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Posts contrassegnato dai tag ‘milano’

[enpi mi chiede di ripostare qui questi appunti pubblicati sul mio blog. ringrazio e obbedisco.]

…in buona sostanza, ecco, in buona sostanza io credo che sia il tempo a fare le storie. Non è solo un fatto di distanza materiale, non parlo di tempo o distacco materiale — è anche possibile un distacco immediato, tutto mentale, che può essere misurato in anni luce, e che può tramutare in foto d’epoca anche un’istantanea — qui si parla di tempo in termini di respiro. Se respiri bene, se una storia ha il tempo di respirare, allora potrà farsi. Il tempo consegna le storie — se non al Mito, quantomeno all’orizzonte. Le storie che stanno all’orizzonte hanno un calore diverso, un po’ sfocato, rispetto alla cronica cronaca, per dire. Puoi interpretarle, hanno un margine d’ambiguità in cui ci si può perdere e immedesimare. Il filo dell’orizzonte è, spesso, il filo della memoria. Prendete il calcio. Non manca, quando si racconta il calcio, un certo spirito nostalgico, tutto sentimentale, che tende a sottolineare come il calcio moderno ammanchi di poesia. Ibrahimovic, Pirlo o anche il Totò Schillaci dell’Isola dei Famosi non ispirano la stessa poesia di un Mazzola, di un Riva o di un Maradona. Ma è solo questione di tempo: le biografie hanno bisogno di respiro. A nascere all’epoca di Napoleone, vi assicuro che avreste trovato i telegiornali abbastanza insopportabili come, ritengo, accadeva durante gli anni di Andreotti qui in Italia. Dunque è il tempo, la distanza (soprattutto mentale, ripeto), a fare le storie: vedrete come si parlerà di Antonio Cassano tra un secolo. Tra mille anni, cambiando ambito, si dirà di Johnny Cash che era uno pseudonimo, che sotto il suo nome si celava un oscuro collettivo di cantori, come accade oggi per Omero.
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[l'immagine qui di fianco gira in Rete, e no, non l'han fatta i consulenti di Pisapia, proprio no] e dunque: Red Ronnie, il simpatico consulente della Moratti, accusa Pisapia di aver fatto cancellare un concerto, a Milano, da lui – Red – stesso organizzato. cosa impossibile, visto che Pisapia non è ancora sindaco di Milano. risultato: la fan page di Red Ronnie su Facebook, da 1.000 fan passa a 16.000 e appaiono centinaia di scritte che fan morire dal ridere. come:

Pisapia e’ un BORG e vuole assimilarci tutti..

Pisapia spreme il tubo del dentifricio da metà (more…)

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Moratti e Pisapia,
casa mangia casa

di Stefano Feltri

Persi nelle rievocazioni storiche degli anni di Piombo, sia Giuliano Pisapia che Letizia Moratti hanno dimenticato un tema che poteva essere decisivo nella campagna elettorale per Milano: la casa.

Perché la Moratti non ha tirato il suo affondo ricordando la compagna di Pisapia, la giornalista Cinzia Sasso, che abitava nelle case del pio albergo Trivulzio con gli affitti scandalosamente bassi? Elencare le versioni contraddittorie fornite dalla coppia avrebbe messo in un certo imbarazzo Pisapia. Che, a sua volta, avrebbe potuto infierire evocando le meraviglie della Bat-Caverna meneghina arredata da Gabriele Moratti (all’insaputa della mamma?) in spregio di ogni norma urbanistica.

Dietro l’apparente scontro frontale di questi giorni, insomma, regge un perverso fair play tra i duellanti: tu non parli di casa mia, io non parlo della tua. Altro che anni di piombo.

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Milano

mtele«Luigi hai spento la TV?»

«No.»

«Spegnila allora.»

«Si mangia già?»

«Luigi spegni la TV!»

«Si mamma, ma dopo posso andare a giocare da Mario?»

«Scordatelo, ricordi l’ultima volta? La felice idea di andare a rubare le statuine di bisquit della signora Malaschi per rivenderle su ebay?»

«Uff… e se ti promettessi che non usciremo?»

«Certo, come se fosse possibile tenervi in casa… a proposito hai già scaricato il modulo di geometria?»

«Si, ma non lo stampo, siamo di nuovo senza carta.»

«…»

«Mamma?»

«Si, scusa stavo guardando fuori dalla finestra, hanno attivato la nuova funicolare.»

«Mamma posso andare a vedere?»

«No Luigi, non avvicinarti alla finestra.»

«Chissà se papà la prenderà per andare a lavoro.»

«…si, senti se vuoi puoi andare a giocare da Mario, ti passo a prendere domattina.»

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Milano

mapple

«Ti è arrivata la copia di Tutta colpa del Sessantotto

«Macché non ho ricevuto niente, ma a che server ti stai appoggiando per ora, quello ai Navigli?»

«No, a quello di Sage, un’amica che sta vicino gli ex alloggi dell’università, non la conosci»

«Ah ok.»

