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Posts contrassegnato dai tag ‘Poesia’

[enpi mi chiede di ripostare qui questi appunti pubblicati sul mio blog. ringrazio e obbedisco.]

…in buona sostanza, ecco, in buona sostanza io credo che sia il tempo a fare le storie. Non è solo un fatto di distanza materiale, non parlo di tempo o distacco materiale — è anche possibile un distacco immediato, tutto mentale, che può essere misurato in anni luce, e che può tramutare in foto d’epoca anche un’istantanea — qui si parla di tempo in termini di respiro. Se respiri bene, se una storia ha il tempo di respirare, allora potrà farsi. Il tempo consegna le storie — se non al Mito, quantomeno all’orizzonte. Le storie che stanno all’orizzonte hanno un calore diverso, un po’ sfocato, rispetto alla cronica cronaca, per dire. Puoi interpretarle, hanno un margine d’ambiguità in cui ci si può perdere e immedesimare. Il filo dell’orizzonte è, spesso, il filo della memoria. Prendete il calcio. Non manca, quando si racconta il calcio, un certo spirito nostalgico, tutto sentimentale, che tende a sottolineare come il calcio moderno ammanchi di poesia. Ibrahimovic, Pirlo o anche il Totò Schillaci dell’Isola dei Famosi non ispirano la stessa poesia di un Mazzola, di un Riva o di un Maradona. Ma è solo questione di tempo: le biografie hanno bisogno di respiro. A nascere all’epoca di Napoleone, vi assicuro che avreste trovato i telegiornali abbastanza insopportabili come, ritengo, accadeva durante gli anni di Andreotti qui in Italia. Dunque è il tempo, la distanza (soprattutto mentale, ripeto), a fare le storie: vedrete come si parlerà di Antonio Cassano tra un secolo. Tra mille anni, cambiando ambito, si dirà di Johnny Cash che era uno pseudonimo, che sotto il suo nome si celava un oscuro collettivo di cantori, come accade oggi per Omero.
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Le Stagioni Delle Assenze  

Non c’eri

Non c’eri nelle liste elettorali di quello stupido giugno

Non c’eri in uno spettacolo teatrale sulla diga del vajont

Non c’eri in quei locali assordanti dove il suono della batteria copre gli altri strumenti

Non c’eri sulle sue labbra
E sulla sua schiena bianca che mi ringraziava

E non c’eri nelle ombre scure di un paesaggio di montagna
Ricordo di un viaggio di fine marzo

Non c’eri nelle tessere di un blockbuster
Nei panini caldi di un venditore ambulante

Non c’eri nelle cicche sotto casa
E nemmeno nei giardini comunali dove i bambini tirano i loro primi sassi
Alle loro prime paure

Non c’eri nemmeno nei rappresentanti che al mattino ti svegliano col citofono
O nella morale qualunquista di una zia vecchia e acida

Non c’eri nelle mele che mordevo

E nemmeno nel bicchiere di vino accanto alla tv

E non c’eri allo stadio
O nei miei scatti lenti dei lunedì di calcio

Non c’eri nemmeno sull’espressione arrogante di quelle guardie che mi fermarono:
“lei dove crede di andare…?”

Non c’eri nella metropolitana
O nelle spinte per chi deve scendere e chi deve salire
In tutti i loro discorsi assurdi su come non si può più vivere

Non c’eri nei sorrisi dei camerieri, eroi di una vita di mance

Non c’eri…

Non c’eri…

Eppure ti sentivo

Ti sentivo come si sente l’angoscia in una strada buia mentre i piedi incontrano la pioggia
Come si sente l’abbandono in quelle luci gialle e tristi degli ascensori

Ti sentivo nelle ossa come la febbre del primo inverno

Ti sentivo nel silenzio che mi creavo nella mente
In mezzo a un traffico impazzito sulla tangenziale

Ti sentivo come un ombra, un fantasma, una profezia, una maledizione

Ti sentivo solo io, solo e sempre io

Mentre tutto quanto intorno mi diceva che tu non c’eri
… Non c’eri

 

[Marco Conidi - Nuvole E Regole]

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Per sempre

Dolci le melodie conosciute: ma ancora più dolci le ignote.
Dunque voi seguite, tenere cornamuse,
il vostro canto, non al mero orecchio portate, ma,
per questo più care allo spirito, offrite silenziosi concerti.

O grazioso giovane, alla fresca ombra mai potrà il tuo canto languire,
né a quei rami venir meno la fronda.
Audace amante e vittorioso, mai mai tu potrai baciarla,
seppur così vicino alla meta, e tuttavia non disperare:
ella non può sfiorire e, pur mai pago,
per sempre l’amerai,
e lei sarà per sempre bella.

da “Ode sopra un’urna greca” di John Keats

leggila tutta qui

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Memoria

[Una poesia di Maria Pepe]

Cammino in parallelo
a fantasmi sottili
bruciati da un groviglio di menti.

Attraverso con coraggio
l’ideale spessore dei loro corpi
e ricompongo
la dignità
nello scorrere dei giorni
con frammenti di umanità
e amore.

Ricorda uomo
i gesti
le pieghe di sofferenza
nei volti contratti
dal dolore.

L’intimo lesionato
da ferite sanguinanti
a testimoniare la paternità
la conquista della libertà.

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Prigioniero di se stesso

[Una poesia di Maria Pepe]

 

 



Esplosione tumultuosa
di sensi incontrollabili
trasformata in espressione esteriore
in un corpo deciso
pronto a donarsi
nella più completa forma di possesso
 
Anima ribelle
dominata da un fascio di nervi
contenuta in una gabbia di umori e fibre
che non allentano la morsa
 
Amore vero
scioglie gli intrecci
e libera le emozioni

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Terra amara

[una poesia di Maria Pepe]


Alba triste
luce per un popolo
sbriciolato nei valori
fino al disorientamento
 
Fuga continua
insistente e arida
ricerca di affetti fugaci
in luoghi lontani
nel tentato ripristino
di legami posticci
 
Sorrisi rapidi
baci estranei
quasi rubati
 e gelosamente conservati
per colmare
lacunose serate fredde
 
Passare a ricordare
la propria terra
tanto amara
quanto nemica

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Pausa

[Una poesia di Maria Pepe]


Lasciatemi uno spazio!
Scivolo lentamente
mi fermo
per un tempo più lungo di sempre
 
Riordino le emozioni
che condiscono l’alimento essenziale
per poter donare
un rapporto vivo
 
Pausa lunga
 
Giostra di pensieri
 
Valori si rincorrono
fino al ridimensionamento completo
per ritornare
nella mia orbita

 

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Notte

[Una poesia di Maria Pepe]


Trafiggo il buio
con sguardo fantasma
separo
ombre – visioni -
luci
 
Afferro piano un sogno
che penetra
nel mio mondo
 
Trasformando il corpo
in una nube di calore

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Sconosciuto

[da oggi, ogni weekend, MRT ospiterà tra le sue pagine una poesia della poetessa Maria Pepe. Cominciamo con "Sconosciuto". Attendiamo commenti]

Ti vedo camminare
con passo sicuro
stringendo con mano valida
una borsa
piena di sicurezza 
  
Il tuo mondo
racchiuso in un involucro
rigido
 
Ti circonda l’universo
 
Riapri l’involucro
rimetti in circolo
il tuo contenuto

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