Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘società’ Category

Tra qualche giorno nasce una rivista autoprodotta, distribuita gratuitamente – leggi: “free press” – a colori, su carta riciclata. Ma la cosa nuova è: la rivista è per bambini. Ecco: è la prima free press al Mondo per bambini. In realtà qualche mese fa è uscita questa cosa, ma è un’altra cosa, fatta in grande stile, con tanti soldi ecc. Noi cominciamo con una tiratura di 500 copie, distribuendo nella Bat-provincia (Barletta Andria Trani), e cominciamo come autoproduzione vera. La rivista si chiama Yuri e questa qui è la copertina del numero zero:

numero zero

Read Full Post »

Una piccola banda mariachi suona sul bordo della strada. Dopo un po’ si ferma, si mette in ascolto.

ATTO I: Questioni generali
così si discute di un tema per cui sono state già combattute due o tre guerre e sganciate almeno sei bombe H.
dunque la questione è: è preferibile, in un rapporto di coppia, che il male, tutto il male possibile e reciproco, venga fatto all’inizio, in mezzo, o piuttosto in coda al rapporto stesso?
da un certo punto di vista appare chiaro che all’inizio il male potrebbe portare meno danni o arrecare minor dolore. c’è meno impegno in gioco. c’è meno fuoco in mezzo. meno polvere sugli scaffali. e il materiale, che sia corpo o anima, all’inizio è ignifugo. dunque, si faccia pure all’inizio, tutto insieme, tutto d’un fiato. aiuterà a far selezione, in seguito, di gesti e intenti, appropriazioni indebite e furti aggravati. dunque: passerà.
seconda ipotesi: in mezzo. dunque il male potrebbe ravvivare, disambiguare, puntando all’osso del rapporto gustando assieme la carne. potrebbe essere banco di prova, conferma, sintesi (in senso hegeliano, s’intende), inizio di progetto vero: forse avvio. certo, a quel punto necessiterebbe di alcol per essere superato: con tanto blues. da parte di entrambi. potrebbe comunque essere opera del signore o del demonio in egual misura, soprattutto: potrebbe essere. porta su un futuro condizionato. così: si faccia tutto, in un colpo solo. e dunque: potrebbe passare.
infine: in coda. il male sarà scelta. oppure sarà scelto, perché ci sia scelta. purché ci sia scelta. sarà comodità o ripiego, ma sarà — e non: sarebbe, o sarebbe stato, né fuèhoavremo. sarà onda se c’è scoglio e poi schiuma e poi guano di gabbiano e poi spiaggia, erosione avvenuta e certificata, scheletro di galeone, fondo del mare, fondo, raschiato, cambiato, nuovo, fine degli aggettivi, fine di ogni aggettivo, fine. dunque: sarà, è passato.

(altro…)

Read Full Post »

«Egli è radicalmente legato alla sua terra, eppure è talmente europeo»
(Albert Camus su Ignazio Silone)

La scuola dei dittatori di Silone per me è libro sottovaluto di un autore forse troppo sottovalutato rispetto al suo valore, in particolare per la capacità di leggere il fascismo, il modo di agire del potere fascista e del pericolo radicale che esso rappresenta sia per una comunità sia per un individuo, pericolo che Silone riesce a descrivere nelle sue opere con profondità, acume e concretezza stilistica. Nella scrittura di Silone, in controluce, è spesso possibile toccare quel suo modo di essere «socialista senza partito e cristiano senza chiesa» che lo rende intellettuale eretico e che fa di questa eresia un punto di vista permanente sulla storia e sulla contemporaneità, viste con occhi inclementi e lucidissimi. (altro…)

Read Full Post »

Su Scrittori Precari è iniziato questo dialogo a distanza tra il sottoscritto e Jacopo Nacci che andrà avanti di lunedì in lunedì, dal titolo “La società dello spettacaaargh!”. (altro…)

Read Full Post »

La città di Adamo – eretta pagina dopo pagina da Giorgio Nisini nel suo secondo romanzo – più che una realtà materiale è il luogo della memoria in cui il protagonista Marcello (affatto casuale la scelta di un nome dalla eco felliniana) compie la sua ricerca, spasmodica, necessaria e dolorosa: il recupero dell’immagine del padre. Ricerca che più che la verità pone come suo obbiettivo la conoscenza: dei tratti noti (ma da sempre percepiti in superficie) del proprio genitore che silente ha giganteggiato per la sua intera esistenza tracciandone il percorso di vita e collocandolo in un contesto di continuo confronto con la propria immagine. Simulacro monolitico che verrà scheggiato e fiaccato dal dubbio che pone Marcello di fronte a una pericolosa rivisitazione di sé stesso e dei propri tratti attraverso quelli del padre.