«No davvero non la conosci, non sa neanche tenere una matita in mano, si occupa d’altro… dai come procedono le tele per la mostra nella cantina di Mainini?»

«Ma sai che a me ‘sta cosa della mostra non mi pare una grande idea? Si perde tutto il progetto, la bellezza della carta, i colori, il semplice girare pagina… non so se fa per me.»

«Bello è finita l’era della graphic novel, cavolo è finita l’era di tutto

«A parte la TV.»

«Che noi non abbiamo… allora che faccio confermo per sabato?»

«Ma così non potrò raccontare niente, nessuna regia, zero stupore, tutte queste tavole sprecate…»

«Che pesantezza, sei peggio di una cena con Henry McCoy.»

«Ah-ah mucho simpatico.»

«Allora che faccio confermo?»

«… si.»

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Milano


ModemInterferenzeF_01

«La verità è che non c’è più poesia in questa città verticale»

«Cosa?»

«Le dicevo che ormai è impossibile andarsene, figurarsi, siamo come sorci ciechi»

«Mi scusi ma ho trovato questa copia di un vecchio giornale free-press e allora, insomma capirà…»

«Niente uscite, niente ingressi, proprio topi le dico, creature del sottosuolo.»

«Guardi qui, in questa pagina si parla addirittura di un concerto in piazza! Non ci si crede, ma è passato così tanto tempo?»

«Lei non mi ascolta, niente flussi, niente scorrimenti, siamo destinati all’equilibrio entropico, alla morte le dico.»

«Senta le luci al neon si stanno per spegnere e non avrò molto tempo per leggerlo tutto, mi vorrà scusare…»

«Ah se solo riuscissimo a comprendere che abbandonare la città, ignorarla, è stato il primo passo per estinguere noi stessi, ma a chi importa ormai?»

«Ma guarda tu, l’annuncio per un provino, chissà quanta gente, quanti colori e musica!»

«Tra nere forme forma nera ha lo spazio»

«Già, e le luci si spengono… non è che porta sfiga, lei?»

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sì, nei primi anni 90, noi (con me c’era ilteatrodegliorrori, ti ricordi Lu?) c’andavamo a bere, la sera, in primavera, mentre i _Navigli_ erano affollati di varia umanità e al Conchetta non c’era nessuno: due panche – anche comode – e birra a millecinquecentolire.
uno di quei posti dove nessuno rompe il cazzo a nessuno, dove tutti sanno comportarsi, dove nessuno si faceva di coca, e ci si divertiva a travestirsi un po’ da secondo mondo (DDR) – con il corredo di cani con la corda, sì sì, tutti quei minchia di luoghi comuni: ma ‘ste cose – a vent’anni – valgono tutte.
io, per me, posso dire che non mi sono mai travestito – ma non conta.

oggi l’hanno sgombrato (che parola di merda, sgom-bra-to), il Conchetta.
e Milano, adesso, è proprio morta…

qui, per saperne di più

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a Milano

a Milano

a Milano c’è crisi
lo dicono tutti
è un intercalare
ti dicono: “in questo momento poi…”
oppure “ora come ora…”

a Milano c’è la moda
ma adesso c’è anche a Roma
a Milano si fa l’aperitivo
alle sei mezza/sette
ma alla fine è come
la pausa pranzo
ci vai vestito da lavoro
in giacca e cravatta
è un lavoro
anche quello

a Milano si beve
tanto
ci sono i miei amici
e i ricordi
che non ricordavo
come quella volta che
ho dato fuoco a una porta
[e non dico altro]
cose che mia madre
non so che faccia farebbe

a Milano Mediaworld è più grande
e i telefonini costano meno
e a Milano c’è crisi
e si beve tanto
e la settimana della moda
e le feste nei palazzi
ché t’invitano se c’hai
il giubbotto vintage

a Milano c’ho lasciato tanto
e l’ho lasciata
anni fa
ché non è per me
lei non sono io
io non sono lei
e fine

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Le città viste dall’alto
mi ricordano i viaggi nello spazio
L’attimo in cui
le macchine, i palazzi
le nostre giustificazioni
cessano di essere
quello che sono
E diventano macchie
e poi punti
e poi niente
assolutamente niente
Viste a quella distanza
dove la gravità é solo un ricordo
La gravità che trattiene le mie urla
La gravità che vince le mie ragioni
Le città viste dall’alto
mi ricordano i viaggi nello spazio
è lì che vorrei essere

(Vedute dallo spazio, Massimo Volume – cd: Stanze, 1993)

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Postconfusione

…questo non è un post felice, ma purtoppo è tutto vero. 

Ieri notte il concerto del teatro degli orrori. Non c’è niente da fare, un concerto rock.

Ilteatrodegliorrori, stasera vado a teatro a vedere Pinter. Stasera dovevo prendere il tram numero 12 per andare a teatro.

Un’ora prima, un paio di km prima, su quello stesso mezzo è l’inferno, una tragedia che ferisce una città.

L’orrore e il dolore.

Le coincidenze non esistono? Non lo so ma la città piange ora.

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