchè invecchi, senti che ormai stare a Milano ad agosto è un suicidio, pensi che con la pensione piccina che ti ritrovi l’è dura andare al mare e torni a casa. Quella che era casa.
Il paese senz’aria, senza vicini che non fossero pure parenti diventa il ripostiglio dei propri ricordi e del sollievo dall’afa meneghina. Peggio, se il paesino si trova nell’afa già di suo è proprio una scusa: ci torni perchè ti piace.
Perchè amavi quei piccoli luoghi, quei bastardi posti senza occasioni. In strada non passano mai auto. Mai, o quasi. Per la maggior parte del tempo attraversano il paese, ma non si fermano. Saranno camion o trattori o gente che va da un’altra parte, insomma lì non si ferma.
La chiesa alle 20 puntuale suona, l’orologio saranno dieci…no…quindici anni che è in anticipo di un quarto d’ora ma suona bene e nessuno lo sistema e poi è la casa di Dio. Dio saprà che ore sono.
Il bar in piazza ha chiuso. Ogni tanto riapre e i primi a bere il bianchino hanno mediamente 75 anni e sono le 7 del mattino. E bevono.
Ti mancava. Dai, dillo. Non potevi girare in biciletta in quel circolo metropolitano dove stavi. I campi, la paglia, il fieno, la spiaggia dove pomiciavi e pisciavi (non contemporaneamente). Dai, ti mancava tutto.
Le piccole città, i bastardi posti che s’insinuano dentro perchè ci sei nato – cresciuto – fuggito non se ne vanno. Puoi ripudiarli, sì, forse. Ma se sei di Remedello Sotto (Bs) o Olmo di Martellago (Ve) o Mezzarro di Breno (già solo i nomi, senti come stonano accanto a Berlino, a Mosca, a Parigi!) o Pontelagoscuro o Ferrara…Ma dove vai! Ma stai a casina!

generAzione feat. Lou Reed & Francesco Guccini presentano il numero 16 della rivista (poi pausa, ci si legge ad ottobre) e strappano pezzetti di città e posti bastardi in racconti e poesie e fotografie.
Buona lettura.

pdf da scaricare di brutto su: www.generazionerivista.com / http://issuu.com/ladyofacanyon/docs/generazionerivista

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Su Scrittori Precari è iniziato questo dialogo a distanza tra il sottoscritto e Jacopo Nacci che andrà avanti di lunedì in lunedì, dal titolo “La società dello spettacaaargh!”. (more…)

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Ora che – sto immaginando – tutti ci siamo svegliati, che siamo sereni, felici, sollevati, fiduciosi, con la voglia di costruirci le vite, non posso fare a meno di notare che ci sono alcuni di noi che sono strani, alcuni di noi che vanno in analisi, alcuni di noi che sono come dei reduci. A prima vista ciò che li distingue da tutti gli altri è poca cosa: uno scarto, una mancata immediatezza, una certa artificialità nelle reazioni. A conoscerli meglio, poi, si notano in loro certi tratti comuni: per esempio, l’inno nazionale ai loro timpani suona acido e sinistro; molti di loro, inoltre, soffrono di una strana paranoia che li spinge a vedere nel sesso qualcosa di degradante per il partner, qualcosa che li fa sentire colpevoli; e poi non sanno più ridere, soprattutto non sanno più ridere.
Non è che non ridano: è che lo fanno con ritardo, con una certa circospezione, con nervosismo, senza fiducia, senza abbandonarsi del tutto alla risata, come se avessero il terrore che la risata possa cambiarli, prendere possesso di loro e rovinarli. Questi che ho chiamato reduci, infatti, non riescono più a credere completamente, senza riserve, che di qualcosa si possa ridere innocentemente; domandano, sospettosi, se negli altri paesi le persone ridano delle stesse cose, e, qualora li si rassicuri, con un sorriso comprensivo, sul fatto che sì, negli altri paesi le persone ridono delle stesse cose, ecco che sprofondano in se stessi; se allora li si interroga sui loro pensieri, rispondono che si stanno domandando se, quando negli altri paesi le persone ridono delle stesse cose, lo facciano con lo stesso spirito.

Leggi tutto su Yattaran

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