Marcello Vinciguerra ha seguito le orme di suo padre Vittorio – grande imprenditore ortofrutticolo che dall’immaginario borgo di Castel Cimino ha allargato i suoi affari alla scena globale – ha una elegante moglie di nome Ludovica (emblematico il brano in cui Marcello segna l’inizio della parabola discendente del padre con il primo incontro di questi con l’allora fidanzata) con cui vive in una bella ma gelida villa. Il dubbio interviene già dalle primissime battute quando Ludovica – proprietaria di uno showroom di design – porterà a casa la riedizione di un televisore Brionvega (da qui in poi il design d’arredo scandirà la ricerca di Marcello per tutto il romanzo) aprendo di fronte a Marcello un tortuoso percorso nell’umbratile territorio dei ricordi. Lo farà attraverso un’immagine – che come tutte quelle che comporranno la ricerca non si rivelerà che un primo passo verso il riconoscimento dei propri tratti in quelli del padre – una breve sequenza d’archivio che lo mostra bambino a Eurano, quartiere metafisico-razionalista edificato a sud est di Caserta dal boss della camorra Adamo Pastorelli. Decine di domande avvelenano la quotidianità di Marcello: quali sono i rapporti che legano il successo dell’azienda Vinciguerra all’efferato e colto boss della camorra? È possibile che la madre, il padre – ormai defunto – e le persone più vicine alla famiglia nella conduzione dell’azienda come il “fratello adottivo” Brenno abbiano sempre mentito e nascosto un orribile legame con Adamo Pastorelli? Quale la reale identità dell’azienda di famiglia, del padre e quindi dello stesso Marcello?

Il percorso di ricerca per immagini passerà attraverso diverse dimensioni: quella televisiva e puramente casuale, la dimensione del ricordo (la più emozionale), quella onirica e squisitamente freudiana (con la convivenza nel sogno delle figure di Ludovica e del padre), la dimensione dell’esperienza con le visite a Eurano, a Casagiove, all’albero-simulacro del padre e ancora quella analogica e fotografica delle immagini recuperate in un rullino nell’archivio dei ricordi familiari. Un tracciato scandito dai ritmi tipici del noir che si concluderà con l’immagine più bella, la rappresentazione-superamento delle realtà panica e industriale, finalmente unite in una semplice e preziosa epitome di amorosi sensi.

Read Full Post »

Buenos Aires 23 febbraio 1999

Sig Giovanni Paolo II

Ci è costato diversi giorni assimilare la richiesta di perdono che Lei, Sig. Giovanni Paolo II, ha inoltrato in favore del responsabile di genocidio Pinochet.
Ci rivolgiamo a Lei come cittadino comune, perchè ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di Papa in Vaticano, senza conoscere, senza avere sofferto sulla sua pelle la tortura con scariche elettriche, le mutilazioni e le violenze sessuali, abbia il coraggio di chiedere, in nome di Gesù Cristo, clemenza per l’assassino Pinochet. (altro…)

Read Full Post »

I tunisini escono in massa al di fuori del Campo tra gli applausi della gente. Gli agenti in assetto antisommossa, sbucati dal nulla (proprio come i tunisini nelle campagne fino a qualche giorno fa) non si muovono. Erano stati chiamati per intimorire qualche militante di sinistra giunto lì per dare una mano e finito a provocare. Adesso gli agenti non possono fare niente. Una ragazza si fa incontro alla massa di profughi, ne ferma due, è in lacrime, gli spiega che se escono dal Campo verranno riacciuffati come clandestini e rimpatriati. Comunque non avranno il passaporto. Due tunisini l’abbracciano, non capiscono, «No male», dicono, forse pensano che lei abbia paura di loro.

continua a leggere

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: